Luis Guillermo Solís, il nuovo presidente del Costa Rica
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 L’8 maggio inizia il mandato presidenziale di Luis Guillermo Solís, vincitore nel secondo turno delle elezioni in Costa Rica. Il Partido Acción Ciudadana (PAC), con la vittoria del suo candidato, ha rotto il tradizionale bipartitismo che da anni domina il Costa Rica portando al governo il primo presidente costaricano non appartenente ad un partito di destra dagli anni Settanta

IL DOPPIO TURNO – Lo scorso 2 febbraio la popolazione del Costa Rica, come ogni quattro anni, è stata chiamata alle urne per la scelta del suo nuovo presidente. Il processo elettorale, sorvegliato dal Tribunal Supremo de Elecciones, è stato caratterizzato da un testa a testa tra il leader del Partido Acción Ciudadana (PAC), formazione moderata, Luis Guillermo Solís, e Johnny Araya del Partido Liberación Nacional (PLN). Il PLN, partito al governo, secondo le previsioni costituzionali, non ha potuto candidare il presidente uscente, Laura Chinchilla, già al suo secondo mandato. Araya, ex sindaco della capitale San José, alla guida del gruppo politico che ha ottenuto il maggior numero di mandati presidenziali nella storia del Paese, era considerato il favorito dai sondaggi realizzati durante la campagna elettorale.

Inaspettatamente Solís ha raccolto il 30,6 % dei voti al primo turno, contro il 29,6% di Araya, in un momento elettorale caratterizzato da un alto tasso di astensionismo (il 31.9%, un punto percentuale in più rispetto alle presidenziali del 2010). La terza piazza è stata ottenuta dal candidato della sinistra radicale José María Villalta Florez-Estrada alla guida del Frente Amplio con il 17,14% dei voti, risultato influenzato dal timore dell’elettorato di una possibile adesione al modello chavista. Il sistema elettorale maggioritario a doppio turno prevede la vittoria per il candidato che ottiene il 40% delle preferenze alla prima tornata, rendendo così necessario il ballottaggio per la prima volta dal 1994. Luis Guillermo Solís ha così vinto le elezioni presidenziali con il 77,9% dei voti validi, risultato ottenuto al secondo turno, tenutosi lo scorso 6 aprile.

La vittoria di Solís nel ballottagio è maturata alla luce degli scandali che hanno visto protagonista l’ex presidente Laura Chinchilla Miranda, e che hanno fatto crollare il gradimento del candidato del partito al governo (PLN). Araya, a causa della crisi interna del suo partito e delle accuse di corruzione mosse alla prima presidente donna del Costa Rica, si è, di fatto, ritirato dalla competizione elettorale il 5 marzo, condizionato dai sondaggi che gli attribuivano solo il 21% dei voti.

IL NUOVO PRESIDENTE – Il cinquantacinquenne Luis Guillermo Solís Rivera  è un ex diplomatico e storico; oltre ad essere Ministro degli Esteri dal 1986 al 1990 nel primo governo di Óscar Árias, è stato dal 1984 rappresentate del suo paese nelle delegazioni presso le Nazioni Unite, l’Organizzazione degli Stati Americani, l’Unione Europea e altri organismi internazionali. La sua carriera politica a livello dei partiti nasce nel Partido Liberación Nacional di cui è stato Sottosegretario alle Relazioni Internazionali, coordinatore della politica estera e infine Segretario Generale, militando nel partito per più di trent’anni. Dopo aver segnalato irregolarità nelle elezioni interne, lascia il PLN il 16 gennaio 2005 mantenendosi indipendente fino a che nel 2009 si unisce al Partido Acción Ciudadana.

Il PAC è un partito socialdemocratico progressista che pone grande attenzione alle politiche sociali e alla questione morale; molti dei suoi membri sono ex militanti dei due partiti storici del Costa Rica, il PLN e il Partido de Unidad Socialcristiana (PUSC), che hanno denunciato la corruzione presente nelle due forze politiche. Solís ha assicurato una gestione trasparente dei fondi pubblici presentando un programma dal nome “Trabajo, Progreso y Alegría” fondato su tre pilastri: lotta alla corruzione, crescita economica e riduzione delle disuguaglianze. Il nuovo governo si pone l’obiettivo di favorire lo sviluppo economico attraverso la crescita delle piccole e medie imprese e degli investimenti stranieri, soprattutto nel settore della tecnologia, che devono però garantire la tutela ambientale e l’attuazione della Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR).

