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Questo mese inizia il mandato di Michelle Bachelet, eletta alle presidenziali in Cile lo scorso dicembre. Tra le sue proposte una riforma tributaria, qualità e gratuità dell’istruzione e una nuova Costituzione, per rimpiazzare quella scritta durante la dittatura di Pinochet. Maggioranza permettendo. 

DE VUELTA Michelle Bachelet è (di nuovo) il Presidente del Cile. Bachelet, che il 15 dicembre 2013 ha vinto al ballottaggio le elezioni presidenziali, era stata la prima donna a insediarsi a La Moneda nel 2006: la prima “Presidenta” dopo il ritorno alla democrazia.
«Sono orgogliosa del Paese che abbiamo costruito, ma ancora più orgogliosa di quello che costruiremo». Sono tante le promesse di Bachelet, scelta come candidata dalla Nueva Mayoría, coalizione “rinforzata” rispetto alla storica Concertación, il centro sinistra che aveva governato per 20 anni prima della svolta a destra.

SFIDA TRA DONNE – La principale avversaria di Michelle Bachelet è stata Evelyn Matthei, ex ministro del Lavoro dell’ultimo Governo e candidata dell’Alianza por Chile in seguito alla rinuncia del vincitore alle primarie, Pablo Longueira. Evelyn e Michelle, entrambe figlie di due generali dell’Aeronautica, erano amiche di famiglia. Le loro storie si dividono, separandosi agli antipodi nel 1973. In seguito al golpe, il padre di Bachelet venne torturato e ucciso durante il regime di Augusto Pinochet, mentre il generale Matthei divenne uno dei quattro membri della giunta militare. Ritrovatesi al confronto elettorale, Michelle ha vinto con oltre il 62% dei voti contro il 37,8% di Evelyn.

CONTESTO CILENO – Nel 2006, Michelle Bachelet era succeduta al popolare Ricardo Lagos: adesso invece prenderà il posto di Sebastián Piñera, ex Presidente della destra moderata di Renovación Nacional, nonché proprietario di LAN Chile, della rete TV Chilevisión e di una squadra di calcio. Parallelismi familiari (e italiani) a parte con la figura di Piñera, c’è da dire che la situazione in Cile è oggi piuttosto complessa. Durante l’ultima legislatura il Paese è stato colpito da un gravissimo terremoto – nel febbraio 2010 – e infuocato dalle rivolte degli studenti a partire dall’aprile del 2011. Oggi, a quasi 25 anni dalla fine della dittatura di Pinochet, in Cile vige ancora la Costituzione dell’epoca, insieme al modello economico instaurato dai “Chicago boys. Di perdurante c’è anche la diseguaglianza sociale che, stando ai dati dell’OCSE, è una profondissima piaga.

ASTENSIONISMO – Nella tornata elettorale che ha reso la Bachelet vincitrice, solo il 37,33% dei cileni aventi diritto al voto si è recato alle urne. Questo calo è in parte conseguenza della nuova legge che ha reso il voto volontario, eliminando la salata multa cui andavano incontro tutti i cittadini iscritti ai registri elettorali che si astenevano dalle votazioni. Entrata in vigore con le elezioni municipali dell’ottobre 2012, la nuova legge avrebbe dovuto contribuire a “rinnovare” la categoria dei votanti attraverso la registrazione automatica ai registri elettorali. Eppure, nonostante l’attivismo degli studenti cileni, i giovani sembrano non confidare nei sistemi elettorali.
Per rispondere al clima di disillusione e scoraggiamento, Bachelet propone tre riforme fondamentali: un’ambiziosa riforma tributaria, l’istruzione gratuita e una nuova Costituzione.

