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Il Giro del Mondo in 30 Caffè – Cuba rimane un simbolo nella storia delle lotte rivoluzionarie. Eppure la modernità sembra arrivare anche sull’isola resa celebre dalle azioni di Fidel Castro e Che Guevara, grazie all’inizio di una serie di riforme volte ad aprire l’economia. Vediamo in cinque domande che strada sta prendendo il Paese.

1.Come evolverà la relazione con gli Stati Uniti?

Da oltre mezzo secolo, cioè da quando nel 1959 la rivoluzione cubana s’impadronì del potere estromettendo l’influenza statunitense sull’isola, le relazioni tra i due paesi sono difficili. La stretta di mano tra Raúl Castro e Barack Obama nell’occasione dei funerali di Nelson Mandela lo scorso dicembre ha fatto parlare di una rinnovata apertura. Ciononostante, Washington rimane ferma nella risoluzione di mantenere l’embargo commerciale con l’isola che in 50 anni ha generato danni all’economia cubana per 1 miliardo di dollari. Raúl Castro ha rinnovato l’appello agli Stati Uniti a rispettare la autodeterminazione di Cuba per costruire un rapporto basato sul dialogo. Per Washington però questo non è sufficiente e un cambio nella politica statunitense verso Cuba può avverarsi solamente a condizione che il regime accetti profonde riforme, in particolare che Cuba rinnovi la sua forma di governo in senso democratico. Una prospettiva che – sebbene sia stata presa in considerazione dal fratello minore dei Castro nei lineamenti generali della politica cubana dei prossimi anni – non riflette ancora i requisiti minimi considerati necessari dalla Casa Bianca. In questo senso, il 2013 ha annotato vittorie importanti per Cuba in chiave diplomatica visto che due fora internazionali di rilevanza come l’Assemblea Generale dell’ONU in settembre e la Conferenza Iberoamericana in ottobre hanno lanciato un messaggio inequivocabile in favore della fine dell’embargo statunitense. Solamente Israele è rimasto al fianco degli Stati Uniti nel voto espresso dall’assemblea delle Nazioni Unite. L’appoggio internazionale a Cuba sul tema dell’embargo è cresciuto nel corso degli anni e rappresenta una fastidiosa spina nel fianco della politica estera statunitense. Ciononostante, per Washington si tratta per l’appunto di un “fastidio” che non motiverà cambi sostanziali nel breve periodo anche se Obama ha riconosciuto lo scorso novembre che ci sono stati dei cambiamenti a Cuba e che gli Stati Uniti devono essere “creativi” nelle loro relazioni con il paese caraibico. Un altro elemento determinante nell’evolversi delle relazioni bilaterali è rappresentato dalle relazioni economiche visto che gli Stati Uniti investono nell’isola già 500 milioni di dollari all’anno e Cuba è in procinto di aprire la sua economia. Intanto gli Stati Uniti hanno fatto un gesto verso Cuba visto che da quest’anno i cittadini cubani che ottengono il visto per gli USA potranno entrare nel territorio americano illimitatamente per cinque anni.

2. Come sta l’economia cubana e come evolve la sua apertura commerciale?

Con l’avvento della gestione Raúl Castro Cuba si è avviata in un percorso di progressive riforme inquadrate nei lineamenti di Politica Economica e Sociale, un documento strategico varato dal Governo che prevede l’introduzione di una serie di riforme con orizzonte 2015. La maggior parte di esse è già stata avviata. Si tratta dell’aumento dell’iniziativa privata e la contemporanea riduzione della partecipazione statale, una riduzione dell’impiego pubblico, l’introduzione di nuove politiche fiscali e creditizie, la riduzione della spesa pubblica, l’aumento del corporativismi non statali, la consegna di terre in usufrutto, l’aumento degli investimenti stranieri. La riforma più significativa consiste nell’abbandono delle due monete, il peso cubano convertibile in dollari con una parità di 1 a 1 ed il peso cubano non convertibile, di un valore sensibilmente inferiore che utilizza la stragrande maggioranza della popolazione e che fin ora è stato una fonte di diseguaglianza ed impedisce alla maggioranza di accedere a beni di consumo salvo quelli messi a disposizione negli appositi centri dello Stato. La riforma, che dovrebbe arrivare a termine nel 2015, istituirà il peso cubano non convertibile come l’unica moneta nazionale ma, come ha dichiarato lo stesso Castro, questa sarà progressiva. Intanto, ad aprire la via a questa iniziativa, il governo ha già allentato il controllo sui beni di consumo. L’ultima operazione riguarda la liberalizzazione del mercato automobilistico, che i cittadini cubani possono acquistare a condizione, ovviamente, di disporre del denaro sufficiente. L’introduzione di un’economia di mercato a Cuba, sembra profilarsi come uno scenario futuro reale. Più di 400mila cubani, infatti,sono già impiegati nel settore privato la cui partecipazione nel bilancio statale è aumentata del 18% in tre anni. Ciononostante, per fare ciò il governo dovrà affrontare il problema dei salari che al momento non superano i 20 dollari americani mensili e sono erogati dallo Stato. Castro sembra intenzionato a ricorrere all’impiego privato, una soluzione che dovrebbe nel medio periodo adeguare le remunerazioni all’offerta di beni e servizi in aumento.
Un altro cambiamento significativo riguarda gli investimenti stranieri. Una iniziativa in questo senso è già stata intrapresa con la creazione di una zona di sviluppo speciale nel porto di Mariel che, tra gli altri incentivi per gli investitori, prevede l’esenzione dal pagamento dei contributi per l’impiego di manodopera locale e dalle tasse sui benefici per i prossimi 10 anni.L’ONU stima che la crescita di Cuba nel 2014 si aggirerà attorno al 3%, sostanzialmente con lo stesso ritmo del 2013. Per fare un ulteriore passo in avanti l’isola però deve affrontare i problemi strutturali che l’attanagliano come l’arretratezza del suo apparato produttivo, la preponderanza del settore pubblico su quello privato in particolare per quanto riguarda i servizi sociali e l’assenza di grandi imprese nazionali. Queste scelte, comunque, non saranno indolori visto che attualmente Cuba può contare sui sistemi educativi e di salute con i migliori indicatori di tutta la regione caraibica e sudamericana, un traguardo raggiunto dal sistema socialista e che potrebbero soffrire della liberalizzazione dell’economia.

