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O meglio, non è mai incominciata. Il ballottaggio per le elezioni presidenziali ucraine vinte dal leader filorusso Viktor Yanukovic con il 48,4% contro Yulia Tymoshenko, ferma al 45,9%, sembrano aver definitivamente messo la parola fine all’esperienza della cosiddetta rivoluzione arancione

LA POLITICA – Più che a una vera e propria rivoluzione nel governo del paese, la pacifica mobilitazione popolare che aveva portato al governo l’ex presidente Viktor Jushenko nel 2004 (uscito massacrato al primo turno con il 5%), si era risolta in un nuovo corso nelle relazioni internazionali di Kiev, più filo-occidentale. Il paese, l’ex repubblica sovietica più popolosa dopo la Russia con i suoi 46 milioni di abitanti, è infatti da sempre diviso in due tra un occidente che guarda con favore all’Europa e un oriente che vuole mantenere i forti legami con l’ingombrante vicino russo (durante le passate campagne elettorali, l’allora presidente Putin si era recato in visita in Ucraina esprimendo apertamente il sostegno per il Partito delle Regioni di Yanukovic). Negli anni di presidenza Jushenko ha speso tutto il notevole (ai tempi) carisma politico per avvicinare l’Ucraina all’Unione Europea e all’occidente. Si è incominciato a parlare di progetti di adesione all’Unione e di ingresso nel sistema NATO. Con la vittoria di Yanukovic, questi progetti, di per sé già alquanto complicati, si allontanano forse definitivamente.

Il nuovo presidente in pectore è infatti un convinto fautore dell’alleanza con la Russia del duo Putin-Medvedev e contrario all’ingresso nel sistema NATO.

Con queste elezioni gli Ucraini, per quanto ancora pericolosamente divisi in due secondo la linea di divisione est-ovest, hanno scelto la stabilità in luogo di un progetto di riforma del paese che non è mai partito. La coalizione arancione ha pagato la delusione per anni di lotte intestine che hanno avuto come conseguenza una prolungata impasse dell’azione governativa, in particolare in ambito economico. L’Ucraina uscita da 5 anni di governo proto-liberale e filo-occidentale di JušÄenko è infatti un paese in grande difficoltà economica e a rischio concreto di bancarotta. Con la leadership di Yanukovic è lecito aspettarsi un atteggiamento maggiormente conciliante da parte dei russi e in particolar modo del colosso dell’energia Gazprom, che a Kiev porta energia per combattere il rigido inverno ucraino e posti di lavoro.

Di fronte a questa situazione l’orso russo non può fare a meno di gongolare, prepararsi a mostrare magnanimità verso i fratelli ortodossi e a incassare il rinnovo dell’affitto della base militare della flotta del Mar Nero a Sebastopoli in Crimea. 

 

SEBASTOPOLI – Sebastopoli è dal 1804 il porto principale della flotta del Mar Nero della marina militare russa. Anche in seguito all’indipendenza dell’Ucraina, l’ex repubblica sovietica ha concesso all’ex padrone l’affitto della base. La presenza della base ha una notevole importanza sotto diversi punti di vista. Il primo e più evidente è quello strategico: una presenza militare russa così massiccia sul suolo ucraino rappresenta il simbolo concreto della longa manus di Mosca sul paese. La presenza della flotta del Mar Nero garantisce alla Russia di essere, dal punto di vista militare, la padrona della regione strategica intorno al bacino semi-chiuso. Il Mar Nero rappresenta una via d’acqua sul cammino delle grandi vie energetiche che portano dall’Asia centrale all’Europa. Da Sebastopoli sono partite le navi da battaglia che hanno posto il blocco alle coste georgiane durante la recente guerra per l’Ossezia tra Georgia e Russia.

