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Diplom@tic – Le nuove tecnologie della comunicazione stanno inevitabilmente cambiando il modo in cui ci approcciamo alle relazioni internazionali: le pratiche diplomatiche sembrano subire cambiamenti significativi ed evolversi verso un’interazione sempre più “mediata” tra leader e tra leader e popolazioni, o sarebbe il caso di dire, tra leader e loro pubblico. 

DIPLOMAZIA E ICTs – Dalla Rivoluzione Verde agli ultimi negoziati internazionali che hanno coinvolto l’Iran, gli eventi politici contemporanei forniscono molti spunti di riflessione su come le Information and Communication Technologies (ICTs) abbiano un impatto sulla diplomazia. Dunque la questione è: in che modo le nuove tecnologie della comunicazione interagiscono con la diplomazia contemporanea? Come le piattaforme di comunicazione e internet influenzano sia le pratiche di negoziazione tradizionali che la public diplomacy? In generale, l’interazione dell’uomo con le nuove tecnologie e le tecnologie di per sé stanno ridefinendo l’essenza della diplomazia. In effetti è in corso un intenso dibattito sulla natura, utilizzi e obiettivi della diplomazia nel mondo attuale. I cambiamenti sono veloci ed è a volte difficile coglierne la vera essenza nonché trovare una definizione univoca della diplomazia contemporanea. Quella che segue è una panoramica delle questioni più scottanti. 

INFORMAZIONE PUBBLICA E SEGRETA: UN CAMBIAMENTO DEGLI EQUILIBRI – Nella storia della diplomazia, l’invenzione di nuovi media ha sempre prodotto un impatto sulle pratiche diplomatiche, in particolare incrementando la velocità dell’informazione, dal telegrafo alla televisione fino ad arrivare ad internet e alle nuove piattaforme digitali di comunicazione ai nostri giorni. Bisogna però notare che nonostante la velocità di circolazione dell’informazione abbia un forte influenza sulla diplomazia, l’impatto tecnologico più innovativo della nostra epoca consiste nel fatto che l’informazione può velocemente raggiungere qualsiasi luogo in pochissimo tempo. In altre parole, la possibilità di ricevere e ritrasmettere informazione a costi molto bassi fa in modo che essa sia accessibile dappertutto. Di conseguenza la vasta accessibilità di tecnologie che permettono di condividere informazione, ha incrementato la quantità di dati relativa alla politica e alle relazioni internazionali accessibile ai vari pubblici.[1] Tuttavia, dall’altro lato, la vasta accessibilità dell’informazione sta erodendo una parte di quei processi politici che diplomatici e attori della politica hanno sempre tenuto segreta al pubblico. Infatti, la politica interna ed estera, sono basate su negoziazioni che non sono sempre accessibili ai media, il primo mezzo di comunicazione con le popolazioni e con ampi pubblici. La segretezza di certa informazione è sempre stata un aspetto centrale delle negoziazioni diplomatiche. Tutto questo è stato inoltre la ragione che rendeva possibile una netta distinzione tra pratiche diplomatiche usate nei negoziati e public diplomacy. Invece, al giorno d’oggi, non è ancora chiaro quanto policy-maker e diplomatici siano in grado di nascondere informazione ai media e ai cittadini, nel caso in cui vogliano farlo. La capacità di tenere nascosta certa informazione dipende da scelte politiche, ma anche dall’abilità dei media e degli individui di trovare informazione e ritrasmetterla a grandi numeri di persone.

REDES-SOCIALES
I social media sono diventati parte della “toolbox” della diplomazia

DIPLOMAZIA TRADIZIONALE E PUBLIC DIPLOMACY – L’utilizzo sempre più massiccio di social media e di piattaforme digitali ha dato la possibilità a molti governi di raggiungere piu’ facilmente cittadini di altri Stati o, per meglio dire, altri pubblici. A causa di ciò, alcuni sostengono che si stia sempre più assottigliando il confine tra diplomazia tradizionale  – i negoziati tra diplomatici e/o capi di Stato – e la public diplomacy ovvero la comunicazione tra governi e pubblici stranieri. Tra gli altri, Melissen spiega che i cambiamenti che si verificano nella public diplomacy devono essere contestualizzati nell’ ambito più generale del modificarsi delle pratiche diplomatiche e della condotta delle relazioni internazionali. Da questo punto di vista,  le relazioni internazionali sono caratterizzate da:

