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Facciamo chiarezza sul delicato tema dell’immigrazione proveniente dalla Libia. Negoziati e aiuti economici sono le carte messe sul tavolo dall’Unione Europea per fermare i clandestini. Le parti hanno da poco siglato un accordo non vincolante, anche se Gheddafi, come sempre, gioca al rialzo. Ecco tutte le questioni in gioco, dai diritti umani alle esorbitanti richieste economiche libiche

Da: Centro di Formazione Politica

LA SVOLTA DI TRIPOLI – L’immigrazione intercontinentale è uno degli ambiti di cooperazione più delicati tra Tripoli e Bruxelles, la Commissione Europa ha recentemente deciso di stanziare 50 milioni di euro per finanziare progetti destinati a migliorare le condizioni dei profughi in rotta verso le coste europee del Mediterraneo e i fondi saranno destinati a piccole e medie imprese che aderiscono alle normative UE. Gli aiuti economici decisi a Bruxelles negli ultimi mesi sono da considerarsi una parte fondamentale del programma di cooperazione con il paese nordafricano in cui è previsto anche il dialogo sui rifugiati: la decisione del governo di Tripoli di accettare un confronto sullo status dei migranti è stato definito un punto di svolta fondamentale nelle relazioni tra la Libia e l’Unione Europea. Non bisogna dimenticare infatti che l’esecutivo libico ha rifiutato più volte, nel corso degli ultimi anni, di riconoscere lo status di “richiedente asilo”, respingendo al contempo la richiesta dell’ex Commissario alla Giustizia e agli Affari Interni Jacques Barrot per intavolare discussioni sul tema del rispetto dei diritti umani.

I PUNTI DELL’INTESA – L’accordo non vincolante firmato in ottobre a Ginevra da Cecilia Malmstrom, Commissaria Europea per gli Affari Interni, Stefan Fule, Commissario Europeo per l’allargamento e la politica europea di vicinato, e le controparti libiche, prevede che il governo di Tripoli riceva l’assistenza di esperti dell’Unione Europea per adottare una nuova legislazione sulla protezione dei rifugiati ed aggiornare i sistemi di sorveglianza delle frontiere. L’intesa tra le parti si sviluppa attorno a cinque punti programmatici fondamentali:

• Favorire il dialogo e la cooperazione panafricana, punto che prevede lo sviluppo di progetti nell’Africa subsahariana in cui hanno origine i flussi migratori

• Favorire la mobilità, con facilitazioni sulla concessione di visti ai cittadini libici per soggiorni brevi nello spazio Schengen e l’ipotesi di abolizione, nel prossimo futuro, della necessità di visto per i cittadini UE in Libia

• Sostegno alla Libia per l’assistenza degli emigranti clandestini e per la loro eventuale formazione al lavoro, con assistenza adeguata agli standard internazionali e possibile offerta di assistenza per rientri volontari dei clandestini intercettati.

• Controllo delle frontiere: rinforzo dei controlli contro gli ingressi irregolari, con condivisione di informazioni e cooperazione per il pattugliamento delle frontiere.

• Protezione internazionale: sostegno alla Libia per gestire le richieste di asilo in linea con gli standard internazionali e aiuto per il riconoscimento dei requisiti per la concessione dello status di rifugiato.

