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Un hub dei servizi ad alta tecnologia e finanziari in Africa Orientale? È la scommessa del Ruanda, che da alcuni anni si sta confermando una meta sempre più attrattiva per gli investitori esteri e sta compiendo una crescita economica unica nel continente africano, non tanto in termini ‘quantitativi’ ma soprattutto ‘qualitativi’. Com’è possibile, infatti, che un Paese molto piccolo, privo di risorse naturali e di sbocco al mare, sia protagonista di uno sviluppo economico così notevole da far sembrare ormai molto lontani nel tempo gli orrori del genocidio dei tutsi nel 1994?

L’articolo è stato pubblicato anche sull’edizione cartacea di “Pagina99”.

DALL’INFERNO ALLA RINASCITA – Sembrano passati anni luce da quella terribile primavera durante la quale gli hutu, etnia allora al potere in Ruanda, mise in atto un vero e proprio genocidio dei tutsi, secondo gruppo etnico del Paese. Un massacro pianificato da frange estremiste del Governo che portò all’uccisione di circa un milione nell’arco di pochi mesi. Lentamente, però, il piccolo Stato africano fu in grado di raggiungere la pacificazione, grazie anche all’istituzione del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda. Oggi le due etnie vivono in pace (a dispetto di alcune tensioni ancora esistenti nelle aree periferiche del Paese), e dal 2000 il Capo dello Stato è il tutsi Paul Kagame, personaggio non privo di ombre che è pero indubitabilmente il principale artefice dello sviluppo economico impetuoso dell’ultimo decennio.

Un processo ancora più difficile da spiegare se si tiene conto non solo della storia, ma anche della geografia del Ruanda, situato in Africa Orientale e ‘incastrato’ tra Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Kenya e Tanzania. Una posizione geopolitica non proprio felice, condivisa con l’altrettanto minuscolo e confinante Burundi. Eppure, a differenza di quest’ultimo, la performance economica del Ruanda dell’ultimo decennio ha qualcosa di miracoloso e che sfida concetti basilari dell’economia dello sviluppo come i vantaggi comparati e la transizione progressiva da una società agricola ad una incentrata sui servizi passando per l’industrializzazione.

Paul Kagame, padre "padrone" del Ruanda?
Paul Kagame, padre “padrone” del Ruanda?

UN’ECONOMIA COMPETITIVA – Nell’ultimo decennio il PIL del Ruanda è cresciuto ad una media dell’8% annuo e il suo PIL pro capite oggi ammonta a 1500 US$ in termini di parità di potere d’acquisto, mentre in Burundi è decisamente inferiore e pari a soli 600 US$. Ma più dei dati ‘crudi’ sul PIL, sono interessanti i dati sulla competitività del sistema economico ruandese: nell’ultima classifica stilata dal World Economic Forum relativa al Global Competitiveness Index, il Ruanda occupa il 66esimo posto globale, ma nel panorama africano è in terza posizione dietro solamente a Sudafrica e Mauritius. Nel rapporto pubblicato dal WEF a gennaio si legge che il Ruanda “beneficia di un sistema istituzionale ben funzionante caratterizzato da bassa corruzione, un mercato del lavoro efficiente, un sistema finanziario relativamente sviluppato e una capacità di innovazione molto buona per un Paese in via di sviluppo”.

UN PICCOLO CENTRO FINANZIARIO – Sono proprio le due ultime caratteristiche menzionate dalla relazione del WEF a fare la differenza. Per quanto riguarda il sistema finanziario, il Ruanda è uno dei Paesi africani che si sta integrando maggiormente con il resto del mondo e capace di attrarre capitali dall’estero. Nel 2013 il Governo ha emesso bond a lunga scadenza per un valore di 400 milioni di US$ ad un tasso di interesse di poco superiore al 6%. Condizioni decisamente più vantaggiose e meno onerose rispetto ad altri Stati africani che sono invece costretti a garantire tassi intorno al 10% a causa di maggiore instabilità economica e politica. Il Ruanda beneficia di una crescente integrazione nel mercato dell’eurobond, dove vengono emessi titoli in valuta diversa da quella nazionale, e che risulta particolarmente efficace per finanziare investimenti a lungo termine come ad esempio progetti infrastrutturali. L’anno scorso, inoltre, nella Kigali City Tower, un moderno grattacielo che è diventato il simbolo della “City” finanziaria della capitale ruandese, è stata aperta la East Africa Exchange, una borsa delle commodities che dovrebbe permettere ai piccoli agricoltori un più facile accesso ai mercati finanziari in maniera da garantire maggiore liquidità.

La "difficile" posizione geografica del Ruanda
La “difficile” posizione geografica del Ruanda

E UN HUB DELL’INNOVAZIONE – Per quanto riguarda l’innovazione high-tech, il Governo sembra avere le idee molto chiare. Dal 2000 ad oggi sono stati adottati tre piani quinquennali mirati innanzitutto a creare un clima istituzionale favorevole all’installazione di tecnologie sofisticate, quindi alla realizzazione di moderne reti infrastrutturali per le telecomunicazioni, per poi concentrarsi sull’attrazione di investimenti nel settore dei servizi high-tech e finanziari.  Attualmente, è in corso un progetto relativo all’installazione di reti sempre più capillari di fibra ottica e 4G che dovrebbero coprire presto il 95% della superficie nazionale. Inoltre, il Ruanda si sta confermando una meta attrattiva per investimenti ad alto contenuto tecnologico come testimonia l’accordo da 24 milioni di US$ per la costruzione di un impianto fotovoltaico da 8.5 megawatt che dovrebbe aumentare l’offerta di energia elettrica dell’8%.

TRA LUCI E OMBRE – Ovviamente non è tutto rose e fiori: in Ruanda il tasso di povertà è ancora molto alto (44%) e la società è prevalentemente rurale, con bassi tassi di istruzione secondaria. Inoltre, negli ultimi anni diverse accuse sono state levate dall’estero nei confronti del Presidente Paul Kagame, che ha instaurato un regime autoritario capace di garantire rapida crescita economica a discapito del rispetto delle regole democratiche e della più ampia tutela dei diritti umani.

Al netto delle problematiche tipiche dei Paesi in via di sviluppo, si può dire però che il Ruanda è un esempio virtuoso e un esperimento unico nel panorama africano. Puntare su innovazione e servizi finanziari senza passare prima dall’industrializzazione come fase intermedia dello sviluppo può essere una strategia efficace, che tuttavia non è immune da rischi. È fondamentale infatti creare le condizioni strutturali per una crescita duratura attraverso il superamento del dualismo città-campagna (al momento, infatti, l’economia ruota attorno alla capitale Kigali) e il miglioramento del capitale umano, così da sostenere la competitività del sistema produttivo basato sui servizi. Il Ruanda ha vinto una sfida che sembrava impossibile, quella di trasformare un Paese sull’orlo del baratro in una realtà pacifica e in rapida crescita. La sfida dei prossimi anni sarà confermare i successi ottenuti rafforzando le basi per uno sviluppo economico più equo e duraturo.

Davide Tentori

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Davide Tentori

Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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