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Si fa sempre più tesa la situazione a Lampedusa e la preoccupazione cresce di ora in ora in Italia, soprattutto alla luce delle evoluzioni in Libia. Tra le migliaia di migranti che rappresentano il volto forse più drammatico di questo periodo di fermento nel Maghreb, ci sono anche moltissimi tunisini. Ma chi sono le migliaia di persone in fuga dalla Tunisia?

TUNISIA, TEMPISTICA DA CAPIRE – L’analisi di questi sbarchi merita un’attenzione particolare. In molti si interrogano sulla tempistica: perché scappare ora, a rivoluzione avvenuta, con un Paese che potrebbe affacciarsi alle soglie della democrazia, che potrebbe dare l'opportunità di modificare in maniera significativa lo le condizioni precedenti?

L’analisi è complessa. Fonti tunisine segnalano alcuni dati su cui vale la pena soffermarsi.

Molti dei tunisini che hanno intrapreso la via del mare in questi giorni, sognavano verosimilmente da anni una fuga dal Paese e certo è che, se prima ciò era severamente impedito dalle strette maglie dei controlli statali, il vuoto di potere lasciato da Ben Alì ha agevolato ogni possibilità di fuga.

Il Paese, intento a ricostruire il cuore della propria Nazione, non ha fatto in tempo a riprendere il controllo delle periferie, le quali non si sono fatte sfuggire la possibilità di inseguire il sogno italiano covato per anni.

E' stato inoltre riportato che, all’atto della fuga di Ben Alì, alcune carceri abbiano aperto le proprie porte e c’è certamente da temere che, sui “barconi della speranza” sbarcati a Lampedusa, vi siano detenuti in fuga dalla giustizia tunisina.

Ma andando oltre la eventuale conferma di queste informazioni, fonti di possibile allarme (o allarmismo), la questione da tenere in assoluta considerazione è comprendere chi realmente abbia diritto di godere della protezione offerta dal Diritto internazionale ai popoli in fuga da evidenti pericoli alla sicurezza personale.

Salta all’occhio come la maggior parte dei barconi sia composta da giovani uomini e non, come nel corso di altre crisi, da famiglie; tuttavia ciò non consente di poter trarre alcuna conclusione. L’unico dato certo è che l’Italia avrà un bel filo da torcere per poter ricostruire le storie personali di ognuno, in modo che eventuali fughe ingiustificate dalla Tunisia non eclissino le ragioni di chi, al contrario, un motivo per scappare ce l’ha davvero.

COME STA DAVVERO LA TUNISIA? – Sicuramente la speranza dell’ottenimento dello status di rifugiato politico o quantomeno di un visto per motivi umanitari, fa sì che si sprechino descrizioni della Tunisia come di un Paese in ginocchio, nel quale il caos regna sovrano e dove nessuno è in grado di ristabilire l’ordine.

Queste dichiarazioni non forniscono un reale quadro della situazione tunisina dove ancora si registrano focolai di protesta, ma dove la situazione è tornata pressoché alla normalità, con la riapertura delle scuole, delle università, con la fine degli scioperi e con il coprifuoco oramai cessato.

E se è vero che i governi italiano e francese ancora sconsigliano i viaggi nel Paese, essi segnalano altresì un notevole miglioramento delle condizioni di sicurezza, in particolare nella zona costiera, verso la quale la Francia si è assunta la responsabilità del nulla osta alla ripresa dei flussi turistici dei propri cittadini. 

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NUOVO ORDINE – È trascorso soltanto un mese dalla fuga di Ben Alì e il Paese sta già facendo tanto per ristabilire l’ordine e per affrontare questa nuova emergenza: da alcuni giorni l’esercito presidia il porto di Zarzis, principale punto di partenza dell’esodo di questi giorni e la volontà è quella di lavorare per far cessare i massicci flussi migratori.

Taïeb Baccouche (foto), portavoce del governo tunisino di transizione, dopo aver rifiutato offerte che avrebbero potuto avere un impatto forte sul contesto locale, come quella del Ministro Maroni di inviare contingenti di poliziotti italiani per fermare le partenze dalla Tunisia, ha più volte dichiarato che il Paese è assolutamente pronto a cooperare con il resto d’Europa e, ovviamente, con l’Italia, per trovare una soluzione adatta alla corretta gestione del problema.

La speranza è che l’innegabile emergenza che sta vivendo Lampedusa non distolga l’attenzione generale dal successo che Tunisia ed Egitto hanno ottenuto, in virtù della loro capacità di sradicare in pochi giorni governi decennali.

La speranza, ancora, è che la forte richiesta di democrazia, scaturita dalle piazze, si potrà concretizzare nella creazione di Istituzioni in grado di decide in maniera autonoma, senza alcun bisogno di imposizioni esterne, il miglior governo per il proprio Paese.

Chiara Maria Lévêque

redazione@ilcaffegeopolitico.net

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