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Il 14 Marzo 2014, Salvador Sánchez Cerén, ex guerrigliero e candidato del Fronte di Liberazione Nazionale, vince le elezioni in El Salvador, con il 50,11% dei voti. Alcuni lo paragonano a José Mujica, altri a Hugo Chávez.

CHI È CERÉN – “Sono disposto a dare il meglio di me. Sono convinto che questa sia la mia vocazione. Sono nato per questo, per costruire un paese migliore.” In 160 caratteri su Twitter, Salvador Sánchez Cerén, neo- eletto presidente di El Salvador, celebra la sua vittoria. I salvadoregni hanno votato la Felicidad che Sánchez Cerén ha promesso loro durante la campagna elettorale seguendo i più elementari propositi: lavoro, scuola, e salute.
Durante la guerra civile che ha straziato El Salvador (1979-1992) provocando 76.000 vittime e migliaia di desaparecidos, Salvador Sánchez Cerén diventa comandante del Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Martí (FMLN). Rimane al comando fino alla firma degli accordi di pace di Chapultepec del 1992, grazie ai quali si avvia un processo di riconciliazione nazionale. I guerriglieri acconsentono al disarmo e il fronte inizia a rivestire un nuovo ruolo di attore politico, sventolando la bandiera del socialismo.
Nel 2000, Sánchez Cerén viene eletto deputato per l’ FLMN. Nel 2006, dopo la morte del leader del Partito Comunista salvadoregno, Schafik Handal, assume un ruolo sempre più importante. Tre anni dopo, Sánchez Cerén diventa Vicepresidente dI El Salvador durante il governo di Mauricio Funes. Quello formatosi è un governo di coalizione sostenuto dal FLMN e dalla Gran Alianza por la Unidad Nacional: partito creato dai dissidenti dell’Alianza Republicana Nacionalista (ARENA) nonché il maggior partito conservatore del paese. Il 14 marzo 2014 il Tribunale Supremo Elettorale ha diffuso i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali in El Salvador. A vincere è proprio Salvador Sánchez Cerén con il 50,11% dei voti. Elezioni inaspettate dal risultato sorprendente, per diversi motivi.

LO SCONFITTO – Norman Quijano, candidato del partito ARENA e sindaco della capitale, San Salvador, è colui che ha perso contro Sánchez Cerén per mezzo punto percentuale: ha ottenuto il 49.39% dei voti. Quijano ha basato la sua campagna elettorale sulla lotta alla violenza criminale rappresentata in gran parte dalle “maras”, le gang di strada protagoniste di traffico di droga ed estorsione, piaga gravissima del paese. Molte le polemiche scaturite da un margine così labile di distacco: il 50,11% contro il 49,39%. Tuttavia, il Tribunale ha rigettato la domanda di Quijano di annullare i risultati per frode. Il primo giugno Sánchez Cerén si insedierà al Palacio Nacional con un mandato di cinque anni.

Elettori alle urne a El Salvador
Elettori alle urne a El Salvador

SOMIGLIANZE – Due associazioni sono state fatte fino ad ora. La prima con Pepe Mujica, presidente dell’Uruguay: ex coltivatore di fiori, paga con il carcere la sua militanza nella lotta armata durante la dittatura e poi diventa presidente di uno dei paesi più ammirati al mondo. Un po’ lo ricorda, Sánchez Cerén: un sorriso simile, l’abbigliamento informale, dodici fratelli e una famiglia modesta, la sua strada trovata nella militanza. Eppure, l’ associazione più pericolosa e meno gradita è quella tra la sinistra salvadoregna e il blocco socialista che governa in Venezuela. Tale paragone è strumentalizzato dalla destra di ARENA per avvicinare l’indole di Sánchez Cerén all‘ideologia di Chávez, cavalcando l’ onda delle rivolte in Venezuela.

RELAZIONI CON GLI USA – La vittoria dell’ex guerrigliero salvadoregno è arrivata inaspettata anche per il forte e duraturo legame tra El Salvador e Stati Uniti, che durante la guerra civile appoggiarono i governi in carica. El Salvador è un paese con un altissimo tasso di emigrazione, cui principale meta sono proprio gli USA. Ed è proprio grazie a tutti i salvadoregni che lavorano all’estero e mandano i soldi in patria che si abbassa il tasso di povertà. L’ultimo governo, quello di Funes, si è rivelato piuttosto favorevole al liberismo economico e alle privatizzazioni, adottando nel 2011 il dollaro americano come moneta ufficiale per porre un freno all’inflazione. A dimostrazione di tale scelta, la Commissione Economica per l’America Latina e il Caribe (CEPAL) dell’ONU ha riconosciuto El Salvador come il paese con la migliore politica industriale volta ad incrementare l’impresa privata. Alla vicinanza con gli USA si deve l’adozione di determinate politiche da parte dei governi precedenti, rispetto alle quali, invece, ci si aspetterebbe che Sánchez Cerén faccia scelte di controtendenza.
Dopo ventidue anni dalla guerra civile, uno dei personaggi di spicco della guerriglia armata  viene eletto come Presidente dai salvadoregni. O, sarebbe più corretto dire, dall’esatta metà di loro. L’altra metà, stando ai risultati elettorali, teme ancora la sinistra.

Rossella Palma

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Rossella Palma
Classe 1986, laureata nel 2009 in Scienze politiche alla LUISS con una tesi sulla rivoluzione in Cambogia. Un Master’s Degree alla School of International Studies di Trento che, tramite uno scambio bilaterale, mi ha permesso di vivere in Cile, dove ho studiato, lavorato, e fatto volontariato in una scuola di Santiago. Ho condotto una ricerca in Bolivia, un altro dei paesi che amo, per la mia tesi specialistica relativa alle guerre per l’acqua in Sud America, ed in particolare a Cochabamba.
Dopo un Master in Protezione Internazionale dei Diritti Umani a La Sapienza, a Roma, con una tesi sul diritto umano all’acqua e le unità di water and sanitation delle organizzazioni umanitarie ho collaborato con l’Ufficio stampa di Medici Senza Frontiere e Cesvi. Attualmente lavoro a Milano, come Press officer presso EMERGENCY.

4 Commenti

  1. caro Stefano, hai assolutamente ragione. Sono stata confusionaria, la “dollarizzazione” fu adottata nel 2001. Però, uno dei dibattiti durante il governo di Funes, a partire dal 2011, fu quello tra Funes e Céren (allora vicepresidente) proprio sull’argomento. Céren insisteva (e insiste?) sul fatto che la dollarizzazione sia stata il motivo della crisi economica, mentre Funes sosteneva che “Sobre el proceso de dolarización, hay un proceso estratégico que tomé como Presidente de la República que lo voy a seguir manteniendo, y es que el costo de desdolarizar el país es mucho mayor que el costo de mantener la dolarización”. Grazie del commento 🙂

  2. Una precisazione Rossella: la dollarizzazione in El Salvador non e’ del 2011 ma del 2001: fu adottata in fretta e furia durante la presidenza di Franciso Flores (ARENA), non durante quella di Funes (FMLN – esterno). Sanchez Ceren ne ha parlato a volte negativamente, ma visto lo stretto legame tra El Salvador e USA mediante il meccanismo delle rimesse (16% del PIB!) sarebbe un passo impensabile e non si fara’.

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