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Cina, Brasile, Russia, India e Sud Africa sfidano Banca Mondiale e FMI. I rapporti di forza nelle relazioni economiche internazionali, così come li conosciamo dal 1944 ad oggi, potrebbero mutare. La creazione di una nuova Banca di sviluppo, come stabilito nella quinta conferenza BRICS in Sudafrica, rappresenta una sfida alle istituzioni di Bretton Woods. Il crescente successo economico di un gruppo di Paesi (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), circoscritto nell’acronimo BRICS si sta inesorabilmente trasformando in un blocco politico con crescente voce in capitolo sullo scenario mondiale.

DA DURBAN A OGGI – Circa unno fa, il 27 marzo 2013, a Durban, in Sud Africa, i cinque Paesi hanno annunciato la fondazione di una Banca comune e la volontà di perseguire i propri scambi commerciali in valuta locale, con l’intento di rimpiazzare il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e il dollaro. Oggi, dopo il VI forum Accademico dei Paesi BRICS svoltosi a Rio de Janeiro il 18 marzo 2014, quello che emerge è che l’Accordo intergovernativo sulla costituzione della Banca per lo sviluppo è già pronto al 90 % e sarà firmato nel prossimo incontro a luglio 2014 nella città di Fortaleza. Il nuovo istituto finanziario dei BRICS servirà per sostenere progetti comuni di sviluppo nei Paesi associati e per respingere future crisi finanziarie grazie ad un paniere di valute da utilizzare come alternativa al dollaro. Nuovi elementi, dunque, entrano di prepotenza sulla scena economica e geopolitica mondiale.

SISTEMA ECONOMICO POST BRETTON WOODS: I BRICS CAMBIANO LE REGOLELe tradizionali istituzioni come la Banca Mondiale e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU non rispecchiano più i rapporti di forza dell’economia globale. Questo è il messaggio che i BRICS lanciano agli Stati Uniti e all’Europa, all’indomani delle scelte intraprese per l’istituzione di una Banca per lo sviluppo, in grado di concorrere con l’Occidente nel finanziamento di programmi infrastrutturali. Sembrano infatti, lontani i tempi in cui le potenze occidentali erano le uniche in grado di dettare le proprie condizioni sulla scena economica mondale. Alla fine degli anni Ottanta la capacità di persuasione degli Stati Uniti sulle altre economie era al suo apice grazie alla vittoria sul socialismo dell’Unione Sovietica e all’incessante sviluppo economico.

Nel tempo, però, i rapporti di forza tra Stati sono cambiati sensibilmente. Grazie alla loro crescita economica e demografica, i Paesi emergenti, in modo particolare i BRICS, si sono imposti come nuovi attori della scena internazionale. Progressivamente, il potere del “consenso di Washington”, ovvero l’insieme di suggerimenti di politica economica per i Paesi in via di sviluppo, è venuto meno. La crescita economica costante delle economie BRICS ha portato come conseguenza la loro volontà di sganciarsi da un sistema internazionale ancorato alle logiche politiche della fine della Seconda Guerra Mondiale. Già nel 2011, a Nuova Delhi, le cinque potenze emergenti avevano avviato un lavoro preparatorio per la creazione di una istituzione indipendente da quelle create a Bretton Woods, ma è il 27 marzo 2013 a Durban, in Sud Africa (vedi anche BRICS e dissapori emergenti), che i cinque Paesi annunciano l’obiettivo concreto di sostituirsi di fatto al FMI e alla Banca Mondiale. In quella sede il documento finale del vertice dichiara apertamente che le istituzioni come Banca Mondiale, FMI e Consiglio di Sicurezza dell’ONU sono strumenti economici e politici inadeguati per risolvere i problemi dell’economia globale.

Per questi motivi, la creazione di una nuova banca di sviluppo slegata dalle logiche occidentali, potrebbe cambiare gli equilibri economici e geopolitici dell’attuale sistema internazionale, trasformandosi in nuovo strumento di finanziamento per i progetti di sviluppo dei Paesi emergenti.

