Tecnici della IAEA nel corso delle ispezioni.
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Oggi, martedì 8 aprile, si apre a Vienna il terzo round negoziale tra P5+1 ed Iran sulla questione nucleare. La recente crisi nei rapporti tra Russia e Paesi occidentali avrà ripercussioni sull’esito dei negoziati? In 3 sorsi.

LO STATO ATTUALE – A seguito dell’incontro tra i ministri degli esteri dei Paesi NATO, avvenuto la scorsa settimana, ogni forma di collaborazione militare e civile con la Federazione Russa è stata sospesa. La risposta russa non si è fatta attendere e nel corso della settimana si è registrato un botta e risposta tra i protagonisti della vicenda. Nel frattempo, la settimana scorsa a Vienna si svolgevano i colloqui, a livello di tecnici del settore, del negoziato sulla questione del programma nucleare iraniano; obiettivo era preparare gli aspetti tecnici per l’incontro diplomatico che comincia oggi. Fino ad ora i negoziati si sono svolti in maniera positiva, pur essendo le parti in causa franche sulle proprie posizioni. Diversi punti che dovevano essere risolti sono già stati discussi negli incontri precedenti avvenuti a marzo e, nonostante lo stadio finale dei negoziati sia ancora lontano, sia il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif che funzionari del governo statunitense sperano che si giunga presto alla stesura di una prima versione dell’accordo definitivo, da raggiungersi entro il 20 luglio secondo quanto stabilito dall’accordo temporaneo siglato a novembre.

LUCI ED OMBRE – La partita del negoziato con l’Iran è molto importante per l’amministrazione Obama e la Russia ha esercitato un ruolo non marginale per assicurare il raggiungimento dell’accordo di novembre. Dunque, Mosca potrebbe tentare di giocare la carta iraniana per indurre americani ed europei a trovare un punto di incontro sulla crisi in Ucraina. Già il mese scorso l’agenzia Interfax riportava le seguenti parole di Sergei Ryabkov, vice ministro degli esteri russo e capo della delegazione russa per i negoziati tra P5+1 ed Iran: “Non desideriamo utilizzare questi colloqui come un elemento per alzare la posta in gioco […] Ma se ci costringessero effettueremo azioni di ritorsione anche in questo settore”. Ryabkov ha continuato affermando che l’importanza storica dei fatti in Crimea è incomparabile rispetto alla posta in palio nella questione iraniana. E recentemente sempre Ryabkov ha affermato che non si nutrono grandi aspettative dall’incontro di oggi, ma che vi sono ancora il tempo e l’opportunità per trovare una soluzione definitiva. Intanto fa discutere un possibile accordo tra Mosca e Tehran per la fornitura di petrolio iraniano in cambio di beni per un totale di circa 20 miliardi di dollari; ciò renderebbe l’Iran meno esposto alle sanzioni impostegli e dunque probabilmente più fermo nelle proprie posizioni nei negoziati. Gli Stati Uniti, tramite un proprio funzionario, hanno fatto sapere che qualora questo accordo violasse i termini delle sanzioni adotterebbero azioni appropriate nei confronti dei defezionisti.

Mohammad Javad Zarif e Yukiya Amano presso la sede dell'IAEA
Mohammad Javad Zarif e Yukiya Amano presso la sede dell’IAEA

REALISTICAMENTE – Al di là della retorica, la Russia ha interesse che si raggiunga un accordo sul nucleare iraniano. Nello scenario in cui l’Iran riuscisse ad acquisire l’armamento nucleare nell’intera regione del Medio Oriente potrebbe entrare in crisi il regime stabilito dal trattato di non-proliferazione nucleare. Inoltre le tensioni che tornerebbero al massimo dell’intensità potrebbero portare ad una crisi con il relativo rischio della chiusura dello stretto di Hormuz, dal quale passa buona parte del petrolio commerciato a livello mondiale. Certo la tentazione di togliere all’amministrazione statunitense una preziosa vittoria può indurre in tentazione, ma sarebbe una vittoria per il Cremlino anche il raggiungimento di un accordo per il quale il proprio ruolo è risultato fondamentale. Tutto sommato, gli elementi a favore del raggiungimento di una soluzione della questione iraniana sono di più rispetto a quelli sfavorevoli.

Matteo Zerini

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