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mercoledì 26 Febbraio 2020
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    Attacco alle NGOs?

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    Un’iniziativa del Parlamento israeliano mira ad istituire una commissione che indaghi le fonti di finanziamento delle NGOs (Organizzazioni Non Governative) israeliane filo-palestinesi. La destra le accusa di ricevere finanziamenti da governi ostili ad Israele per fare propaganda contro l'esercito e delegittimare lo stato ebraico.

    LA COMMISSIONE – Ad inizio gennaio il parlamento israeliano ha promosso (47 a favore, 16 contro) l'istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulle fonti di finanziamento delle NGOs (Organizzazioni non Governative) israeliane, per accertare quali siano gli stati che le finanziano, cosa chiedano in cambio, e verificare possibili collegamenti con organizzazioni terroristiche.

    In vista del voto definitivo l’opposizione si è mobilitata sulla stampa e in piazza. L'obiettivo è bloccare quella che è ritenuta una mossa mirata a minare l'immagine pubblica dell'opposizione come movimento nazionale, anche se dissidente rispetto alle politiche governative.

     

    GLI ARGOMENTI – La destra rivendica il provvedimento come un atto di trasparenza. Le NGOs sono accusate di fare propaganda tra i giovani israeliani per convincerli a cercare di aggirare il servizio militare (in Israele è obbligatorio, dura 3 anni per gli uomini e 2 per le donne, e prevede il servizio attivo nei territori) e di calunniare le forze armate, svolgendo un ruolo centrale nel delegittimare lo stato ebraico agli occhi nell'opinione pubblica mondiale. L'attività delle organizzazioni fornirebbe argomenti a chi organizza le campagne di boicottaggio, sanzioni e disinvestimento, che mirano a strangolare economicamente il paese; non sarebbe frutto della spontanea iniziativa di una parte della società civile, bensì finanziata e guidata da governi ostili.

     

    L'accusa più grave è quella di collegamento con gruppi terroristici. L'unica prova presentata a sostegno è un rapporto dell'American Center for Democracy (link alla parola “rapporto”http://www.jpost.com/Opinion/Columnists/Article.aspx?id=203545), secondo il quale un fondo istituito dalla lega araba (l’Islamic Development Bank), che ha finanziato una delle NGOs sotto accusa, avrebbe anche compensato le famiglie dei kamikaze palestinesi nel corso della Seconda Intifada(2000-2006). La NGO in questione ha risposto che quel finanziamento costituisce minima parte delle loro risorse(2%) e che l'Islamic Development Bank e' coinvolta solo indirettamente: i soldi vengono trasferiti dal fondo Development Centre con base a Ramallah, a sua volta finanziato dalla Welfare Association. Quest’ultima ha un bilancio di 30 milioni di dollari provenienti dalla US Agency for International Development, dalla Banca Mondiale, dalla UE, dal Canada, dalla Ford Foundation, dal Princess Diana Memorial Fund, e, anche, dall’Islamic Development Bank, il quale ha contribuito con 800 mila dollari.

     

    L’opposizione denuncia il clima da caccia alle streghe e i rischi per la democrazia derivanti da una commissione parlamentare investita di poteri giudiziari e incaricata di giudicare avversari politici. Ha evidenziato inoltre come la persecuzione statale delle NGOs sia più degna di un regime autoritario moderno che di uno stato democratico, criticandone i promotori: il partito nazionalista Yisrael Beiteinu del Ministro degli Esteri Avigdor Lieberman.

     

    NGO's – I territori palestinesi sono una delle aree più diffusamente monitorate al mondo. Negli ultimi 30 anni diverse NGOs hanno documentato quella che definiscono sistematica violazione dei diritti umani dei palestinesi da parte dell'esercito israeliano. Il tipo di violazioni riscontrate sono inadeguatezza dell’accesso alle strutture sanitarie, demolizione di case, violenze ai checkpoints, imprigionamenti arbitrari, torture, uccisioni immotivate e restate impunite. Tuttavia e' il lavoro delle NGOs israeliane ad essere politicamente più esplosivo: essendo il loro personale composto di ebrei israeliani, la loro attività non è liquidabile con l'accusa di antisemitismo.

     

    OBIETTIVO – La destra israeliana è consapevole della minaccia rappresentata dalla credibilità del lavoro di queste NGOs; non potendone intaccare l’immagine all’estero, tenta di screditarle agli occhi dell'opinione pubblica interna, facendo leva sul sentimento nazionale (molto sentito in Israele).

    La commissione sulle NGO e' l'ultimo di una serie di discussi provvedimenti (link alla parola provvedimenti), promossi dal partito di Lieberman. Tra questi il diritto per le singole comunità di impedire ad elementi culturalmente non conformi agli usi della comunità stessa (principalmente arabi in comunità ebraiche) di risiedere nel proprio territorio, la legge per perseguire chi fa campagna a favore del boicottaggio di Israele, la legge per revocare la cittadinanza per i colpevoli di tradimento o terrorismo.

    Il deterioramento dell’immagine di Israele sulla scena internazionale presenta alla destra israeliana l'occasione di attaccare ulteriormente l'opposizione scaricando sul lavoro degli attivisti filo-palestinesi la colpa del crollo d’immagine dello stato ebraico.

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    POSTA IN GIOCO – La sinistra sostiene che la politica della destra verso la questione palestinese, ovvero la mancanza di concessioni viste come vitali condizioni di un accordo di pace, sia una strada senza uscita. Israele non potrà continuare a lungo controllare i territori senza garantire agli abitanti i pieni diritti politici, e presto si troverà di fronte ad un bivio: annettere i territori palestinesi, o permettere la creazione di uno stato Palestinese. Annettendo i territori, gli ebrei sarebbero ridotti in pochi anni a minoranza nel paese, e potrebbero mantenere il controllo dello stato solo privando gli arabi dei diritti politici, rendendo Israele uno stato a democrazia di fatto limitata. Alla luce di questo scenario, la sinistra argomenta che, per conservare la natura ebraica e democratica di Israele, il paese debba rassegnarsi a cedere il controllo dei territori biblici di Giudea e Samaria (la Cisgiordania) ai palestinesi, per costruirsi il proprio stato. La sinistra sostiene inoltre da tempo che l’occupazione, il dominio su un altro popolo, stia distruggendo moralmente la società israeliana, rendendola progressivamente razzista e intollerante verso tutto ciò che è arabo. E i rapporti delle NGOs non farebbero che provarlo.

    I ripetuti fallimenti del “processo di pace” hanno gravemente compromesso la popolarità della narrativa della sinistra, mentre la destra ha incrementato consenso e voti predicando sicurezza, intransigenza ed unilateralismo. Vivendo il logoramento delle proprie posizioni e senza disporre di una politica alternativa, la sinistra israeliana in questa battaglia corre, quindi, un rischio mortale: vedere messa in discussione la stessa legittimità delle proprie posizioni storiche nel dibattito pubblico.

    Luca Nicotra

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

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