I BRICS a confronto - Fonte: Il Sole 24 Ore (2013)
I BRICS a confronto – Fonte: Il Sole 24 Ore (2013)

NUOVE ISTITUZIONI FINANZIARIE SI AFFACCIANO SULLA SCENA INTERNAZIONALE Dopo la recente crisi finanziaria scoppiata nel 2007 negli Stati Uniti e a causa della forte interdipendenza economica globale, molti Paesi emergenti e anche alcuni del gruppo dei BRICS, si trovano a fare fronte a gravi problemi finanziari che si ripercuotono sull’economia reale e sul sistema bancario.  Nelle idee di Paesi BRICS, la Banca di sviluppo può contribuire a risolvere tali difficoltà e ridurre la dipendenza dal sistema finanziario internazionale. Anche per questi motivi, la Banca che sarà operativa entro il 2015 con sede in Sud Africa, non opererà con il dollaro ma con le monete nazionali utilizzate per gli scambi commerciali bilaterali e multilaterali intra-BRICS e avrà un capitale iniziale pari a quasi 50 miliardi di dollari. La nuova Banca disporrà quindi di riserve in divisa nazionale e di fondi per il finanziamento dei progetti infrastrutturali, al fine di soddisfare le necessità delle economie emergenti. Russia, Brasile e India contribuiranno con 18 miliardi dollari ciascuno, la Cina con 41 miliardi dollari e il Sud Africa con 5 miliardi di dollari. I primi interventi della nuova Banca di sviluppo BRICS saranno indirizzati al finanziamento di infrastrutture in Africa, continente strategico da un punto di vista economico e geopolitico.

UN’ALTERNATIVA AL DOLLARO? VALUTE BRICS COME PRINCIPALE MONETA INTERNAZIONALE Nel 2009,  lo storico primo summit delle economie emergenti riunito in Russia, si conclude con una dichiarazione congiunta: “Crediamo che sia veramente necessario avere un sistema di divise più stabile (del dollaro statunitense), di facile pronostico e più diversificato”. Nel giro di pochi anni, dalle dichiarazioni si è passato ai fatti. La Banca per lo sviluppo dei Paesi BRICS utilizzerà come valuta principale le monete nazionali e non il dollaro, come per gli scambi commerciali bilaterali intra-BRICS. Si tratta di un’importante svolta per la politica di “diplomazia valutaria” delle economie emergenti di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Queste, infatti, spingono per un ruolo più internazionale per le loro valute, al fine di promuovere un’alternativa alla principale moneta internazionale che è il dollaro statunitense. Nel corso dell’ultima riunione dei BRICS in Sud Africa nel 2013, Brasile e Cina hanno firmato un accordo, per un valore di 30 miliardi di dollari, che consente ai due Paesi di usare le proprie rispettive monete per gli scambi commerciali bilaterali. In questo accordo si stabilisce che il Governo brasiliano avrà a disposizione una linea di credito Yuan in Cina, e che il tasso d’interesse sarà stabilito da una media tra i coefficienti applicati nelle 16 maggiori banche cinesi. Allo stesso modo, la Cina potrà ricorrere ad analoghi finanziamenti, in Real, presso la Banca centrale brasiliana, e al tasso d’interesse Selic, cioè quello preso come riferimento per ogni politica monetaria nazionale. Le Banche centrali che custodiscono le riserve in valuta estera delle due nazioni effettueranno scambi nelle rispettive monete fino a 60 miliardi di Real, pari a 190 miliardi di Yuan. L’intenzione di queste due economie, e in generale dei Paesi BRICS, è presto detta: bisogna proteggersi dalle fluttuazioni improvvise dei cambi, dalla “guerra tra valute” e dai flussi del commercio globale dominati da Stati Uniti ed Europa. I motivi di tali scelte risultano più chiari anche alla luce del recente avvio deltapering” della Federal Reserve che, insieme al timore di un rallentamento nell’attività economica nei mercati emergenti come Cina, Brasile ed India, ha provocato forti richieste di rimborso per i fondi azionari e obbligazionari.

DAL 2013 AD OGGI: QUALI PROSPETTIVE PER LA BANCA DEI BRICS – Dopo il VI Forum Accademico tenutosi a Rio de Janeiro il 18 marzo 2014, i Paesi BRICS sembrano essere sempre più vicini alla realizzazione di una più stretta cooperazione economica. Tra gli argomenti del forum vi sono stati lo sviluppo del commercio internazionale e degli investimenti, lo sviluppo innovativo high-tech, la risoluzione dei problemi di sicurezza e naturalmente il proseguo dei lavori per l’implementazione della nuova banca di sviluppo. L’Accordo intergovernativo sulla costituzione della Banca è già pronto al 90% e nel prossimo summit annuale a luglio 2014 nella città brasiliana di Fortaleza, si prevede che sarà firmato l’accordo definitivo sulla creazione di un Fondo di riserva congiunto e della  Banca di sviluppo dei Paesi BRICS. Riguardo quest’ultima, è stato già stabilito che il processo di versamento dei contributi nel capitale sociale e di acquisto di azioni, articolato in cinque anni, andrà aumentando in modo graduale. Inoltre, le decisioni sulla modifica dello Statuto saranno prese sulla base del consenso.

Giovanni Aversa

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