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I segnali che arrivano dall’organizzazione terroristica basca potrebbero lasciar presagire un effettivo stop alle azioni criminali che da anni tormentano la Spagna, ma la giustificata cautela professata dal governo Zapatero serve da monito affinché non si dimentichino i numerosi tentativi di pacificazione effettuati in passato con esiti, purtroppo, spesso fallimentari.

NUOVA STRATEGIA – Lo scorso mese di settembre, l’organizzazione terroristica denominata ETA, acronimo che sta per Euskadi Ta Askatasuna ovvero -Paese basco e libertà- ha diffuso sul web un video in cui annuncia in maniera inequivocabile la necessità di un cambio di strategie nei rapporti con il Governo spagnolo.

Questo nuovo approccio è figlio probabilmente di una progressiva ed efficace ondata di arresti che ha privato l’ETA di molti dei suoi esponenti, tra cui alcuni storici leader. Da qui dunque la necessità, più o meno obbligata, dell’avvio di un processo democratico che possa contestualizzare in qualche modo l’organizzazione basca all’interno del palcoscenico politico spagnolo.

Sostenitore primo di questo processo di normalizzazione è l’ex partito indipendentista Batasuna, dichiarato fuorilegge nel 2003 dal governo Aznar e considerato da molti come il braccio politico dell’ETA.

Batasuna, in quest’ottica, rivestirebbe un ruolo chiave da strategico intermediario nel processo di pacificazione tra le parti per giungere finalmente ad un cessate il fuoco permanente da parte dell’organizzazione terroristica che rivendica l’indipendenza dei Paesi baschi.

 

SCETTICISMO GENERALE – Questo comunicato ha destato un certo stupore nella classe politica spagnola, unanimemente scettica che possa trattarsi di un passo conclusivo verso quella che viene considerata come la condizione minima necessaria per sedersi al tavolo delle trattative ed aprire un dialogo costruttivo: ovvero la cessazione definitiva della lotta armata.

Storicamente collocato in una posizione di forte opposizione ad ogni forma di dialogo con l’ETA, il PP ha affidato le reazioni al comunicato video dei terroristi baschi a Javier Arenas, personaggio di spicco del partito conservatore iberico e presidente del PP andaluso: -noi del Partito Popolare abbiamo il ricordo vivo di numerosi cessate il fuoco proclamati nel passato dall’ETA e terminati tutti nello stesso drammatico modo per la società spagnola- ha asserito Arenas -esiste un unico comunicato che gli spagnoli attendono, ossia l’abbandono senza condizioni e perpetuo delle armi-.

Anche il primo ministro Zapatero ha espresso senza equivoci la necessità di una dovuta prudenza nei confronti delle nuove posizioni targate ETA, rivendicando tuttavia, soprattutto nei confronti degli avversari politici che suggeriscono di non abbassare la guardia, il fatto di esser stato colui che più di tutti, una volta salito al governo nel 2004,  ha sostenuto una parziale apertura delle trattative con i terroristi baschi.

 

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POLITICHE UNIVOCHE – Ciò che senza dubbi appare evidente è che la strategia dell’ETA di una lotta armata duratura inizia ad indebolirsi cedendo il fianco all’intransigenza dei governi spagnoli che, per quanto riguarda la lotta al terrorismo interno, sembrano presentare, con alcune comprensibili sfumature dettate dalle rispettive appartenenze politiche, una plausibile comunione d’intenti nell’interesse generale del popolo spagnolo. 

 

Andrea Ambrosino

redazione@ilcaffegeopolitico.net

 

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