Dal nuovo presidente ci si aspetta, secondo le promesse elettorali, un rafforzamento dello stato sociale attraverso un programma di assistenza per eliminare la povertà estrema che colpisce il 6% delle famiglie costaricane e nuovi investimenti per ammodernare la rete d’infrastrutture presenti nel paese. Solís pone in rilievo nel suo programma anche la politica estera, con proposte per rafforzare la sovranità nazionale e marittima, e strategie per sfruttare al meglio gli accordi commerciali esistenti. Tuttavia sarà da vedere se il nuovo presidente riuscirà a limitare l’influenza degli Stati Uniti nel paese e a liberarsi dalla pesante eredità di discepolo del conservatore Óscar Árias, mostrando un vero cambiamento nella politica nazionale che riflette la fine del bipartitismo.

Il presidente alle urne elettorali
Il presidente alle urne elettorali

LA FINE DEL BIPARTITISMO – Il ruolo di Presidente della Repubblica di Costa Rica è sempre stato ricoperto da esponenti del Partido Liberación Nacional (PLN), d‘ispirazione socialdemocratica centrista, e del Partido de Unidad Socialcristiana (PUSC), forza democristiana e conservatrice. Luis Guillermo Solís sarà investito della carica di presidente l’8 maggio e per la prima volta dal 1970 la guida del Costa Rica sarà affidata a un presidente che non appartiene ad un partito di destra. Il risultato elettorale ha decretato una composizione dell’Assemblea Legislativa che è frammentata e senza maggioranza certa: il PAC di Solís passa da 12 a 14 seggi, il PLN scende da 24 a 18, il Frente Amplio da 1 a 9, il Movimento Libertario da 9 a 3, il Pusc da 6 a 8. Solís dovrà così mostrare tutte le sue abilità di mediatore per guidare il governo e per avere il possibile sostegno del PLN.

Gli aspetti sintomatici di questa mutazione non sono per nulla positivi; il Costa Rica, considerato la “Svizzera dell’America Centrale”, esempio di stabilità, democrazia e crescita economica, deve oggi fare i conti son una serie di scandali di corruzione, un tasso di povertà che ha raggiunto il 21% e una disoccupazione all’8.3%. L’erosione di popolarità dell’ex presidente Laura Chinchilla coincide con il deterioramento delle condizioni complessive del paese.

Violente polemiche sono, infatti, scaturite dalla costruzione di una strada alla frontiera con il Nicaragua, che ha destabilizzato le relazioni con Managua; per il piano fiscale dell’ultimo governo, che ha prodotto un deficit pari a oltre il 5% del PIL; per scandali legati alla corruzione ed a un viaggio, dell’ex presidente Chinchilla, con l’aereo privato di un imprenditore legato a trafficanti colombiani.

Il successo di Solís è così connesso al rifiuto di politiche neoliberiste e alla tradizione socialdemocratica del paese. La disaffezione per la politica e il disorientamento degli elettori si riflettono nello scarso numero di votanti, drasticamente sceso nel secondo turno elettorale con un’astensione del 43,50%, e con la maggior parte della pubblica opinione che lamenta la scarsa qualità della classe dirigente e del suo lavoro. L’esito elettorale, oltre l’astensionismo, chiarisce la volontà di cambiamento della popolazione lasciando intravedere nuovi scenari riscontrabili nella progressiva trasformazione verso un modello multipartitico e nell’affermazione di nuovi movimenti politici, come il PAC e il Frente Amplio, che minano la persistenza di un’élite di governo che non soddisfa più le esigenze della società né la sua rappresentatività. Il quadro politico spazia così da forze socialdemocratiche alla sinistra estrema avvicinandosi alle tendenze politiche prevalenti nella regione latinoamericana.

Annalisa Belforte

 

 

 

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