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La nuova strategia militare americana in Afghanistan comincia a prendere forma sotto la direzione del nuovo comandante delle truppe americane, Stanley McChrystal

L'OPERAZIONE – Pochi giorni fa, nella notte tra il 2 ed il 3 luglio, l'esercito americano ha lanciato una forte offensiva nella provincia di Helmand, roccaforte dei gruppi talebani più agguerriti e ultimo vero grande centro della produzione afghana di oppio. Per quattro giorni, 4000 Marines e 650 militari afghani hanno battuto il territorio, scontrandosi con gli insorti talebani, mentre in contemporanea l'esercito pakistano si schierava sulla propria frontiera per sbarrare la strada ad eventuali movimenti transfrontalieri.Questa operazione mette in luce importanti segnali di cambiamento sullo scenario di guerra: segna intanto una forterivendicazione della guida delle operazioni militari da parte americana, anzitutto rispetto alla NATO e poi anche rispetto alle forze inglesi che sinora avevano gestito l'area. Il Gen. McChrystal, che proviene dalle vincenti operazioni contro gli insorti in Iraq, è infatti stato sostituito autoritativamente dagli USA al comandante ISAF McKiernan, ed ora si trova ad applicare sul campo una nuova strategia, il cui l'obiettivo non è (solo) distruggere il nemico ma (anche) allontanarlo dalla popolazione, prendere e tenere la posizione sul campo e cercare di recuperare il necessario supporto della gente locale. 

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LE MOTIVAZIONI – La provincia di Helmand ha una radicata relazione con il movimento talebano più estremo, la cui influenza sull'area non è diminuita nei tanti anni di guerra, facendo di questa provincia unaroccaforte dei movimenti insurrezionalisti e dei gruppi criminali. Ma non è solo la presenza nemica sul territorio il problema da affrontare: c'è infatti da combattere la forte diffidenza della popolazione rispetto alle truppe straniere. Questa è causata da parecchi fattori, sia storici che sociali, e da motivazioni direttamente legate all'intervento americano: da una parte le perdite civili inflitte negli anni passati, "danni collaterali" degli attacchi aerei raramente riconosciuti; dall'altra i timori dettati dalla percezione delle forze straniere come presenza sporadica e temporanea a fronte di quella talebana percepita come stabile e quasi inevitabile.Una strategia di conquista dei "cuori e delle menti" si è resa quindi necessaria. Questa è stata esplicitata dal Libro Bianco americano per l'Afghanistan (marzo 2009) e presentata da McChrystal dopo l'avvio delle operazioni: controllo e permanenza sul territorio, maggiore assistenza alla popolazione ed ai governi locali, formazione di polizia locale, rottura del nesso tra insurrezione e traffico di droga.In questa prospettiva, la prima mossa è quella militare: occupare il territorio stabilmente, come mai fatto prima in questa regione, e operare per spezzare i legami del nemico con il territorio stesso impedendogli di sviluppare basi logistiche e di sfruttare le sua principale risorsa economica, cioè le coltivazioni di oppio. A questo si accompagnerà, nelle intenzioni americane, una forte attività di supporto ai locali, per cercare di ridurre i principali motivi di scontento che tanto giovano ai talebani: bisogno di protezione e di beni di prima necessità, corruzione, disoccupazione, mancanza di alternative alla coltivazione di oppio. 

IL FUTURO – Questa operazione sarà decisiva per il destino delle nuove politiche presentate dall'Amministrazione Obama. Se gli americani riusciranno ad insediarsi ed a conquistare un minimo di fiducia tra la popolazione, allora si potrà sperare in un recupero di credibilità che aiuterà nella stabilizzazione dell'area afghana. Intanto una immediata riuscita dell'operazione contribuirà ad aumentare la fiducia nelle elezioni nazionali che si terranno in agosto, rispetto alle quali è necessario garantire la libera partecipazione di tutta la popolazione.

Pietro Costanzo redazione@ilcaffegeopolitico.it  12 luglio 2009

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