La diplomazia contemporane si avvale in maniera crescente della divulgazione tramite social media.
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Diplom@tic Le nuove tecnologie della comunicazione hanno creato nuovi modi di fare diplomazia, fenomeni in evoluzione continua e non ancora chiaramente definiti. Per poterci orientare nella varietà di termini, definizioni e significati, abbiamo indagato tra i diversi tipi di concetti utilizzati in vari contesti. L’obiettivo è fare luce sulle differenze e somiglianze, fornendo un’ampia panoramica di tutti i termini in uso. Dalla nostra analisi di fonti accademiche e governative, di matrice sia nazionale che estera, nasce l’idea di un Glossario della Diplomazia Digitale. Il Glossario vuole essere un compendio, uno strumento per naviganti, volto a fornire le basi per orientarsi meglio nell’oceano della diplomazia e ICTs (Information and Communication Technologies), un glossario che aggiorneremo sempre seguendo l’evoluzione degli eventi.

DISTRICANDO LA MATASSA – Le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione e la loro sempre maggior accessibilità hanno cambiato non solo le vite di miliardi di persone ma anche il mondo delle relazioni internazionali. Per capire la diplomazia contemporanea è quindi necessario analizzarne il rapporto con le moderne ICTs. In particolare, la definizione dell’interazione tra pratiche diplomatiche e tecnologie della comunicazione ha portato a pensare e definire la nuova diplomazia — o diplomazie — in modi differenti.

Le relazioni internazionali hanno non solo subito le trasformazioni causate dalle nuove tecnologie della comunicazione ma hanno anche contribuito alla creazione di nuovi fenomeni globali e culturali. Parole come E-diplomacy, Cyber Diplomacy, Digital Diplomacy, Virtual Diplomacy e New Public Diplomacy sono solo alcuni dei termini che alludono ai molti cambiamenti di natura digital-diplomatica che stanno invadendo la pratica della diplomazia e delle relazioni internazionali. Il risultato è una matassa di cui si cerca il bandolo, in una miriade di definizioni spesso non troppo chiare e ripetitive degli stessi concetti sotto nomi diversi.

Se da un lato emergono nuovi modi di fare diplomazia, dall’altro mancano dunque definizioni più precise. In mancanza di una definizione univoca, questo Glossario nasce dall’analisi della letteratura esistente per cercare identificare caratteristiche e punti salienti di ogni accezione che abbiamo trovato:

