Impressione pittorica di un lanciatore per missili RT-2PM Topol (SS-25 per la NATO).
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Miscela Strategica – All’arma nucleare viene spesso associata l’idea di un’arma destinata alla deterrenza e non all’impiego, secondo quanto si è abituati a pensare in base al ruolo che questi arsenali hanno esercitato nel corso della Guerra Fredda. Ma che ruolo ha l’arma nucleare oggigiorno secondo la Russia? La dottrina d’impiego di tali armi è cambiata?

LA DOTTRINA MILITARE – Nel 2010 è stata adottata l’attuale dottrina militare della Federazione. Essa comprende una serie di concetti fondamentali per la comprensione delle politiche per il settore militare che il Cremlino intende seguire, nonché delle sue percezioni e timori. Per quanto riguarda l’impiego dell’armamento nucleare, si nota che la teoria del suo utilizzo non è confinato ad un ruolo di deterrenza, con vincolo di “no first-use”. La Federazione è ora disposta a ricorrere all’opzione nucleare anche qualora essa fosse la prima a farvi ricorso; e non solo in una guerra su “larga scala”, ma anche in guerre “regionali”.

PER MEGLIO INQUADRARE – E’ utile riportare quanto afferma la dottrina stessa, al fine di meglio comprendere in che contesti è ipotizzabile che i Russi facciano ricorso al nucleare. Una guerra regionale è definita come “una guerra che coinvolge due o più Stati nella stessa regione intrapresa da forze armate nazionali o di coalizione che includa l’utilizzo di mezzi d’attacco sia convenzionali che nucleari nel territorio della regione e nelle acque e spazio aereo (spazio) adiacenti, nel corso della quale le fazioni perseguono importanti obiettivi politico-militari”. In riferimento all’opzione nucleare, la dottrina del 2010 prevede quanto segue: “La Federazione Russa si riserva il diritto di utilizzare armi nucleari in risposta all’utilizzo di armi di distruzione di massa nucleari o di altro tipo contro di essa e/o i suoi alleati ed anche nel caso in cui l’aggressione contro la Federazione Russa includa l’utilizzo dei soli armamenti convenzionali qualora gli interessi vitali dello Stato siano sotto minaccia”.

Un sottomarino classe Borei, destinato a ricevere il missile balistico nucleare Bulava.
Un sottomarino classe Borei, destinato a ricevere il missile balistico nucleare Bulava.

L’ EVOLUZIONE – La prima enunciazione della rinuncia al principio di “no first-use” è avvenuta nel lontano 1993. La dottrina militare risalente a quell’anno eliminò appunto tale vincolo, ma manteneva allo stesso tempo alta la soglia per l’utilizzo del nucleare, limitandone l’impiego alle sole guerre su “larga scala” (nella terminologia russa del tempo ciò significava una guerra contro la NATO). Il passo successivo fu la dottrina militare del 2000: si afferma che ordigni nucleari possono essere impiegati non solo in risposta ad un precedente attacco nucleare, ma anche in risposta ad un attacco con altre armi di distruzione di massa e ad “attacchi su larga scala condotti con armi convenzionali” ammesso che si sia creata “una situazione critica per la sicurezza nazionale della Federazione Russa”. Si escludeva l’escalation solo qualora gli Stati coinvolti non possedessero armi nucleari e partecipassero al regime creato dal NPT (Trattato di non-proliferazione nucleare). Si giunge quindi allo stato attuale, esplicitato dalla parte del documento russo sopracitata e che sancisce l’ulteriore abbassamento della soglia per il ricorso all’opzione nucleare (guerre regionali e non più solo di “larga scala”).

LE RADICI PROFONDE – Sono posizioni forti quelle espresse nella dottrina russa, ma sono giustificate dalle ragioni profonde che hanno portato ad affermarli. A seguito del crollo dell’Unione Sovietica, le forze convenzionali di quest’ultima hanno subito un grave indebolimento della propria posizione sotto ogni aspetto, specie in rapporto a quelle disponibili alla NATO. Ciò ha portato i vertici politico-militari della Federazione a incrementare l’importanza che l’arsenale nucleare assume, abbassando la soglia per il suo impiego. La logica è la seguente: dove avessero fallito le forze convenzionali, sarebbero intervenute quelle nucleari. Il maggior numero di ambiti nei quali risulta quindi ipotizzabile il ricorso a queste armi di distruzione di massa aumenta la loro capacità di deterrenza, colmando vuoti creati dall’indebolimento degli apparati convenzionali. In sintesi, questo progressivo abbassamento delle soglie è dovuto alla percezione delle proprie debolezze sul piano convenzionale da parte russa. Fintantoché permarrà questa percezione (alla quale sono chiamati a dare una risposta soprattutto il processo di riforma delle Forze Armate in corso dal 2008 e GPV 2020), Mosca si riserberà il diritto ad un più vasto ventaglio di ipotesi nelle quali fare ricorso all’opzione nucleare.

Matteo Zerini

Dislocazione ufficiale dei vettori nucleari russi e le loro "facilities" logistiche. (Fonte: russianforces.org) - Clicca per ingrandire.
Dislocazione ufficiale dei vettori nucleari russi e le loro “facilities” logistiche. (Fonte: russianforces.org) – Clicca per ingrandire.

 

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