LA QUESTIONE DIRITTI UMANI – La Malmstrom ha dichiarato che lo sviluppo di una cooperazione equilibrata con la Libia in tutte le dimensioni delle migrazioni è un’importante priorità per l’UE, anche perché le parti condividono interessi comuni in settori come il commercio, l’energia e la sicurezza. Le organizzazioni per i diritti umani hanno criticato l’accordo, che è stato definito vago ed inconcludente, e hanno espresso la loro preoccupazione perché la questione sarebbe stata trattata in termini troppo generici, senza una chiara definizione dei doveri spettanti alle autorità libiche. Le critiche da parte delle organizzazioni internazionali sono dovute principalmente a quanto accaduto nel corso dell’ultimo biennio. Il governo di Tripoli ha infatti intensificato la repressione contro i profughi somali, eritrei, del Darfur e provenienti dalla regione dell’Africa occidentale, considerando i rifugiati come clandestini senza diritti né possibilità di richiedere asilo. I centri di detenzione per gli immigrati respinti, almeno 18 solo nella zona di Tripoli, restano “off limits” sia per gli ispettori internazionali che per i delegati dei paesi che hanno chiesto di poterli visitare. Negli ultimi mesi, inoltre, le organizzazioni umanitarie e alcuni media europei hanno documentato casi di arresti arbitrari, torture e deportazioni nel deserto di migliaia di rifugiati provenienti dai paesi sopra citati e il governo libico ha disposto la chiusura dell’ufficio dell’UNCHR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. Molti osservatori internazionali hanno più volte fatto notare che, a differenza di quanto sostenuto dalle autorità libiche, i flussi migratori verso l’UE non si sarebbero arrestati negli ultimi anni ma avrebbero semplicemente cambiato rotta. L’immigrazione clandestina via mare è infatti una minima parte del problema, dato che, stando alle rilevazioni effettuate, quattro quinti dei migranti sarebbe giunto in Europa attraverso corridoi terrestri tra cui quello di confine tra Grecia e Turchia.

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GIOCANO AL RIALZO – La Libia sembra mantenere sulla questione un atteggiamento piuttosto ondivago. A conferma di questa tesi è giunta la decisione presa dal governo di Tripoli, che ha respinto le raccomandazioni delle Nazioni Unite riguardanti l’adozione di una legislazione sull’asilo politico e ha rigettato la richiesta di firmare un trattato d’intesa che permetta la presenza nel paese di un ufficio dell’UNHCR. Al contempo, i funzionari libici hanno fatto sapere che il paese nordafricano non aderirà al Protocollo del 1967 della Convenzione dell’ONU sullo status dei rifugiati. Il capo della delegazione libica agli incontri d’esame periodici delle Nazioni Unite, Abdelati el-Obeidi, ha dichiarato che la Libia non ha alcuna intenzione di ricoprire il ruolo di polizia di confine dell’Unione Europea nella lotta contro l’immigrazione illegale e che non può essere lasciata sola nel farsi carico dell’onere posto da questo fenomeno. Il governo di Tripoli ha quindi chiesto che venga preparata una strategia condivisa e che ci sia maggiore partecipazione da parte di tutti i paesi, africani ed europei, per combattere più efficacemente l’immigrazione clandestina. Il Ministro degli Esteri, Moussa Koussa, ha ribadito che la Libia si aspetta dall’UE uno stanziamento da 5 miliardi di euro all’anno per bloccare definitivamente i flussi migratori. Il Commissario Malmstrom ha rigettato fermamente la richiesta, dichiarando che la cifra corrisponde alla totalità degli aiuti che vengono versati dall’Unione Europea ai paesi del continente africano, Bruxelles non sarebbe quindi in grado di soddisfare la richiesta dell’esecutivo libico. Ieri le dichiarazioni del Ministro dell’Interno libico riportate in apertura e le nuove pressioni diplomatiche per ottenere maggiori stanziamenti.

SFRUTTARE I RAPPORTI BILATERALI – Da tempo, ormai, l’atteggiamento del governo guidato da Muhammar Gheddafi sembra essere caratterizzato da una certa riluttanza nel recepire le istanze delle maggiori istituzioni internazionali, anche se bisogna riconoscere che, allo stesso tempo, i libici si dimostrano maggiormente collaborativi nei rapporti con gli alleati o i paesi amici. Sfruttare i rapporti bilaterali tra la Libia e i differenti stati membri per favorire le discussioni con il governo di Tripoli, soprattutto riguardo al fenomeno dell’immigrazione e dei diritti dei profughi, potrebbe rivelarsi una strategia in grado di portare a risultati concreti, e positivi, in breve tempo. Resta comunque da verificare quale sarà, nel prossimo futuro, la volontà dell’establishment libico rispetto alle relazioni con l’Unione Europea e il mondo occidentale. Le costanti pressioni da parte della comunità internazionale potrebbero infatti portare ad un irrigidimento delle posizioni finora tenute, bloccando di conseguenza le discussioni e il processo negoziale tra UE e Libia.

Simone Comi

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Redazione

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