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Il Giro del Mondo in 30 Caffè – Fine anno, tempo di bilanci e primi sguardi alle sfide che ci terranno compagnia lungo il corso del 2014. Il tema alimentare è ancora dominante e noi cerchiamo di osservarlo da un punto di vista particolare, per dimostrare come dal cibo si possa arrivare a determinare politiche e assetti validi a livello mondiale.  

Le Nazioni Unite hanno proclamato l’imminente 2014 “Anno internazionale dell’agricoltura familiare”. L’enunciazione è tanto più importante quando si osserva che la realtà globalizzata ha bisogno di ripartire dalla cellula fondamentale del mondo di oggi, la famiglia; si direbbe un riconoscimento al nuovo corso vaticano. Ma l’intento della Fao, istituto specializzato dell’Onu con sede proprio a Roma, è senz’altro più ambizioso e probabilmente mira a richiamare l’attenzione su diversi temi politici partendo dall’agricoltura.

LE TEMATICHE CORRELATE – La produzione agricola familiare comprende 500 milioni di aziende in tutto il mondo e in alcuni Paesi costituisce ancora un tutt’uno con la produzione di sussistenza. Per bocca di José Graziano Da Silva, presidente della Fao, essa svolge una funzione delicatissima e duplice: contribuisce alla produzione di cibo sicuro e alla corretta gestione del territorio. Un richiamo alla salubrità che si contrappone alla chimica nei campi? Forse. Di certo, nel momento dell’approvazione della nuova Pac in Europa e dopo i risultati del vertice Wto a Bali, finalmente, l’agricoltura torna al centro dell’agenda politica mondiale. Ma la scelta di premiare la produzione agricola familiare e non l’agricoltura in generale vuole intendere che l’Onu guarda agli attuali 7 miliardi di abitanti di questo pianeta e ai 9 miliardi previsti del 2050, per assicurare a tutti l’accesso al cibo e il godimento dei diritti elementari della persona. Come ha ben descritto Madiba, che abbiamo appena salutato.

Il logo dell'iniziativa della FAO
Il logo dell’iniziativa della Fao

AGRICOLTURA E AMBIENTE – L’agricoltura familiare è l’unica che possa assicurare un uso sostenibile della terra, garantendo allo stesso tempo reddito certo a intere generazioni di produttori dei Paesi in via di sviluppo, altrimenti lontani da livelli di vita decorosi. L’azione di sostegno della Fao si coniuga con la lotta agli sprechi, altra frecciata al mondo occidentale, e con la repressione del fenomeno delle frodi alimentari, attentato non solo alla salute, ma anche all’occupazione soprattutto nei meno ricchi. L’agricoltura familiare è estensiva, quindi gestisce il territorio combattendo contro alluvioni e disastri naturali; è sostanzialmente ecologica, perché fa uso solo di pochi prodotti chimici; è socialmente inclusiva, in quanto ridistribuisce reddito a livello locale e tende a garantire, a volte in maniera inconsapevole, il benessere animale. Il perfetto connubio tra uomo territorio e ambiente.

AGRICOLTURA E GEOPOLITICA – Il 70% delle popolazioni del Sud del mondo vive in condizioni di sussistenza: interi Paesi che hanno necessità di pieno sostegno politico e finanziario nel difficile cammino verso il rafforzamento e la stabilizzazione dell’agricoltura familiare. Letta in questi termini, l’iniziativa per il 2014 rivela tutto il coraggio della propria portata politica. Non a caso Da Silva (che qualcuno vuole vicino a Lula) ha parlato in nome di Fao, Ifad (Fondo mondiale per lo sviluppo agricolo) e Wfp (World Food Program). Sembra una riedizione della Conferenza di Bandung del 1955, ma nei fatti non lo è: non è una chiamata alle “armi”, bensì l’espressione dell’auspicio di un fronte comune che riesca finalmente ad assicurare cibo per tutti partendo dal sostegno all’unità di misura della produzione odierna, la famiglia. Che nella globalizzazione può trovare una dimensione nuova e premiante. I nemici dell’agricoltura familiare sono il land grabbing, che tende all’accumulazione di terre nelle mani di pochissime aziende occidentali (e ora anche cinesi, soprattutto in Africa), lo sviluppo di biocarburanti, che fanno tabula rasa di milioni di ettari che potrebbero essere destinati alla produzione di cibo e le speculazioni della finanza sulle commodities agricole. L’obiettivo a lungo termine dell’Onu, cominciato con le già ricordate parole di Da Silva, è ambizioso, ma giusto.

Andrea Martire

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Andrea Martire

Appassionato di America Latina, background in scienze politiche ed economia. Studio le connessioni tra politica e sociale. Per lavoro mi occupo di politiche agrarie e accesso al cibo, di acqua e diritti, di made in Italy e relazioni sindacali. Ho trovato riparo presso Il Caffè Geopolitico, luogo virtuoso che non si accontenta di esistere; vuole eccellere. Ho accettato la sfida e le dedico tutta l’energia che posso, coordinando un gruppo di lavoro che vuole aiutare ad emergere la “cultura degli esteri”. Da cui non possiamo escludere il macro-tema Ambiente, inteso come espressione del godimento dei diritti del singolo e driver delle politiche internazionali, basti pensare all’accesso al cibo o al water-grabbing.

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