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    Russia: imporsi in Medio Oriente per proteggere l’Eurasia

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    I recenti avvenimenti in Medio Oriente hanno rilanciato le ambizioni di Mosca che vede così la possibilità di imporsi come nuovo punto di riferimento nella regione. Ciò le consentirebbe di salvaguardare la propria influenza esclusiva in Eurasia. 

     

    NO ALL’ INTERVENTO MILITARE IN SIRIA– Soprattutto negli ultimi quindici anni, Mosca ha più volte atteso il momento propizio per poter definitivamente recuperare quel posto di primordine nel sistema politico internazionale che, storicamente, ritiene le spetti di diritto. A tale proposito, la decisione del presidente Putin di opporsi strenuamente all’intenzione americana di bombardare il regime dittatoriale di Assad si è rivelata quanto mai vincente. Innanzitutto, la Russia ha potuto riconquistare una posizione centrale nel gioco della diplomazia internazionale, dimostrando agli Stati Uniti come fosse del tutto fuori luogo tentare di risolvere unilateralmente una crisi di tali proporzioni. Inoltre, sull’onda dell’entusiasmo per aver scongiurato, per ora, un conflitto di portata internazionale che sembrava ormai scontato, la Russia ha ritenuto opportuno riproporre la questione della necessità di creare un nuovo equilibrio di potenza in Medio Oriente che faccia sempre più a meno di Washington e che possa trovare, proprio grazie a Mosca, una maggiore stabilità. Non è un caso che una simile iniziativa venga rilanciata in un momento in cui la popolarità statunitense nella regione si attesta ai minimi storici, come testimonia l’insofferenza dei suoi stessi alleati arabi. A ciò si aggiunga il fatto che Washington abbia ormai ridefinito le proprie priorità geostrategiche: in futuro le energie si concentreranno nell’area del Pacifico per tentare di porre un freno alla crescente espansione cinese. Tuttavia, è necessario comprendere le reali ragioni che hanno spinto la Russia a non far venire meno il proprio sostegno ad Assad, nonostante la comunità internazionale abbia più volte stigmatizzato tale decisione.

     

    L’IMPORTANZA DEL MEDIO ORIENTE –Fin dall’epoca dell’Impero zarista, una delle principali ossessioni della Russia è stata quella di garantirsi l’accesso ai mari caldi. Dato che in Siria, più specificatamente a Tartus, si trova ora l’unico porto russo al di fuori dei territori dell’ex Unione Sovietica, e che questo garantisce a Mosca una fondamentale presenza nel bacino Mediterraneo oltre ad un importante ruolo politico-militare nella regione, è evidente perché la Russia non voglia perdere questo prezioso alleato. Mosca del resto ha investito in Siria molti miliardi di dollari nel settore commerciale, agricolo, della difesa e delle infrastrutture.Tra l’altro, accettare che la guerra in Siria faccia il proprio corso e che il Paese conosca una frammentazione rischierebbe di accrescere il malcontento dei principali gruppi islamici ultra-conservatori siriani, tra le cui fila combattono anche numerosi militanti russi del Caucaso, da sempre ostili al governo di Mosca. Ciò potrebbe indurre questi ultimi a dare vita a una serie di attacchi terroristici proprio nel Caucaso, al fine di destabilizzare la capacità del governo russo di mantenere il proprio controllo su questa regione, considerata da sempre come un’area di sua esclusiva influenza ed espansione. A questo punto, è chiaro quale sia l’intento di Mosca: accrescere il proprio ruolo in Medio Oriente per poter scongiurare una letale perdita di influenza in Eurasia. Naturalmente, la Siria è solamente un piccolo tassello di un più complesso mosaico al cui centro va collocata l’ambigua relazione con l’Iran, vero perno geostrategico della regione.

     

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    RUSSIA E IRAN – Come appena ricordato, i rapporti tra Russia e Iran hanno conosciuto periodi di alti e bassi, soprattutto per quanto riguarda l’ambivalente atteggiamento russo nei confronti del programma nucleare iraniano. Ad ogni modo, qualora le condizioni dell’accordo di Ginevra tra l’Iran stesso e le potenze del 5+1 fossero  davvero rispettate, i due Paesi potrebbero stringere nuove e più strette forme di cooperazione non solo nel settore energetico, quanto         soprattutto da un punto di vista geostrategico. Nell’idea russa l’Iran rappresenta, infatti, l’ultimo bastione a protezione del fianco sud-occidentale eurasiatico, quello più vulnerabile e attraverso il quale sarebbe più facile una penetrazione statunitense nella sfera d’influenza russa nel Caucaso e nell’Asia Centrale. Di conseguenza, diventa vitale per Mosca scongiurare tale eventualità. Nonostante gli Stati Uniti siano oggi più interessati a espandersi nella regione del Pacifico più che a ridimensionare la presenza russa in Eurasia, non bisogna sottovalutare quello che Mosca percepisce come un costante desiderio americano di egemonia mondiale che potrebbe indurre Washington a sfruttare ogni occasione propizia per conseguire questo obiettivo al limite dell’impossibile. Ecco che allora la volontà degli Stati Uniti di agire in Siria come in Libia potrebbe essere letta in quest’ottica: mettere in ginocchio Damasco per poter successivamente riversare la propria forza militare sull’Iran che, una volta sconfitto e precipitato nella sfera di influenza americana, favorisca la penetrazione di Washington in Eurasia.

     

    CONCLUSIONI – Per questi motivi, dopo essere riuscita miracolosamente a imporre una soluzione diplomatica al problema delle armi chimiche siriane agli Stati Uniti, la Russia si rende conto della necessità di porsi come punto di riferimento in Medio Oriente e di guadagnarsi la fiducia dei principali attori chiave della regione, primo fra tutti proprio il nuovo Iran di Rouhani. Qualora questi sforzi venissero coronati, Mosca potrebbe continuare a garantirsi un’esclusiva sfera di influenza di Eurasia (con solo la Cina come successivo, potenziale competitor). Di conseguenza, dimostrerebbe di aver imboccato la strada giusta per tornare ad essere a tutti gli effetti una superpotenza.

     

    Mattia Bovi

    Mattia Bovi
    Mattia Bovi

    Laureato in Lingue e Relazioni Internazionali con una tesi sul ruolo del potere aereo nei conflitti asimmetrici, vince una borsa di studio che gli permette di studiare presso l’Università di Stellenbosch in Sudafrica, approfondendo le dinamiche legate allo sviluppo socio-economico del Paese dalla fine dell’apartheid a oggi.
    Le sue principali aree di interesse sono il Medio Oriente, l’Asia Centrale e la Turchia. Ama la fotografia, viaggiare e conoscere nuove culture. Quando non si dedica alla geopolitica, lo troviamo ad arbitrare tornei di tennis a livello nazionale.

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