3. Qual’è la situazione dei diritti umani?

Cuba continua ad essere un Paese “ermetico”. Sebbene i principali diritti sociali siano garantiti alla popolazione, su tutti educazione e salute, l’iniziativa privata è ancora limitata così come la piena libertà dei cittadini di movimento e di accedere a beni e servizi. In questo senso, comunque, dei timidi passi in avanti sono stati dati, come per esempio con l’aumento sostanziale dei permessi di migrazione. Inoltre, le riforme economiche volute da Castro hanno promosso il rientro di circa 3000 emigrati con la prospettiva di impiego nel settore privato e nell’agricoltura. Nell’isola rimane comunque il problema irrisolto della libertà d’espressione e d’informazione che è controllata da organi ufficiali del governo. Connessa, è la situazione de prigionieri politici. Sebbene dall’insediamento di Raúl Castro nel 2005 il numero sia diminuito (erano 300), nel 2013 si assiste ad un nuovo aumento rispetto al 2012 (87 contro 67). Sono numerosi gli attivisti cubani che, sull’isola e all’estero, reclamano più libertà civili. Nel 2013 Cuba è stata eletta come membro del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Visto che l’incarico è a rotazione non significa che l’isola intenda promuovere riforme radicali. Nonostante ciò, l’integrazione sempre maggiore che il regime cubano sta impulsando negli organismi multilaterali potrebbe nel medio periodo determinare una svolta.

La stretta di mano tra Obama e Castro: vera distensione?
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4.Come sono le relazioni internazionali, in particolare con i Paesi dell’ALBA?

La morte di Hugo Chávez, che Fidel Castro definiva “il migliore amico di Cuba”, ha rappresentato un colpo alle relazioni che Cuba manteneva con il Venezuela, ed in generale per tutto il sistema dei paesi associati all’ALBA, l’organizzazione economica e commerciale voluta proprio dall’ex presidente venezuelano per contrastare l’influenza statunitense in Sudamerica e che riunisce i paesi associati attorno alla bandiera del Socialismo del XXI° Secolo. Recentemente, Nicolás Maduro, il successore di Chávez, ha intrapreso un viaggio a Cuba dove ha incontrato Fidel Castro. Ciò fa pensare che la relazione privilegiata tra i due paesi continuerà con effetti benefici in particolare per Cuba che riceve aiuti attraverso il programma Petrocaribe che fornisce petrolio agli alleati del Venezuela a prezzi inferiori a quelli di mercato. La condizione per Maduro è che Castro, ed il nuovo regime che gli succederà fra cinque anni, continuino ad appoggiare la rivoluzione bolivariana promossa dal Venezuela di cui Fidel Castro in particolare era un sostenitore e rappresentava un pilastro ideologico importante. Parallelamente, comunque, Cuba ha intrapreso azioni di politica estera che puntano ad un completo inserimento nel sistema internazionale e che hanno rafforzato la sua posizione. Non solo ha ottenuto vittorie diplomatiche come all’assemblea Generale ONU che ha quasi unanimemente condannato l’embargo statunitense, ma all’inizio del 2013 ha anche ricevuto l’incarico di presiedere la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), un’Organizzazione che racchiude tutti i paesi del continente, con l’esclusione degli Stati Uniti e del Canada e che svolgerà la sua prossima riunione proprio all’Avana. La rilevanza internazionale di Cuba ha tratto beneficio, inoltre, dal fatto di essere stata scelta come sede delle negoziazioni che da poco più di un anno il governo colombiano e le FARC, la storica guerriglia, hanno intavolato con il proposito di raggiungere un accordo di pace in questo paese.

5. É possibile parlare di un cambiamento realmente democratico per Cuba?

Nel 2013 Raúl Castro è stato riconfermato al potere per un secondo ed ultimo mandato di cinque anni nonostante la non proprio giovanissima età di 82 anni. Il fatto che abbia designato come vicepresidente Miguel Diaz-Canel, di 52 anni, rappresenta un segnale di rinnovamento al vertice del regime. Nonostante ciò appare ancora prematuro parlare di un cambiamento radicale nel regime e ancora meno della possibilità di democratizzare la vita politica dell’isola. La morte di Fidel Castro, malato da tempo e che potrebbe giungere in qualsiasi momento e potrebbe rappresentare uno spartiacque dell’evoluzione politica dell’isola. Fidel Castro non è solamente lo storico comandante della rivoluzione ma è, tuttora oggi, il principale ideologo del regime e critico delle democrazie occidentali , in particolare degli Stati Uniti, che premono per cambi sostanziali. Tuttavia, all’orizzonte non si intravedono personaggi di una equivalente statura capaci di giustificare il protrarsi della rivoluzione.

Gilles Cavaletto

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