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Nel 2013 l’isola antillese raggiunge un nuovo primato: quello di regione più pericolosa della Repubblica francese. Come è possibile che una perla delle Antille sia diventata una località poco “raccomandabile”?

UN’ESCALATION DI VIOLENZA – Situata a più di 6000 km di distanza dalle coste della Francia, la Guadalupa rappresenta uno degli ultimi baluardi dell’Europa oltreoceano. L’isola, la più grande delle Piccole Antille, è infatti parte dei cosiddetti DOM, Départements d’Outre-Mer, antiche colonie dell’impero francese rimaste ancor oggi sotto il controllo della repubblica e legalmente rappresentate all’interno del governo da un ministro dell’Outre-mer, Victorin Lurel.

Sovente dimenticata dalla stampa nazionale, la Guadalupa è tornata recentemente agli onori delle cronache dopo la pubblicazione da parte dell’ Insee, l’Institut national de la statistique et des études economiques, del rapporto annuale sulla sicurezza interna al paese. Un rapporto che ha visto l’isola scalzare la ben più reputata Marsiglia dalla classifica dei dipartimenti francesi con il più alto tasso di criminalità. Secondo i dati Insee, infatti, il numero d’omicidi su una popolazione di circa 400.000 abitanti è stato pari a 42, non molto lontano dai 44 che segnarono il 2011 come l’annus horribilis per eccellenza della Guadalupa, in termini di sicurezza. 

All’inizio di questo 2014, il Governo francese si è così trovato a fronteggiare una situazione altamente esplosiva le cui radici affondano, innanzitutto, in un clima di profondo disagio sociale.

DISOCCUPAZIONE E MICROCRIMINALITA’ – Una delle principali cause dell’aumento della criminalità sull’isola è senza dubbio la precaria situazione economica dell’arcipelago e l’elevato tasso di disoccupazione che ad essa si accompagna.

Agli inizi del 2009, un aumento vertiginoso dei prezzi dei beni primari condusse la Guadalupa allo sciopero generale, coinvolgendo ben presto anche la vicina Martinica. Nonostante il governo francese fosse corso immediatamente ai ripari, avviando trattative ed incontri, i settori pubblici e privati dell’isola rimasero paralizzati per circa un mese e mezzo. Da allora la situazione economica dell’arcipelago è andata stabilizzandosi ma il tasso di disoccupazione giovanile resta ancora estremamente elevato.

Nei quartieri più disagiati della capitale, Pointe-à-Pitre, quasi il 65% della popolazione è senza un lavoro. Qui la microcriminalità prolifera con facilità, alimentata dall’inattività e dalla rassegnazione degli abitanti locali.  Non è un caso, d’altronde, che la maggior parte degli omicidi registrati nell’ultimo anno, sia riconducibile a regolamenti di conti tra bande rivali.

“Le gang sono uno degli aspetti della recrudescenza della violenza sull’isola”, spiega Camille Derrier, capo della sicurezza dipartimentale della Guadalupa. Ma il problema della microcriminalità non è nuovo alle autorità francesi: nel 2011 un rapporto del Ministero dell’Interno denunciava “un problema specifico nella Guadalupa” dove “la cultura del rap e l’imitazione delle bande metropolitane americane” sembravano alimentare il seme nero della violenza.

Secondo Eric Jalton, deputato della prima circoscrizione, “la priorità é fornire lavoro ai giovani, poiché l’inattività è la prima matrice di violenza”. Un tema, quello dell’educazione e dell’occupazione, sul quale torna anche il sociologo André Lucrece che denuncia “una realtà produttrice di disoccupazione ed oziosità” che conta tra le sue prime vittime la gioventù locale. Ma al problema della disoccupazione si aggiunge quello del miraggio di guadagni facili offerto dal mercato della droga e delle armi, una tentazione alla quale molti giovani guadalupani non sembrano saper resistere.

La posizione di Guadalupa nelle Antille
La posizione di Guadalupa nelle Antille

LA DROGA ED IL “TRAFFICO DI MEDIAZIONE” – Situate tra le Americhe e l’Europa, le Antille, ed in particolar modo la Guadalupa, giocano da tempo un importante ruolo di mediazione all’interno della rete mondiale del traffico di droga. Sulle coste dell’isola ed attraverso i suoi aeroporti, é infatti assai frequente il transito di sostanze stupefacenti (in particolar modo cocaina e marijuana) che, dai paesi produttori dell’America del Sud, sono dirette verso i paesi consumatori del vecchio continente.

La pratica del “traffico di mediazione” ha coinvolto, negli ultimi anni, sempre più donne e giovani d’età compresa tra i 20 ed i 30 anni. Sono i cosiddetti mules, muli, persone che ammaliate dal miraggio di qualche soldo facile (ed un biglietto aereo gratuito per destinazioni “esotiche”), acconsentono a trasportare nei propri bagagli cospicue quantità di sostanze illecite.

