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Da Città del Messico – Le relazioni Messico e Centro America sono messe a dura prova dalla situazione dei migranti in viaggio verso gli USA, che a migliaia sono oggetto di estorsioni, sequestri e omicidi sul suolo messicano da parte dei cartelli criminali. Ecco una nuova puntata del reportage in arrivo direttamente dal Paese latinoamericano

LA STRAGE – Come sempre in questi ultimi tempi quando si scrive di Messico si scrive purtroppo di tragedie. Agosto 2010, in una fattoria vicino a San Fernando, Tamaulipas, regione del nord-est del paese contesa tra il Cartello del Golfo e Los Zetas, appaiono i corpi di 72 persone giustiziate con un colpo di pistola alla testa. Un ecuadoriano sopravvissuto racconta di essere parte di un gruppo di immigranti illegali di diverse nazionalità che è stato intercettato da un commando dei Los Zetas, i quali gli hanno proposto di diventare loro sicari senza troppo successo, motivo per il quale hanno aperto il fuoco. Lui è l’unico sopravvissuto di questa mattanza in grado di dare informazioni agli inquirenti a proposito de viaggio della speranza di molti latinoamericani verso gli Stati Uniti.

L’INCUBO MESSICO – Migliaia di persone ogni anno arrivano in Guatemala per attraversare il confine messicano, dove comincia il loro incubo. Una volta passati i controlli frontalieri, i migranti sono presi in custodia da gruppi armati dei Los Zetas, in alcune occasioni anche da camionette della polizia, che li portano in una fattoria e li perquisiscono. Gli tolgono ogni bene, moneta o denaro che hanno, gli chiedono numero di telefono e indirizzo dei familiari a cui chiedono un riscatto. Se questo viene pagato, sono liberi di riprendere il loro viaggio della speranza; in caso contrario vengono uccisi. Senza soldi e affamati, i migranti utilizzano di tutto per attraversare l’intero inferno messicano fino all’agognato muro del deserto texano. Camionette, autobus obsoleti, biciclette e il tristemente famoso “treno della morte” . Stipati a migliaia nei vagoni, si stringono fino a farsi ombre fino a quando il treno frena e loro cominciano a scappare tra i campi rincorsi dai cani della polizia di migrazione. Molti muoiono nella fuga, altri sono arrestati e rimpatriati, altri sono sequestrati e torturati, altri pagano il pizzo e ricominciano il loro viaggio fino alla prossima frenata del treno. Stavolta sono un altro gruppo di narcos.

Le statistiche dicono che quasi 100.000 migranti sono spariti nel nulla negli ultimi 5 anni in Messico, migliaia di donne violentate o vendute insieme a minorenni nel mercato di esseri umani in tutto il paese. Solo il 10% raggiunge il confine con gli Stati Uniti, dove l’unica maniera efficace di oltrepassarlo è attraverso i narcos: i migranti pagano per un passaggio nella terra promessa attraverso le falle della muraglia o per documenti veri di altri migranti spariti che gli assomigliano. A volte i narcos hanno bisogno di uomini e li reclutano come abbiamo raccontato all’inizio con la tragedia di San Fernando.

I RAPPORTI CON L’AMERICA LATINA – Quest’ultima strage, forse per la sua efferatezza, o forse perché per la prima volta esiste un sopravvissuto che ha potuto raccontare i dettagli, ha sollevato le proteste internazionali di tutta l’America Latina. Da Chávez a Lula, tutti i presidenti hanno richiesto al governo messicano maggiore protezione per i loro connazionali migranti, una vera guerra alla tratta di persone ed una esaustiva ricerca dei colpevoli. Correa, presidente dell’Ecuador, è stato tra i più energici nel condannare l’accaduto e nel richiedere al Messico azioni concrete per ridurre la tragedia umanitaria dei migranti. El Salvador, Honduras e Guatemala hanno formato un permanente gruppo di osservazione internazionale che registra le partenze verso il Messico: solamente in questo modo hanno potuto denunciare la sparizione di convogli interi di migranti al governo messicano, obbligandolo a prendere in considerazione i casi più gravi, prima negati. Inoltre, rappresentanti di questi tre governi hanno viaggiato in diverse parti del Messico per esigere risposte e stipulare accordi coi funzionari locali per cercare di risolvere il grave problema che affligge i loro concittadini. Sono arrivati addirittura a minacciare di interrompere le loro relazioni economiche con il Messico in caso di non vedere un miglioramento nella situazione dei migranti. Ciò nonostante, la loro pressione non ha ancora raggiunto risultati considerevoli per la protezione dei migranti, ma ha portato alla firma di accordi di cooperazione bilaterale per lo scambio di informazioni di intelligence, per combattere i gruppi che si dedicano alla tratta dei migranti.

STATI UNITI – Vari organismi internazionali, tra cui la Commissione Interamericana dei Diritti dell’Uomo, hanno ripetuto la necessità di un meccanismo di protezione dei migranti che decidono attraversare il Messico. Persino diversi parlamentari dell’Unione Europea hanno espresso il loro sdegno e hanno offerto misure per ridurre la povertà in America Latina, vera causa della mobilità di centinaia di migliaia di migranti. Tuttavia, l’attore principale nella politica migratoria del continente americano non ha ancora preso una posizione, pur sapendo che molte imprese sfruttano la condizione di irregolarità degli immigrati per avere forza lavoro a basso prezzo. Infatti, il governo di Obama, da una parte, ha ripromesso una riforma migratoria che legalizzasse gli irregolari negli Stati Uniti; dall’altra ha rafforzato il controllo alla frontiera sud deportando più migranti che qualunque amministrazione precedente. Per il momento, nonostante la continua pressione da parte di tutti i governi dell’America Latina, non ha accennato ad alcuna riforma degli accordi vigenti sull’immigrazione con il Messico, i quali prevedono una quasi nulla possibilità di ottenere permessi migratori validi per i centro americani, principali immigranti negli USA. Il risultato potrebbe essere quello di favorire ulteriormente la tratta illegale dei narcos.

Andrea Cerami

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Redazione

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