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Il fenomeno rischia di passare sotto silenzio ma una diretta conseguenza della crisi finanziaria partita dalle banche statunitensi nel 2007 è l’accresciuta disparità nella distribuzione delle risorse alimentari globali

UN FENOMENO IN CRESCITA – Il land grabbing, pur privo di statistiche ufficiali, sta assumendo dimensioni mondiali per estensione e per incidenza sulle relazioni tra Stati.

Multinazionali, fondi d’investimento, hedge funds e Stati sovrani hanno iniziato ad accaparrare terreni fertili da un decennio ma la tendenza è diventata massiccia dopo la crisi del 2007, quando l’esigenza di proteggere i capitali dalle imminenti, nuove e stringenti regolamentazioni si è fatta più sentita e contestualmente si è avvertita la necessità di diversificare gli investimenti. E’ così ricominciata la corsa alla terra ma con regole diverse da quella della conquista dell’est dei coloni ottocenteschi.

PERCHE’ L’ACQUISIZIONE – Africa e America Latina sono state le vittime, più o meno consapevoli, dei nuovi conquistadores. In cambio di un pugno di dollari e qualche posto di lavoro hanno svenduto ettari ed ettari alla nuova padrona dell’economia, la finanza. Chi sono i nuovi Cortés e Pizarro? Paesi che hanno disponibilità di capitali ma non spazio sufficiente per la propria sicurezza alimentare; come la Corea del Sud che ha comprato più di un milione di ettari in Madagascar. E paesi desertici che cercano di ridurre la propria dipendenza nutritiva dall’estero, come l’Arabia saudita.

La Cina, che vede crescere la domanda interna e di conseguenza l’inflazione, si è rivolta all’Europa dell’Est e si appresta anche a produrre vino avendo un piede nell’Unione Europea.

Ma c’è di più. La geopolitica del futuro sarà dominata dalla food security e dalla water security, armi più potenti di qualunque altra. Il sud est asiatico non sfugge alla regola del neo-colonialismo ed è preda di fondi giapponesi.

La sede della FAO a Roma
La sede della FAO a Roma

L’ASPETTO AMBIENTALE E LA GIUSTIZIA SOCIALE – L’accaparramento di terre presenta quindi aspetti agricoli. Operato su vastissima scala e spesso con monoculture intensive che sfruttano le risorse del terreno, attuato con massiccio ed incontrollato uso della chimica e lungi da qualunque programmazione o accordo di sostegno ai produttori locali sul modello della Pac europea, il land grabbing finisce per falsare la concorrenza in seno al Wto; il prezzo mondiale delle commodities, ad esempio il grano, non dipende più ormai dall’andamento del raccolto ma dalle contrattazioni nelle borse più importanti.

Il listino di Chicago governa il mondo del grano nell’occidente; le quantità aggiuntive fanno sì che al momento del raccolto il prezzo crolli per via della sovrapproduzione costringendo gli Stati ad acquistare quantitativi maggiori e facendo sostanzialmente fallire centinaia di produttori piccoli e non aggregati i quali sono costretti a cedere le produzioni future alle multinazionali ed ai fondi, ovviamente a prezzi ridicoli. A lungo andare il fenomeno potrebbe portare ad un oligopolio chiuso in grado di incidere pesantemente sulla geopolitica internazionale.

LE NUOVE ENERGIE RINNOVABILI – Un’altra finalità che ci spiega questa nuova “corsa alla terra” è la chiave di lettura energetica. Sappiamo che le energie fossili tra cinquanta anni finiranno ed il rischio è che il mondo si fermi. Nonostante gli allarmi lanciati le rinnovabili classiche, eolico e solare, sono ancora marginali. Ma i biocarburanti stanno avendo uno sviluppo incredibile, soprattutto in Brasile. Centinaia di migliaia di ettari vengono adibiti alla coltivazione di vegetali utilizzati come carburanti, in primis colza e mais. E’ vero che così si risparmiano emissioni e si rischia di centrare gli obiettivi di Kyoto ma si provocano altri tremendi danni. Le popolazioni locali hanno meno da mangiare perché sottraiamo intere regioni alla coltura di beni di sussistenza, magari bruciando la foresta pluviale per fare spazio alle cariossidi. E l’aumentata domanda ne farà salire il prezzo quindi finché lasceremo che la produzione agricola sia governata dalla regole della finanza gli equilibri geopolitici e la democrazia saranno decisamente a rischio.

IL RUOLO DELL’ONU – Le agenzie delle nazioni Unite che hanno sede a Roma (FAO) dimostrano ancora una volta la loro debolezza. Non riescono ad andare oltre ad una censura morale delle pratiche che abbiamo descritto perché alla fine debbono fare i conti con i governi nazionali; di fronte ad uno stato che non protesta perché cedere porzioni di terreno, magari poco utilizzato, a fronte di un (lievemente) aumentato reddito pro capite e a qualche posto di lavoro in più, viene visto spesso come un sacrificio non determinante (Stefano Liberti, Land Grabbing – Come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo, Minimum Fax). Forse il mondo sarà più ingiusto o forse stiamo andando verso la decrescita felice di Serge Latouche.

Andrea Martire

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Andrea Martire

Appassionato di America Latina, background in scienze politiche ed economia. Studio le connessioni tra politica e sociale. Per lavoro mi occupo di politiche agrarie e accesso al cibo, di acqua e diritti, di made in Italy e relazioni sindacali. Ho trovato riparo presso Il Caffè Geopolitico, luogo virtuoso che non si accontenta di esistere; vuole eccellere. Ho accettato la sfida e le dedico tutta l’energia che posso, coordinando un gruppo di lavoro che vuole aiutare ad emergere la “cultura degli esteri”. Da cui non possiamo escludere il macro-tema Ambiente, inteso come espressione del godimento dei diritti del singolo e driver delle politiche internazionali, basti pensare all’accesso al cibo o al water-grabbing.

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