La flotta russa ha un importante base sulle coste del Mar Nero anche in territorio russo, a Novorossijsk, dove sono iniziati importanti lavori di ampliamento delle strutture. Tuttavia il capo di stato maggiore della Federazione Russa generale Makarov ha già avvertito che la flotta non ha nessuna intenzione di abbandonare Sebastopoli. Anche perché la flotta e la sua base hanno anche per la Russia un importanza dal punto di vista storico-culturale non indifferente. La celeberrima corazzata Potemkin faceva proprio parte della grande unità navale di stanza a Sebastopoli, la città stessa, come Leningrado, Stalingrado e molte altre città in Russia, è uno dei simboli della resistenza sovietica all’aggressione nazista. La città della Crimea subì durante la seconda guerra mondiale 10 mesi di assedio e la guarnigione di stanza si sacrificò pressoché totalmente nella difesa della città e del porto. Se si conosce l’importanza per l’identità nazionale russa dell’istituzione militare e della sua storia, nonché l’importanza nello stesso ambito dei simboli della “grande guerra patriottica” come è ancora chiamata la seconda guerra mondiale in Russia, si capisce come anche questi aspetti non siano da sottovalutare nel considerare la questione della base militare.

Tornando agli aspetti più concreti, la base navale ha anche una rilevanza non trascurabile nella vita sociale ed economica della regione a maggioranza russofona. Molti degli abitanti di Sebastopoli sono figli di ex militari russi venuti al seguito della flotta, la regione ha uno statuto autonomo e, non a caso, è uno dei feudi elettorali di Yanukovic. La situazione di Sebastopoli ricorda molto da vicino quella dell’enclave di Kaliningrad.  

Jushenko da presidente aveva più volte invitato i russi a preparare le valigie, preannunciando l’intenzione di non rinnovare l’accordo che garantisce alla Russia l’utilizzo della base per venti anni e all’Ucraina un cospicuo canone d’affitto di 98 milioni di dollari all’anno, che termina nel 2017. Ora con Yanukovic, che ha già rilasciato dichiarazioni in questo senso, è lecito aspettarsi un rinnovo dell’affitto.

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LA QUESTIONE ENERGETICA – Il destino politico dell’Ucraina ha anche importanti risvolti per la politica energetica dell’Europa. L’Ucraina è il paese di transito principale per i gasdotti che collegano il produttore Russia al suo principale mercato, l’Europa. Come hanno dimostrato le ricorrenti crisi del gas, l’Ucraina si è dimostrata per la Russia e in definitiva anche per l’Europa, un partner non affidabile. Ogni volta che Mosca e Kiev litigavano sul prezzo del gas che la seconda avrebbe dovuto pagare alla prima, la prima riduceva le forniture e la seconda sottraeva al gas destinato all’Europa il proprio fabbisogno. In questo modo il gas di cui l’Europa ha disperato bisogno si fermava in Ucraina, con forti rischi di black out e preoccupazione dei governanti europei. L’Ucraina per la sua inaffidabilità costituiva un ostacolo nelle ottime relazioni economiche tra Russia e Europa. Anche per aggirare l’Ucraina e altri paesi giudicati inaffidabili (ex repubbliche sovietiche come Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Bielorussia, che hanno rapporti con Mosca non sempre distesi) sono stati avviati una serie di progetti di nuovi gasdotti, due in particolar modo: il North e South Stream. Il primo porterà il prezioso gas direttamente dal territorio russo a quello della Germania, uno dei principali clienti di Gazprom, attraverso tubature sotterranee sotto il Baltico. Il secondo invece aggirerebbe l’Ucraina a sud attraverso il Mar Nero, giungendo in Europa passando dalla Bulgaria.

Con un cambio così radicale degli orientamenti in politica estera di Kiev, chissà che l’Ucraina non torni a essere un partner più affidabile per Mosca anche dal punto di vista economico e che questo influisca sui progetti dei nuovi gasdotti.

 

Jacopo Marazia

15 febbraio 2010

redazione@ilcaffegeopolitico.it

 

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Jacopo Marazia

Mi chiamo Jacopo, da 30 anni circa ho i piedi infilati nelle pantofole del mio salotto meneghino e la testa sempre altrove (grazie internet!). La storia e la politica internazionale sono state prima la mia passione e poi oggetto di studio all’Università Statale, dove mi sono laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee. Europa, Russia e Balcani sono le aree geografiche che ho studiato più approfonditamente, mentre pirateria moderna, politiche energetiche e di sicurezza sono le questioni che ho seguito con più attenzione. Lavoro come copywriter presso un’agenzia di comunicazione. Mi piace disegnare e ogni tanto lo faccio anche per il Caffè. Scrivere, disegnare, fare video e grafica: il Caffè rappresenta per me un’ottima occasione per sperimentare nuovi modi per comunicare meglio contenuti di qualità. Hope you enjoy!

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