  • E-diplomacy – e’ sia pratica (evoluzione della diplomazia tradizionale) che progetto (alfabetizzazione informatica).
    In primo luogo, E-diplomacy può essere definita come l’uso del web e delle ICTs per raggiungere specifici obiettivi di natura diplomatica. In generale, si parla di E-diplomacy, o Cyber Diplomacy, per analizzare l’effetto delle nuove tecnologie sulle relazioni internazionali, i cui attori principali possono spaziare da enti governativi a membri della civil society.
    Il secondo significato applicabile è quello di strumento al servizio della diplomazia tradizionale. Il governo statunitense è uno dei più attivi a riguardo, essendo tra i primi ideatori di progetti di sviluppo di competenze tecnologiche a vantaggio dei propri cittadini e corpo diplomatico. Programmi come l’ “IRM Office of e-Diplomacy” del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, ambiscono a promuovere e facilitare la comunicazione multimediale degli ufficiali diplomatici: in sintesi, una pratica nuova a sostegno di un vecchio modo di fare diplomazia.
  • Guerrilla Diplomacy – La Guerrilla Diplomacy è sia un metodo che un approccio alternativo alla diplomazia. Se la Guerrilla Diplomacy non è prettamente frutto della rivoluzione digitale, purtuttavia usa i mezzi dell’IT come uno dei canali principali. Lo scopo di questo approccio è di essere più veloci, rapidi ed elastici della diplomazia ordinaria, indirizzando, elaborando feedback e soluzioni praticamente in tempo reale. Il suo legame con le tecnologie IT è dunque praticamente inscindibile. Nelle parole di Nicholas Cull, la Guerrilla Diplomacy è il mezzo “indispensabile per navigare nelle rapide diplomatiche del XXI secolo.”
  • New public diplomacy – Stretta cugina della Digital Diplomacy, con cui spesso è intercambiabile, rappresenta l’evoluzione della Public Diplomacy ovvero l’influenza dell’opinione pubblica sulla definizione ed esecuzione delle scelte di politica estera. Public Diplomacy è inoltre comunicazione interculturale, rapporto tra media e personale diplomatico e la coltivazione di opinioni pubbliche da parte di governi stranieri.
    Lo scambio continuo d’informazioni e idee (senza limiti spaziali o temporali) e’ alla base del concetto di New Public Diplomacy, fenomeno reso possibile grazie all’ingresso delle ICTs e media nella sfera diplomatica.
  • Social Media Diplomacy – concetto generale del caso specifico di Twinplomacy, Social Media Diplomacy va ad analizzare il ruolo, l’impatto e l’uso di social network nella dimensione diplomatica. Anche in questo caso, il ruolo piu’ attivo in questa sfumatura di diplomazia 2.0 e’ sicuramente il Dipartimento di Stato Americano e la Casa Bianca. L’obiettivo principale della Social Media Diplomacy è consiste non tanto nel rafforzare l’immagine e la visibilità del governo in questione, ma anche esprimersi su questioni di politica internazionale in modo diretto, semplice e accessibile al più grande pubblico possibile. In aggiunta, questo tipo di diplomazia viene utilizzata per rafforzare il contatto con il proprio personale diplomatico in missione. Inoltre, nel caso degli Stati Uniti la Social Media Diplomacy è diventata il mezzo per monitorare (e rispondere) a propaganda e sentimenti anti-Americani che scorrono in rete.
  • Twiplomacy – si tratta dello studio dell’uso di Twitter da parte di capi del governo e leader in tutto il mondo, progetto iniziato nel 2013 da Burson-Marsteller. La Twiplomacy può essere definita come la presenza diretta di personale governativo e diplomatico su Twitter, il celebre social network, utilizzato a scopi di propaganda politica. Secondo studi recenti, ben 153 paesi nel mondo hanno e utilizzano regolarmente un account Twitter ufficiale. E’ stato stimato che il 77% dei leader mondiali sono attivamente presenti sul social network (tra i piu’ seguiti, spicca Barack Obama). Questa presenza corposa di politici e corpo diplomatico ci fa capire come Twitter sia diventata una vetrina globale di questo nuovo modo di fare diplomazia in 160 battute.
  • Virtual Diplomacy – rappresenta il passo successivo rispetto all’E-diplomacy. Parliamo di Virtual Diplomacy quando attori tradizionali (Stati) interagiscono con numerosi attori non-tradizionali (organizzazioni non governative, societa’ civile e organizzazioni internazionali), i quali diventano sempre più rilevanti a livello globale grazie all’uso di ICTs di ultima generazione. Questa cooperazione si fa più comune quando temi globali (come migrazione e traffico di droga) vengono vissuti a livello locale. Le continue richieste di trasparenza nella gestione degli affari internazionali sembrano essere alla base della collaborazione tra stati e enti non governativi.
  • Media Diplomacy – La Media Diplomacy è diventata uno degli strumenti principali attraverso cui fare politica estera, e sempre al centro delle agende dei singoli stati, come vediamo anche nei recenti conflitti in Libia, Siria e, soprattutto, Ucraina, dove la Media Diplomacy ha giocato un ruolo fondamentale nell’evolversi della crisi. I media possono infatti funzionare sia come organo indipendente che come strumento utilizzato dagli attori politici interessati.

IN SINTESI – L’influenza delle ICTs cambia alcuni aspetti della diplomazia non solo nel metodo ma anche nella sostanza creando nuovi approcci alle questioni internazionali ed al modo di affrontarle. Fino a che punto siamo i testimoni della nascita di un vero e proprio “villaggio globale”?

Patrizia Rizzini Cancarini e Marco Lucchin 

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Redazione

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