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Il Giro del Mondo in 30 Caffè – Il primo gennaio si è insediato in Brasile il nuovo esecutivo, guidato da Dilma Rousseff, prima donna a governare il Paese. La Rousseff, scelta da Lula come suo “delfino”, raccoglie un'eredità molto pesante ed è chiamata a confermare gli straordinari successi ottenuti dal suo predecessore negli scorsi otto anni. Ecco le sfide che si pongono dinanzi al gigante sudamericano

L'EREDE DI LULA – Il momento di Dilma Rousseff alla fine è giunto. Il primo gennaio scorso il nuovo Presidente della Repubblica Federale Brasiliana, prima donna alla guida del Paese, si è insediato a Brasilia insieme all'esecutivo, formato da trentasette ministri. La Rousseff, che ad ottobre aveva sconfitto il suo rivale José Serra alle elezioni presidenziali dopo il ballottaggio, è esponente del Partito dei Lavoratori (PT) ed è stata scelta dal Presidente uscente, Luis Inácio Lula da Silva, dopo essere stata ministro della Casa Civil durante la legislatura 2007-2010. Il curriculum del nuovo Presidente del Brasile – un vero e proprio colosso popolato da duecento milioni di persone – non è quello del politico “di razza”: dopo un passato da guerrigliera opposta alla dittatura militare negli anni 'Settanta, la Rousseff ha intrapreso la carriera di economista. E' lei una delle “menti” a cui si deve il PAC (Programma Accelerato di Crescita), una serie di misure di politica economica che ha contribuito a favorire l'eccezionale sviluppo economico di cui il Brasile si è reso protagonista in questi anni. Priva del carisma di Lula, Dilma sembra però dotata di profonde competenze che la aiuteranno nel difficile compito che la attende nei prossimi quattro anni.

 

IL BRASILE OGGI – La grande nazione sudamericana inizia dunque il nuovo anno, e il nuovo decennio, con un nuovo “timoniere”. La presidenza di Cardoso prima, di Lula poi, hanno permesso al Brasile dapprima di stabilizzare la propria economia e in un secondo momento di intraprendere un percorso di crescita e sviluppo straordinario. Durante gli otto anni di governo di Lula, il primo povero a guidare il Paese (di umili origini, lavorò fin da giovanissimo come operaio prima di iniziare la carriera di sindacalista), oltre venti milioni di brasiliani sono usciti dalla condizione di povertà grazie ai programmi di ridistribuzione del reddito e inclusione sociale “Bolsa Familia” e “Fome Zero”e l'economia è cresciuta ad una media di oltre il 4% annuo. Dal punto di vista politico, inoltre, il Brasile è entrato nel gruppo del G-20 guadagnando crescente prestigio a livello internazionale: le dimostrazioni più lampanti sono state l'assegnazione dei Mondiali di Calcio e delle Olimpiadi, che si svolgeranno nel 2014 e 2016.

Nonostante persistano ancora grandi sacche di povertà e sottosviluppo, oltre che problemi legati ad insicurezza e criminalità, non si può però più guardare al Brasile come un Paese del “Terzo mondo”, ma va al contrario visto come una delle maggiori potenze mondiali nel medio periodo.

 

LE SFIDE – Il 2011 sembra dunque davvero un orizzonte temporale troppo breve per parlare di Brasile. Il futuro del gigante sudamericano sembra roseo: le prospettive di crescita economica si mantengono positive, l'organizzazione dei due grandi eventi sportivi offrirà grandi opportunità in termini di investimenti e di ricadute politiche, la recente scoperta di ricchissimi giacimenti petroliferi nell'Oceano Atlantico lascia presupporre che il Brasile diventerà una potenza energetica, esportatrice netta di “oro nero”. Il cammino, tuttavia, non sarà facilissimo, perchè permangono alcuni fattori di rischio. Il primo fattore che le autorità dovranno tenere sotto controllo è il tasso di interesse: da parecchi anni si attesta su livelli alti (l'anno scorso era al 10,75%) ed è mantenuto elevato nel tentativo di contenere l'inflazione. Questo comporta una politica monetaria restrittiva, non favorevole agli investimenti, ma il nuovo Presidente della Banca Centrale, Alexander Tombini, ha annunciato di volerlo ridurre progressivamente fino al 2% entro il 2014. Un trade-off delicato con l'inflazione che andrà maneggiato con molta cura.