ISTRUZIONE – La spinta a sinistra che c’è stata con l’elezione di Bachelet si era già palesata con le manifestazioni studentesche del 2011, che rivendicavano un accesso più libero e meno costoso all’istruzione. In Cile, infatti, il costo delle tasse universitarie è inaccessibile per le classi più vulnerabili. L’OCSE ha stimato un salario medio annuo di circa 6.218.640 pesos cileni, cioè approssimativamente 8.000 euro, mentre alla Facoltà di Medicina dell’Universidad de Chile (la stessa frequentata da Michelle Bachelet), la retta annuale è di 4.835.700 pesos (più di 6.000 euro). Bisogna inoltre considerare che, a causa della diseguaglianza sociale, il salario medio non corrisponde alla realtà di tutti. Ed ecco che molti studenti sono costretti a chiedere finanziamenti non proprio vantaggiosi.
L’educazione sembra uno dei temi principali del programma elettorale di Bachelet, che promette di compiere una profonda riforma educativa, di assicurare la gratuità dell’educazione secondaria e di migliorare gli incentivi economici per gli studenti universitari.
Da un lato, Bachelet sarà appoggiata da uno dei principali leader della lotta studentesca: Camila Vallejo, 25enne, studentessa di geografia ed eletta al Congresso durante le elezioni legislative cilene, insieme ad altri esponenti del movimento.
Dall’altro lato, però, Michelle ha nominato come “numero due” del ministero dell’Educazione del prossimo Governo Claudia Peirano, nota per la sua opposizione all’istruzione gratuita e legata a Walter Oliva, ex dirigente del Partito democratico cristiano e proprietario di diverse scuole private di Santiago. In seguito alle proteste del movimento studentesco, Claudia Peirano ha infine deciso di non accettare l’incarico.
La presenza della Vallejo e degli altri giovani leader studenteschi in Parlamento potrebbe quindi essere significativa, nonostante abbia scisso il movimento. 

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Evelyn Matthei

ALTRE RIFORME – Prima di ogni altra, Bachelet prevede una riforma tributaria che assicuri la sostenibilità fiscale. Si punta ad ottenere il 3% del PIL dalla riforma fiscale, riducendo l’evasione e  aumentando, poco a poco, l’aliquota d’imposta sulle imprese dal 20% al 25% in 4 anni. Tuttavia aumentare le imposte vuol dire minare la crescita economica, come segnalano le critiche provenienti dalla destra cilena.
Inoltre, ci sono altre importanti questioni in Cile. La popolazione indigena per esempio, i Mapuche, alle cui lotte il Governo continua a rispondere con la repressione, o la pressante questione delle mega-dighe che le multinazionali cercano di costruire in Patagonia.
Di fronte a tutto questo, Michelle promuove una Costituzione diversa da quella che si creò nel 1980, ai tempi della dittatura. Una Costituzione che ponga fine al sistema binominale e agli altissimi quorum per l’approvazione delle leggi, che promuova la multiculturalità del Paese e che riconosca i diritti umani e della natura, sulla scia di quelle di Bolivia, Venezuela ed Ecuador.
Però, la mancanza di una maggioranza dei due terzi al Congresso costringerà la “Presidenta” a contrattare con un’opposizione che, forse, non si rivelerà così malleabile, e formare un’Assemblea Costituente diventa un progetto estremamente ambizioso.

Rossella Palma

 

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Rossella Palma
Classe 1986, laureata nel 2009 in Scienze politiche alla LUISS con una tesi sulla rivoluzione in Cambogia. Un Master’s Degree alla School of International Studies di Trento che, tramite uno scambio bilaterale, mi ha permesso di vivere in Cile, dove ho studiato, lavorato, e fatto volontariato in una scuola di Santiago. Ho condotto una ricerca in Bolivia, un altro dei paesi che amo, per la mia tesi specialistica relativa alle guerre per l’acqua in Sud America, ed in particolare a Cochabamba.
Dopo un Master in Protezione Internazionale dei Diritti Umani a La Sapienza, a Roma, con una tesi sul diritto umano all’acqua e le unità di water and sanitation delle organizzazioni umanitarie ho collaborato con l’Ufficio stampa di Medici Senza Frontiere e Cesvi. Attualmente lavoro a Milano, come Press officer presso EMERGENCY.

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