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Prima uniti sotto il dominio inglese, poi separati a partire dall’indipendenza nel 1965, questi due paesi, così vicini e così diversi, hanno visto il loro sviluppo intrecciarsi negli ultimi cinquant’anni. Oggi sono allo stesso tempo complici e avversari nel mercato globale. Particolarmente spinoso è il loro rapporto riguardo al problema dell’acqua 

CHI SONO? – Singapore, città-Stato passata da umile villaggio di pescatori a “Svizzera dell’Asia”, grazie alla sua posizione strategica sullo stretto di Malacca e ad una gestione estremamente efficiente e rigida della cosa pubblica, ha registrato tassi di crescita al di sopra del 5 per cento per oltre 30 anni. Oggi è una delle metropoli più ricche e dinamiche al mondo. Con un reddito pro capite di oltre 50 mila dollari, Singapore è diventata il simbolo dell’ascesa e dell’opulenza Asiatica. Da molti anni le auto di lusso hanno sostituito i tradizionali tuc tuc e la vegetazione esotica è stata tenuta a freno per far spazio a grattacieli luccicanti e alberghi a cinque stelle. Camminando per Orchard, la via dello shopping, brand italiani e francesi fanno a gara per impressionare con le loro dimensioni e strutture. I negozi sono nuove cattedrali che riflettono la religione delle 5C del consumo: Condo, Car, Cash, Credit-card e Country-club.

A Kuala Lumpur in Malesia si respira un’aria diversa. Il paese è uno dei meno popolati e più avanzati del Sudest Asiatico, 25 milioni di abitanti e una crescita media dello 6.5% a partire dall’indipendenza. Tuttavia l’atmosfera è caotica, il centro della capitale trasandato, la vegetazione straripante e onnipresente, come le scimmie, che si notano non appena si esce dal cuore della città. Lungo la modernissima metropolitana di Kuala Lumpur, che verrà completata nel 2016, ai quartieri residenziali in costruzione si alternano grattacieli ingrigiti dallo smog, baraccopoli di lamiera e piantagioni di palme.

Il fortissimo sostegno del governo all’industrializzazione rapida ha fatto sì che oggi la Malesia possa vantare un sistema d’infrastrutture e istituzioni per la ricerca tra i più avanzati dell’Asia.

IL PROBLEMA DELL’ACQUA – I due Paesi sono indissolubilmente legati dalla loro posizione geografica, dai trascorsi storici e dalla vicinanza di lingua ed etnia. Il rovescio della medaglia sta nelle continui dissidi che hanno accompagnato lo sviluppo di queste economie sin dall’indipendenza. Queste tensioni hanno più volte superato la semplice rivalità tra vicini di casa.

Tra i due Paesi le questioni sul tavolo sono numerose, ma il problema principale, parzialmente irrisolto, è quello dell’acqua. Da sempre Singapore dipende dalle risorse idriche dello stato malese Johor, con il quale è in vigore un trattato che assegna a Singapore 950 milioni di litri al giorno d’acqua fino al 2061 provenienti dal fiume Johor.

Singapore avrebbe dovuto pagare inizialmente 3 cents RM (ringhit malesi) per 1000 galloni (3700 litri) d’acqua.

Negli anni la contesa si è concentrata sul fatto che l’accordo prevede l’allineamento della tariffa di fornitura a tre indici: costo del lavoro, energia e spese di manutenzione. Sebbene la Malesia si sia impegnata a non tagliare le forniture d’acqua al vicino, la possibilità che ciò accada è sempre stata evidente e spesso utilizzata come arma di pressione politica. Inoltre, le continue richieste di aumento nel prezzo di fornitura sono state interpretate da Singapore come minacce ingiustificate, visto che la città si è fatta carico della costruzione e della mantenimento degli impianti e delle strutture per il trasporto dell’acqua da Johor.

Uno scorcio del caotico centro citta' di Kuala Lumpur
Uno scorcio del caotico centro citta’ di Kuala Lumpur

OGGI – Negli ultimi anni le tensioni tra i due paesi si sono notevolmente allentate, complice anche il cambio della guardia nei rispettivi governi. Nel 2003, lo storico leader Malese Tun Dr. Mahathir ha lasciato lo scettro al più moderato Abdullah Badawi (in caria fino al 2009), che ha sin da subito favorito la cooperazione tra i due paesi.