Non va poi trascurato un altro aspetto, potenzialmente ancor più rischioso. Nell'ultimo periodo, nonostante una gestione finanziaria oculata, la spesa pubblica è aumentata del 18% su base annua, in linea con l'orientamento promosso da Lula volto a favorire una maggiore partecipazione pubblica nella gestione dell'economia. La Rousseff, che condivide questa impostazione, dovrà cercare di far quadrare il cerchio tra esigenze di spesa (solo per fare un esempio, nei prossimi anni serviranno enormi investimenti in infrastrutture per ospitare Mondiali e Olimpiadi) e allo stesso tempo di mantenere il bilancio statale in ordine. La promessa di ridurre il rapporto debito/Pil dall'attuale 42% al 30% nel giro di quattro anni sarà una delle più ardue da mantenere.

Dal punto di vista politico, per quanto riguarda la situazione interna la difficoltà più grande per la nuova Presidentessa sarà quella di non far rimpiangere il proprio predecessore. Lula ha concluso il suo mandato con un'approvazione popolare record, pari all'85%: la mancanza di appeal potrebbe costituire un handicap che potrebbe essere girato a vantaggio degli avversari politici.

Per quanto concerne lo scenario internazionale, invece, il Brasile è chiamato a proseguire il cammino che lo sta portando ad essere un attore di primo piano. E' probabile che la Rousseff “raffreddi” i rapporti con uno dei partner più discussi e scomodi degli ultimi anni, l'Iran di Ahmadinejad, ma è innegabile che per avere una voce autonoma ed autorevole dovrà continuare a mantenere una politica estera originale, volta a ricoprire il ruolo di guida dei Paesi del “Sud” del mondo. Problematica appare in quest'ottica la relazione con gli Stati Uniti: Lula si è recentemente dichiarato “deluso” dall'atteggiamento di Barack Obama, che non ha dato finora seguito alle promesse di instaurare un rapporto più stretto con l'America Latina. Buoni rapporti con Washington saranno comunque fondamentali se Brasilia spera di ottenere un seggio nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel caso di un'eventuale riforma di tale organismo.

 

I RAPPORTI CON L'ITALIA – Non si può tralasciare di dare uno sguardo alle relazioni bilaterali tra Roma e Brasilia, alla luce di quanto accaduto negli ultimi giorni. La vicenda Battisti (molto seguita anche in Brasile, dato che era sulle prime pagine dei quotidiani) ha suscitato l'indignazione di tutte le istituzioni italiane, alla quale non si è fatta attendere la risposta del nuovo Ministro della Giustizia brasiliano, José Eduardo Cardozo, il quale ha confermato la legittimità della decisione presa da Lula il 31 gennaio. Il punto, in questa sede, non è capire se il pluriomicida Cesare Battisti verrà estradato, quanto quello di esaminare se una crisi diplomatica tra i due Paesi è effettivamente probabile. La risposta è no: gli interessi economici delle nostre grandi imprese (Fiat, Telecom, Pirelli, Finmeccanica su tutte) sono troppo importanti per essere messi a repentaglio, e il Brasile ha ormai un'autonomia e un'influenza troppo forti per poter sortire effetti attraverso minacce di ritorsioni o boicottaggi. Il nostro Governo ha il diritto e il dovere di andare avanti nella questione per assicurare che giustizia venga fatta, ma l'impressione è che l'affare Battisti non dovrebbe avere ricadute al di fuori delle aule dei tribunali. Certo è che da una presidenza di enorme successo come quella di Lula ci si sarebbe attesi un finale diverso.

 

Davide Tentori

redazione@ilcaffegeopolitico.net

 

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Davide Tentori

Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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