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Sono i BRICs, ovvero Brasile, Russia, India e Cina, i cui leaders si sono incontrati il 16 giugno. Hanno davvero le carte in regola per divenire le nuove grandi potenze globali?

IL NUOVO CHE AVANZA – Sono quattro e insieme formano l’acronimo, divenuto abbastanza popolare negli ultimi anni, “BRICs”, che corrisponde alle iniziali di Brasile, Russia, India e Cina. Dalla stragrande maggioranza degli analisti e della stampa vengono additati come le superpotenze del XXI secolo, ma hanno (o meglio, riusciranno ad avere) i requisiti necessari per dare vita ad un nuovo ordine globale? Da quando la crisi economica ha colpito gli Stati Uniti c’è pressoché unanimità nel dichiarare la fine dell’egemonia di Washington nelle relazioni internazionali e il successo economico conseguito dai “fantastici Quattro” negli ultimi anni lascia presumere che sia in atto un processo di redistribuzione del potere globale. 

L’INCONTRO IN RUSSIA – I rappresentanti dei BRICs (Lula da Silva per il Brasile, Dimitri Medvedev per la Russia, Manmohan Singh per l’India e Hu Jintao per la Cina) si sono incontrati il 16 giugno a Ekaterinburg per mostrare al mondo la reciproca volontà di collaborare per cambiare le “regole del gioco” che stanno alla base dell’attuale ordine internazionale. Tra le proposte principali, quelle di riformare le istituzioni finanziarie internazionali e di soppiantare il dollaro come unità di conto per gli scambi internazionali. Se la prima questione sembra concretamente realizzabile (Brasile e Cina stanno ormai diventando creditori, e non più debitori, del Fondo Monetario Internazionale), sembra invece difficile che i “verdoni” possano essere sostituiti da reais, rubli, rupie o yuan. La Cina, infatti, è il principale detentore di riserva monetaria straniera in dollari, e un brusco abbassamento del loro valore non gioverebbe alle casse di Pechino. Inoltre le quattro economie sono troppo diverse tra loro per dare vita ad un asse realmente integrato e concorde. La Russia è un Paese troppo fragile e dipendente dalle esportazioni di gas, mentre l’India possiede ancora enormi sacche di povertà e sottosviluppo

IL BRASILE IN PRIMA FILA? – L’attore che potrebbe stupire maggiormente nei prossimi anni è il Brasile. La potenza sudamericana è diventata ormai un attore riconosciuto e stimato globalmente, in grado di farsi molti amici e pochi (finora) nemici. L’economia carioca non è immune dalla crisi ma ne uscirà in maniera migliore rispetto a molti altri Stati. Inoltre, il Brasile può vantare un’amicizia abbastanza solida con gli Stati Uniti: ciò consente di giocare un ruolo attivo già all’interno dell’attuale sistema internazionale e non solo dall’esterno con tentativi riformatori. Questo è l’ultimo anno di Lula al Governo: il presidente ha candidato come sua “erede” una donna, Dilma Rousseff. Anche in questo il Brasile sarà simbolo del cambiamento globale? 

Davide Tentori

17 giugno 2009 redazione@ilcaffegeopolitico.it  

 

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Davide Tentori

Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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