Viktor Yanukovich ritratto in un murales.
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Il Giro del Mondo in 30 Caffè – La battaglia della Poltava, nel 1709, vide la contesa tra Svezia e Russia sull’Ucraina. La storia si ripete con l’UE al posto degli scandinavi. I media italiani sono stati riempiti delle immagini delle proteste di massa che hanno travolto l’Ucraina a partire da Novembre. Ora viene dedicata meno attenzione a quanto sta accadendo in questa parte di Europa orientale,ma la situazione è ancora precaria e fluida. Cosa ha fatto scaturire questa ondata di proteste e quali sono gli interessi in gioco? 5 domande e 5 risposte sulla questione.   1) Cosa ha dato il via agli eventi? – Nel novembre dello scorso anno il governo di Kiev avrebbe dovuto partecipare ad un importante incontro tra Unione Europea e Stati del Partenariato Orientale, al fine di siglare significativi accordi di libero scambio. L’improvvisa marcia indietro ucraina a favore di un accordo con la Federazione Russa ha suscitato le ire di molti, portando in piazza, a partire dalla notte del 21 novembre, centinaia di migliaia di Ucraini. Il movimento di protesta, politicamente composito e presto ribattezzato Euromaidan (letteralmente “Europiazza”), è stato inizialmente pacifico, ma la dura reazione e l’intransigenza del governo di Kiev hanno causato in breve un’escalation nei toni e nelle richieste della piazza, nonché all’irruzione della violenza nel fenomeno di protesta.  2) Cosa desiderano gli Ucraini? – La marcia indietro del governo Azarov e del presidente Yanukovych ha scatenato il malcontento che da tempo serpeggia in una larga fetta della popolazione. Le richieste principali della protesta sono le seguenti: il termine della repressione nei confronti dei manifestanti, il riavvio del dialogo con l’Unione Europea (con l’obiettivo ultimo dell’integrazione) e le dimissioni del governo e di Yanukovych. Ciò che si nasconde dietro la protesta è comunque uno scontento nei confronti di una situazione economicamente difficile, aggravata da un sistema corrotto ed incapace di mediare tra le due anime che contraddistinguono il paese: la prima è appunto quella filo-occidentale, rappresentata dai manifestanti e incarnata nella figura dell’ex primo ministro Tymoshenko; la seconda è quella filo-russa (in Ucraina vi è una vasta minoranza russa), che osteggia l’integrazione ad occidente, preferendo legami più stretti con Mosca. La sensazione di essere ostaggi in una disputa geopolitica tra Europa e Russia è largamente diffusa nella popolazione, contribuendo ad esacerbare gli animi. 3) Quali sono gli interessi europei in gioco? – Bruxelles è interessata ad ampliare la propria collaborazione ed approfondire il grado di integrazione con l’Ucraina. Il Partenariato Orientale, lanciato nel 2009 e parte della Politica di Vicinato, ha costituito la cornice dell’attuale collaborazione tra L’Unione e Kiev. L’obiettivo di Bruxelles è quello di avviare un processo di riforma nel Paese, al fine di rilanciare l’economia e migliorare lo stato di diritto, anche in un’ottica di possibile futuro allargamento dell’Unione in tale area europea. Le offerte di aiuto economico sono sintomatiche e tramite la clausola condizionale esplicitano la volontà dell’Europa di vedere avviate le riforme a Kiev.

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4) Quali sono invece gli interessi russi? – Dal canto suo Mosca desidera mantenere la propria influenza sul vicino, sia per una questione di identità e prestigio sia per questioni economiche. Kiev rappresenta il luogo di nascita dell’identità russa e Mosca non può accettare che la “Piccola Russia” si allontani dalla propria sfera di influenza. L’Ucraina è uno degli spazi fondamentali del cosiddetto Blijnee Zarubejie (Vicino Estero), un’area coincidente con lo spazio ex-sovietico, nella quale gli interessi del Cremlino devono essere tutelati e privilegiati rispetto a quelli di qualunque altro attore. Perdere Kiev sarebbe un’inaccettabile perdita di prestigio ed un vulnus alla sicurezza dello Stato. Inoltre, sono ingenti gli interessi economici di Mosca: dall’Ucraina transita una larga parte delle esportazioni di gas e sono numerosi gli investimenti, aiuti e accordi di cooperazione che la Russia ha avviato nel corso degli anni. 5) Come evolve la situazione?- Le proteste non si sono allentate, nemmeno dopo che i manifestanti hanno ottenuto le dimissioni del governo di Azarov (28 gennaio) e l’abrogazione delle neo-approvate leggi anti-protesta, che avevano causato un aumento di intensità negli scontri con le forze dell’ordine. Giovedì 6 febbraio un ordigno è esploso nel quartier generale delle forze di destra che si oppongono alla svolta filo-russa, ferendo due persone. Le forze dell’ordine affermano che l’ordigno stava venendo fabbricato dai manifestanti, mentre questi ultimi sostengono che gli sia stato recapitato da un uomo che parlava ucraino con accento russo. Oltre a ciò, nella tarda sera di martedì 11 febbraio, un giudice trentaquattrenne, Alexander Lobodenko, è stato assassinato a colpi di pistola: aveva recentemente condannato agli arresti domiciliari dei manifestanti. In un tale contesto, nel quale la violenza è ormai fuoriuscita dalle semplici proteste e scontri durante le manifestazioni, Yanukovich ha tentato l’apertura alle opposizioni, proponendo un governo di coalizione con l’opposizione, proposta rifiutata da quest’ultima, che non accetta di dividere incarichi di governo con l’attuale maggioranza parlamentare. L’Ucraina è quindi ora intrappolata in una crisi dai considerevoli risvolti geopolitici. Nel giugno 1709, a seguito della battaglia di Poltava, l’Ucraina diventava parte della Russia imperiale, segnandone il passaggio dall’influenza svedese a quella russa; a cavallo tra il 2013 ed il 2014 l’Ucraina è di nuovo contesa fra due attori, l’Unione Europea (e gli Stati Uniti dietro di essa) e la Federazione Russa, in una nuova Poltava combattuta non solo con la forza (degli Ucraini), ma anche tramite leve economiche e politiche. Matteo Zerini
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3 Commenti

  1. In effetti, Mattia, sarebbe stato meglio utilizzare un’espressione come “al fianco dell’UE”. Come sottolinei tu, gli USA preferiscono agire tramite propri contatti diretti piuttosto che affidarsi all’azione dell’Unione, giudicata da alcuni funzionari di Washington in termini piuttosto netti, come testimonia il commento della Nuland.
    La ringrazio per il contributo!

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