Le persone che arrestiamo“, racconta a France Info Maryline Galvani, capo della sorveglianza all’aeroporto di Pointe-à-Pitre, “sono state spesso contattate dai trafficati mentre erano in discoteca, o sulla spiaggia e se alcune si professano semplicemente vittime del mercato della droga, altre affermano di non temere la prigione. Il traffico di sostanze stupefacenti aumenta così drammaticamente”. Nel Giugno del 2013, una retata della polizia guadalupana ha condotto al sequestro di 45 kg di Cocaina e 60 kg di Cannabis, oltre che alla cattura di 6 trafficanti, ma sono le stesse forze dell’ordine ad ammettere che il controllo delle frontiere è spesso ostacolato da una sostanziale mancanza di mezzi e di fondi. “Le coste non sono ben sorvegliate. Arrivano armi e droga, lo sappiamo, ma non abbiamo i mezzi per agire”, afferma un poliziotto della brigade anti-criminalité intervistato dal quotidiano francese 20minutes.

ARMI DA FUOCO: LA VIOLENZA VA DI MODA – Ultimo, ma non meno importante, fattore che alimenta la crescita della criminalità sull’isola è la diffusione letale d’armi da fuoco. Secondo il prefetto Marcelle Pierrot, infatti, su una popolazione di 400.000 abitanti, le armi regolarmente censite e dichiarate sono appena 1200. Un numero apparentemente contenuto che rivela, in realtà, un’inquietante assenza d’informazioni da parte dell’esecutivo sulla reale circolazione d’armi illegali. Oggi, la maggior parte di queste armi proviene da furti compiuti in casa di privati. Girare muniti di pistola, d’altronde, sembra essere divenuto in Guadalupa un fenomeno di moda: “Possedere un’arma diviene una sfida, un segno di maturità”, spiega Michel Marmot, segretario dipartimentale del sindacato di polizia SGP-FO, “un fenomeno di moda soprattutto tra i più giovani dove domina un sentimento d’impunità“.

Il governo francese, chiamato ad intervenire, ha risposto con la campagna “Déposez les armes”, lanciata lo scorso Febbraio 2013 e rinnovata nell’Ottobre dello stesso anno, invitando gli abitanti dell’isola a consegnare le proprie armi illegali senza temere alcuna sanzione. Un’operazione definita “soddisfacente” dalla prefettura, che ha recuperato circa 89 armi, ma che non si é rivelata realmente incisiva nella lotta alla criminalità.

ZONA DI SICUREZZA PRIORITARIA – L’aumento della violenza per le strade di Pointe-à-Pitre aveva già preoccupato l’esecutivo prima della pubblicazione dei dati Insee. Nel 2012, la capitale della Guadalupa era stata inserita tra le Zone di sicurezza prioritaria, regioni del territorio francese considerate più “a rischio” di altre in termini di degradazione sociale e delinquenza. A due anni da tale risoluzione, però, le polemiche sono molte e tutte sembrano puntare il dito contro una sostanziale insufficienza di fondi: “La ZSP non ci ha portato a nulla”, afferma un agente della BAC, la Brigade anti-criminalité, “dopo la visita del primo ministro Jean-Marc Ayrault lo scorso Luglio, una squadra mobile ci aiuta, ma il loro lavoro è limitato alla sola ZSP mentre noi copriamo un territorio ben più ampio; i delinquenti sono furbi e si stanno spostando lontano dalle solite zone battute dalla polizia”.

La sensazione è quindi che la Guadalupa sia vittima di una politica interna poco incisiva, colpevole soprattutto di far percepire alla popolazione locale un senso di profondo abbandono. Mentre oltreoceano il malcontento cresce, la Francia di François Hollande, concentrata sulle miserie interne all’hexagone, sembra infatti dimenticarsi le proprie responsabilità di “madre patria”.

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore? In politica non può essere che è una scelta perdente.

Benedetta Cutolo

 

 

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Benedetta Cutolo
Romana di nascita ma parigina d’adozione, ho studiato e viaggiato un po’ ovunque. Dopo un Master alla Sorbona, mi sono laureata con doppio titolo in “Culture letterarie europee” presso l’università di Bologna e quella di Strasburgo. Successivamente ad alcune esperienze presso testate italiane, da alcuni mesi collaboro nella realizzazione di reportage di guerra e d’attualità per le principali emittenti francesi ed internazionali.
Viaggio appena posso e dove posso, parlo tre lingue ma ne sto imparando una quarta perchè ho come la sensazione che mi manchino le parole. Per il “Caffé Geopolitico” mi occuperò principalmente di Centro e Sud America, lì dove ho lasciato il mio cuore gitano

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