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Si è chiusa una settimana che ha portato con sé numerosi fatti in Ucraina, molti tragici. Dopo i violentissimi scontri di giovedì, il conto delle vittime ammonta a 82 e i feriti sono diverse centinaia. L’accordo di riconciliazione siglato venerdì 21 febbraio, sponsorizzato anche da Francia, Germania, Polonia e Russia, non ha retto. Ecco un riepilogo dei fatti della vicenda ucraina?

L’ACCORDO – Il precipitare degli eventi avvenuto giovedì ha indotto la diplomazia internazionale ad attivarsi concretamente per la stabilizzazione della situazione in Ucraina. I ministri degli esteri di Francia, Germania e Polonia hanno incontrato gli esponenti delle parti ucraine e, congiuntamente al rappresentante russo, indotto a firmare un accordo. Nell’accordo è previsto che: la Costituzione del 2004 torni in vigore entro 48 ore dalla firma e che entro dieci giorni sia formato un Governo di unità nazionale, siano avviate riforme costituzionali per bilanciare i poteri tra Presidente, Governo e Parlamento da completarsi entro settembre, si terranno nuove elezioni subito dopo che la nuova Costituzione sia approvata e con nuove leggi elettorali, ma non oltre dicembre; si terranno indagini sui recenti avvenimenti sotto monitoraggio delle autorità, delle opposizioni e del Consiglio d’Europa; non verrà dichiarato lo stato di emergenza e le parti si asterranno da ogni comportamento violento e tutti coloro che detengo illegalmente armi debbono riconsegnarle entro 24 ore dalla rientrata in vigore della precedente Costituzione, beneficiando così di un’amnistia; inoltre, le parti si impegnano ad evacuare tutti gli edifici pubblici, piazze, parchi e strade occupati.

GLI SVILUPPI – Ma l’accordo non è durato a lungo. I manifestanti, guidati dalle frange più intransigenti verso le autorità, hanno invaso nel giorno seguente i palazzi del potere presidenziale, lasciati incustoditi dalla polizia e abbandonati da Yanukovych, diretto a Kharkiv. Nel frattempo il Parlamento ucraino ha votato per la messa in stato d’accusa del presidente ed il Presidente del Parlamento si è dimesso, adducendo motivazioni di salute. E’ stato sostituito da Oleksander Turchynov, il quale ha ricevuto nella giornata di domenica anche l’incarico di presidente e capo del governo ad interim. Anche il ministro degli interni è stato sostituito da Arsen Avakov, il quale ha ordinato che 64 manifestanti incarcerati nei giorni scorsi venissero liberati domenica 23 febbraio. Sempre il parlamento ha riportato in vigore la Costituzione del 2004 e annunciato che il 25 maggio si terranno nuove elezioni. Mentre Yanukovych si dirigeva a Kharkiv, da quest’ultima tornava verso Kiev l’ex primo ministro Yulia Tymoshenko, liberata dopo l’intervento del parlamento.

LE REAZIONI – Yanukovych non è rimasto in silenzio di fronte a tutto questo. In una intervista televisiva ha condannato la piega presa dagli eventi, definendo i manifestanti come “banditi che terrorizzano il Paese” ed ha inoltre annunciato che non ha intenzione di rassegnare le dimissioni. Voci si sono rincorse su una sua fuga all’estero, ma non si hanno notizie precise sulla localizzazione dello spodestato Presidente. Nel frattempo sono giunte anche voci su preparativi nella parte orientale in vista di una divisione in due dello Stato, da una parte l’Ucraina occidentale, allineata con l’indirizzo dei manifestanti, e dall’altra la parte russofila della nazione; tuttavia questo intento è stato smentito dal governatore regionale di Kharkiv, sebbene non riconosca legittimità al corso degli eventi.

John Kerry con il Ministro degli Esteri russo Lavrov
John Kerry con il Ministro degli Esteri russo Lavrov

LE POSIZIONI ALL’ESTERO – Le posizioni degli USA sono state di sostegno all’azione intrapresa nel Parlamento ucraino e chiede il rispetto della sovranità, della integrità territoriale e della libertà di scelta da parte di tutti gli Stati; un chiaro messaggio alla Russia e riferito dal Segretario di Stato John Kerry a Lavrov, Ministro degli Esteri russo, durante una telefonata di domenica 23 febbraio. Per contro, il ministro russo ha riconosciuto che l’opposizione è riuscita effettivamente ha prendere il controllo del potere, ma che ciò è in palese violazione dell’accordo firmato il 21 febbraio da tutte le parti e che era stato sostenuto dagli stessi USA; una posizione che non manca di far rilevare la contrarietà dei Russi alla piega degli eventi. Gli USA inoltre hanno esortato il futuro Governo di transizione a rivolgersi al Fondo Monetario Internazionale per negoziare una linea di credito al fine di scongiurare la bancarotta dello Stato. Anche l’UE si sta muovendo esplicitamente con la visita di Catherine Ashton in Ucraina per incontrare i membri del nuovo esecutivo e per scongiurare la frammentazione del Paese in due Stati distinti.

Matteo Zerini

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3 Commenti

  1. Indubbiamente la situazione deve essere gestita con estrema attenzione da parte degli attori coinvolti. L’Ucraina occupa un posto molto importante nella politica di Mosca e, soprattutto, appartiene all’area cosiddetta di “Vicino Estero”, dove la Russia ha interessi enormi sotto molti punti di vista, dal semplice prestigio (per retaggi storici e culturali) fino a considerazioni economiche e militari.
    La Federazione ha già saputo dimostrare che è disposta ad intervenire qualora percepisca i propri interessi in pericolo, si veda il caso della Georgia nel 2008, e nel caso ucraino, appunto, sono enormi.
    Per evitare che percepisca un tale pericolo, gli altri attori internazionali devono intervenire coordinandosi con Mosca, includendola invece che escludendola, ed abbandonando la logica di confronto con l’ex avversario a favore di un approccio di dialogo in cui Mosca è partner di eguale rango.
    In questo modo, a parer mio, la crisi può concludersi senza ulteriori degenerazioni e creando le basi per la ricerca di un punto di equilibrio tra le esigenze delle due anime della nazione ucraina.

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