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La precaria tregua nelle proteste che era stata raggiunta alcuni giorni fa è stata spazzata via in un attimo dagli scontri esplosi attorno a mezzogiorno di martedì 18 febbraio. Ecco un aggiornamento sulla situazione

IL VASO TRABOCCA – Sembrava si fosse giunti ad una tregua tra manifestanti e governo dopo che il Parlamento aveva approvato un’amnistia per tutti gli arrestati in relazione alle proteste; i manifestanti in cambio avevano abbandonato l’occupazione di alcuni edifici governativi. Ma martedì 18 febbraio, la mobilitazione della folla per fare pressioni sulla Verkhovna Rada (il parlamento ucraino), che stava discutendo un progetto di riforme costituzionali per la riduzione dei poteri del presidente, ha incontrato il cordone delle forze dell’ordine per bloccare l’avanzata dei manifestanti.

GLI SCONTRI – Sono scoppiati verso mezzogiorno e sono durati per tutta la giornata, violentissimi nella forma ed estesi a tutto il Paese. Nella mattinata di giovedi’ 20 febbraio, fonti ufficiali attestavano il bilancio a 28 morti, di cui 9 tra le fila delle forze dell’ordine. Nella notte tra martedì e mercoledì, gli agenti anti-sommossa hanno tentato per l’ennesima volta di sgomberare gli accampamenti di Maidan Nezaleshnosti, Piazza dell’Indipendenza, riuscendo solo in parte nel tentativo. Tra i tre maggiori leaders dell’opposizione sono degni di nota le dichiarazioni di Vitaly Klitschko mentre arringava la folla in piazza: “Questa è un’isola di libertà e noi la difenderemo”. Una testimonianza di risolutezza dell’opposizione, se ancora fosse da dimostrare, nella conduzione del confronto con Yanukovych. Mercoledì 19 febbraio, scontri meno intensi hanno continuato ad aver luogo.

FUORI KIEV– Ciò che è degno di nota è che le manifestazioni e gli scontri non sono più confinati nella capitale ucraina; oramai tutto il Paese è in subbuglio. Gli uffici dei partiti di opposizione Batkivshchyna e Svoboda sono stati attaccati nella notte con bottiglie molotov nella città di Cherson, nella penisola di Crimea, zona dell’Ucraina dove sono forti le influenze russe sulla società e maggiore il sostegno all’attuale presidente. Sono molti anche gli episodi di proteste e scontri di forze antigovernative. Da citarsi i casi di Lviv, al confine con la Polonia, dove manifestanti hanno preso d’assalto uffici amministrativi ed il sindaco, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa UNIAN, avrebbe postato su Facebook quanto segue, rivolgendosi ai servizi di sicurezza: “Uscite ed usate le armi per proteggere il popolo, la vostra famiglia, i vostri vicini, i vostri amici”. E continua: “Siate consapevoli che la più piccola aggressione da parte vostra contro il popolo incontrerà una reazione ben maggiore”. Sempre a Lviv, il Parlamento locale ha invece condannato il Presidente ucraino per i suoi atti contro il popolo, affermando inoltre che non ascolterà più gli ordini provenienti da Yanukovych e che si assumerà “la piena responsabilità per il destino della regione e dei suoi abitanti”.

Credits: REUTERS/Stringer
Agente dell’anti-sommossa colpito da una molotov
Credits: REUTERS/Stringer

LA REAZIONE DI WASHINGTON – La condanna della comunità internazionale è stata unanime, sebbene con alcuni distinguo. La posizione statunitense è stata ben espressa dal Vice Presidente Biden il quale ha affermato che gli USA condannano la violenza da qualunque lato essa provenga, ma che allo stesso tempo il governo di Kiev ha particolari responsabilità per l’allentamento delle tensioni. Pyatt, ambasciatore americano in Ucraina, ha dichiarato: “La crisi può ancora essere risolta con il dialogo, ma coloro i quali, da entrambi i lati, fomentano la violenza, espongono se stessi alle sanzioni”. Queste posizioni sono state poi ribadite da Obama stesso durante la propria visita in Messico; il presidente ha affermato: “Riteniamo il governo ucraino responsabile di assicurarsi che stia agendo con manifestanti pacifici in una maniera appropriata. […] Monitoreremo da vicino la situazione, […] ci saranno conseguenze se le persone supereranno il limite”.

Obama all'arrivo in Messico
Obama all’arrivo in Messico

LE REAZIONI IN EUROPA – Catherine Ashton ha annunciato che i ministri degli Esteri dell’UE si riuniranno giovedì 20 febbraio a Bruxelles per discutere della situazione, con l’opzione sul tavolo di sanzioni nei confronti degli individui responsabili dello spargimento di sangue. Il ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, non esita ad additare Yanukovych come responsabile ultimo di quanto sta accadendo, accusandolo di avere le mani sporche del sangue dei morti nelle proteste. Il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino ha affermato che non esiste “alcuna vera alternativa alla ripresa del dialogo, che l’UE intende sostenere con il massimo impegno. In caso di continuazione delle violenze, non escludiamo il ricorso a misure restrittive eccezionali“.

LA POSIZIONE RUSSA – Non manca la condanna russa per quanto successo nel Paese vicino, ma accusa le istituzioni europee di non aver riconosciuto nei leader dell’opposizione i veri colpevoli dell’accaduto, il cui intento sarebbe di sovvertire il potere con la forza. In una dichiarazione ufficiale del ministero degli Esteri russo si legge: “Come risultato dell’attività criminale di frange radicali dell’opposizione, la scorsa notte abbiamo assistito ad uno spargimento di sangue a Kiev ed in altre città”. Continuano inoltre le accuse da parte russa verso gli Stati Uniti, rei di voler imporre un determinato corso all’azione del governo ucraino.

UNA SPERANZA RIMANE – Steven Pifer, ex ambasciatore statunitense a Kiev, ha affermato che le immagini cui assistiamo sono quelle di una zona di guerra. La possibilità di dialogo tra Governo ed opposizione che sembrava intravedersi fino al 18 febbraio sembra sia svanita. Pifer ha inoltre sostenuto che il tentativo di sopprimere con la forza il dissenso è destinato a creare null’altro che ulteriore avversione verso le autorità responsabili, portando così ad un irrigidimento delle posizioni e di conseguenza alla scomparsa di ogni possibile soluzione pacifica. Nonostante l’opinione di Pifer e le accuse verso l’opposizione di tentato colpo di stato provenienti da Yanukovych non abbiano lasciato ben sperare, nella tarda serata di mercoledì 19 febbraio è stata annunciata una tregua tramite un comunicato ufficiale pubblicato online a seguito di un incontro tra governo e leader dell’opposizione. Nell’annuncio si legge che questo sviluppo apre ai negoziati con l’opposizione per “la cessazione dello spargimento di sangue e la stabilizzazione della situazione nel Paese nell’interesse della pace civile”. Un segno che, unitamente alla sostituzione del capo delle forze armate, lascia che permanga una speranza di soluzione pacifica. Nonostante la tregua, tuttavia, nuovi scontri hanno avuto luogo nella capitale.

Matteo Zerini

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