Oggi Malesia e Singapore più che rivali sono partner commerciali. Nel 2013 si sono scambiati merci per 10 miliardi di dollari e nel 2012 Singapore è stato il sia primo investitore in Malesia, sia la prima destinazione d’investimento per Kuala Lumpur, per una cifra che ammonta a circa 25 miliardi di dollari per ciascun Paese.

Tuttavia, per Singapore l’obiettivo è di arrivare all’indipendenza idrica prima della scadenza dell’accordo nel 2061, per questo dal 2003, quando la città si riforniva ancora per circa il 50% dall’acqua di Johor, i negoziati con Kuala Lumpur sono stati lasciati in sospeso.

Nell’ultimo decennio Singapore ha investito massicciamente in impianti di purificazione e desalinizzazione, in nuove infrastrutture per riuso e raccolta di acqua piovana e infine per diversificare i suoi fornitori (Four Tap Strategy).

Nel 2010 la città ha inaugurato cinque nuovi impianti per il trattamento dell’acqua che coprono circa il 40% del fabbisogno odierno e producono acqua più pura di quella naturalmente disponibile nella stessa Singapore. Questi impianti, chiamati “Newater”, aumenteranno gradualmente la loro produzione fino a coprire il 50% del fabbisogno nazionale, che si prevede raddoppierà prima del 2060.

Kuala Lumpur per ora sembra stare a guardare. Molti parlano di Davide e Golia, ma forse la vera sfida sta proprio nella cooperazione.

Valeria Giacomin

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Valeria Giacomin

Laurea Triennale in Finanza presso l’università Bocconi nel 2009, Double Degree in International Management con la Fudan University di Shanghai tra il 2009 e 2011 e master di secondo livello in Economia del Sud Est Asiatico presso la SOAS di Londra nel 2012. Più di due anni in giro per l’Asia e gran voglia di avventura. Tra il 2010 e il 2012 ho lavorato in Vietnam come analista, a Milano come giornalista e a Città del Capo presso una compagnia e-commerce.
Le mie aree d’interesse sono il commercio internazionale, business development e dinamiche di globalizzazione nei paesi emergenti, in particolare nel settore delle commodities agricole.
Dal 2013 sono PhD Fellow in Danimarca presso la Copenhagen Business School. Sto scrivendo la mia tesi di dottorato sull’evoluzione del mercato dell’olio di palma in Malesia e Indonesia e più in generale seguo progetti di ricerca sul settore agribusiness in Sudest Asiatico.

1 commento

  1. Buonasera gent.ma Valera Giacomin, 
       mi chiamo Salvatore Zoroddu, sono un Geografo Nuorese, nato a Brescia, studioso del Continente Austronesiano o Maleo-Polinesiano, come si suol dire, che a parer mio corrisponde totalmente a quella regione del globo che prende il nome di Oceania ( anche se ho trovato dei pareri diversi al riguardo ). 
    Ho letto con molto interesse il Suo articolo: in Malaysia vige la libertà di culto, è ciò è stato un deterrente contro il terrorismo. Da quando questa Nazione ha conquistato l’indipendenza nel 1957, dopo una totale riforma sotto tutti i punti di vista, ha impostato la propria politica governativa nazionale su un sistema federale ( visione che contesto, poichè l’etnia dominante resta quella Malese: le uniche zone del Paese che dovrebbero godere di vera autonomia sono parte del Sabah e del Sarawak-nel Borneo-ove vi sono i Daiacchi del Mare ). 
    A Singapore si parla Malese: questa città, anticamente appartenente al Regno di Srivijaya, ed in quel periodo in ottime relazioni con la parte Nord dell’Isola di Sumatra ( con il quale condivide Lingua e cultura ), si fuse con la Federazione Malese, da cui vi si distacco’ nel 1965, per diventare uno dei centri finanziari più importanti dell’area Insulindica, e non solo. 
    Questa premessa l’ho fatta per dire che sia la ” Città del Leone “, che la terra dei pirati potrebbero convivere in pace, impostando la loro economia non sull’olio di palma, ma su un progetto comune eco-sostenibile. Anzi, io direi che la strada da seguire sia riscoprire un Nazionalismo solidale su base etnica, per riuscire anche a reclamare, uniti, tutti quei territori di Lingua Malese e, finalmente, unificare sotto un’unica bandiera la Grande Malaysia. 
    Grazie per avermi lasciato esprimere!
    Distinti saluti. 
    Salvatore Zoroddu.

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