  • pubblici stranieri che diventano sempre più importanti  per diplomatici e policy-maker
  • attori della diplomazia che ridisegnano l’integrazione della public diplomacy nelle loro pratiche diplomatiche
  • l’emergere di attori non-statali nel contesto delle relazioni internazionali e diplomatiche, specialmente dopo l’11 settembre 2001.[2]

In particolare, l’emergere di attori non-statali quali agenti della diplomazia ha portato ad una ridefinizione della public diplomacy in termini di “new public diplomacy”. Il concetto di “new public diplomacy” si basa sulla presenza crescente di attori non-statali delle relazioni internazionali e la loro capacità di interagire con Stati e pubblici stranieri. La “democratizzazione” dell’informazione attraverso le ICTs ha aperto uno spazio agli attori non-statali e ha costruito la loro legittimità nel contesto delle relazioni internazionali. Molto probabilmente ciò significa che, nel futuro immediato, la condotta tradizionale della diplomazia tra Stati non scomparirà. Piuttosto dovrà adattarsi (a) alla presenza di nuovi attori non-statali della diplomazia e (b) alle sfide che i media porranno segretezza dell’informazione. 

MEDIA E DIPLOMAZIA – Una varietà di termini viene correntemente utilizzata per identificare nuovi tipi di diplomazia derivanti dall’impatto delle nuove tecnologie della comunicazione sulle attività diplomatiche. I vari termini e definizioni includono: virtual diplomacy, e-diplomacy, twinplomacy, cyber diplomacy, ma non si limitano solo a questi. Il concetto alla base della maggioranza di questi termini si riferisce spesso all’uso dei media per scopi diplomatici, sia durante negoziati di tipo tradizionale che nella pratica della public diplomacy.
A parte alcune eccezioni, i governi e i policy-maker hanno solitamente concettualizzato l’uso dei media per le pratiche diplomatiche come l’uso dei social media e piattaforme digitali per comunicare con le audience straniere. Per esempio, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha insistito sull’uso dei social media per relazionarsi a popolazioni straniere.
Tuttavia, questa non è che una visione limitata dell’impatto delle ICTs sulla diplomazia, ridotto spesso all’influenza dei social media sulle attività diplomatiche e, di frequente, solo ad attività di public diplomacy. Dunque questo ragionamento esclude quasi totalmente le pratiche di negoziazione diplomatiche tra policy-maker e riduce il concetto di tecnologie della comunicazione ai social media. Manca una riflessione piu’ profonda su un altro lato del settore diplomatico: l’uso delle tecnologie della comunicazione e piattaforme mediatiche per i processi di negoziazione. Inoltre manca una riflessione approfondita sulla natura dell’interazione tra attori della diplomazia, media e tecnologie della comunicazione. I policy-maker e attori non-statali usano le piattaforme di comunicazione al fine di mostrare interesse per futuri negoziati, per negoziare o per costruire consenso pubblico per futuri accordi. Durante questi processi,  la naturadell’interazione tra media e attori della diplomazia è un argomento che necessita di un ampio dibattito: quanto i policy-maker sono in grado di manipolare i media per i propri fini durante negoziati internazionali? Quanto i giornalisti e altri attori dei media riescono ad intervenire nei processi di negoziazione tra rappresentanti ufficiali e rivelare informazione segreta? Il dibattito rimane aperto perché poca ricerca è stata fatta su quante possibilità vengano offerte ai media di riportare o interferire durante iprocessi di negoziazione e su cosa la natura della diplomazia ha ancora bisogno di tenere nascosto agli occhi dei propri pubblici.

Annalisa De Vitis

 

 


[1]Archetti, Cristina (2010), Media Impact on Diplomatic Practice: an Evolutionary Model of Change. Paper presented at the American Political Science Association (APSA) Annual Convention, Washington DC,  September 2-5, 2010, 3-4.

[2]Melissen, Jan (2005) Introduction, in J. Melissen (Ed.), The New Public Diplomacy: Soft Power in   International Relations. New York: Palgrave Macmillan, XIX-XX.  

 

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1 commento

  1. Scusa, il chicco in più in pratica è una parte della tradotta dell’ articolo stesso… 
    Senza offesa ma a me sembra più un articolo da rivista di settore IT tipo CIO Magazine.

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