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Cerimonia di apertura della Conferenza di Varsavia sui cambiamenti climatici
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Il summit di Varsavia sul cambiamento climatico si apre con la catastrofe che ha nuovamente colpito le Filippine. La Conferenza rappresenta una tappa importante per raggiungere un accordo che vincolerà gli Stati a ridurre le emissioni di gas serra.

 

I PARTECIPANTI – Quest’anno è la Polonia  a ospitare, dall’11 al 22 novembre, la Conferenza degli Stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e del Protocollo di Kyoto. I delegati di 195 Paesi si riuniscono per concordare una strategia comune, con l’obiettivo di salvaguardare il clima del pianeta e ridurre le emissioni di gas serra entro il 2020. Ci saranno i rappresentanti dell’Unione Europea e dei singoli Stati membri dell’UE, che hanno aderito sia all’UNFCCC sia al Protocollo di Kyoto. Stati Uniti e Andorra rientrano invece tra quelli che non hanno ancora sottoscritto il Protocollo.

 

COSA CI SI ATTENDE – La Conferenza di Varsavia non porterà probabilmente a decisioni di immediato impatto nella battaglia contro i cambiamenti climatici. Rappresenta però una tappa fondamentale per organizzare la tabella di marcia da qui al 2020. Solo durante le prossime conferenze sul clima, il Summit dei Capi di Stato del settembre 2014, voluto dal segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, e la Conferenza che si terrà a Parigi nel maggio 2015, potrà essere finalmente raggiunto un accordo globale e giuridicamente vincolante sulle emissioni di gas serra, che andrà attuato entro il 2020.

 

LA POSIZIONE DELL’UE – L’Unione Europea spera che durante la Conferenza di Varsavia si possa raggiungere anche una strategia comune per innalzare gli obiettivi per il 2020. Un recente studio commissionato dal Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) ha dimostrato, infatti, che gli impegni già assunti dall’UE e da più di 80 Paesi in tema di riduzione di emissione di gas nocivi non sarebbero sufficienti per far sì che il riscaldamento globale si mantenga al di sotto di una soglia di 2 °C rispetto alla temperatura dell’era pre-industriale. Occorrono obiettivi più ambiziosi, da raggiungere attraverso una cooperazione internazionale in materia di efficienza energetica, energie rinnovabili, deforestazione ed emissioni di gas a effetto serra. Secondo l’UE, un altro punto da discutere è il finanziamento dei Paesi in via di sviluppo. Gli attori industrializzati si sono già impegnati a fornire fondi per circa 100 miliardi di dollari entro il 2020, con l’obiettivo di aiutare le economie emergenti a sostenere una crescita che tenga conto della salvaguardia dell’ambiente e del clima. Occorrerà formulare una strategia di aiuti che prenda in considerazione le necessità produttive dei Paesi che si sono aperti in ritardo all’economia di mercato.

 

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Il tifone Hayan che si abbatte sulle coste delle Filippine

I DANNI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI – A Varsavia si parlerà anche dei danni provocati dai cambiamenti climatici nei Paesi economicamente più deboli. Nel 2012 la Conferenza di Doha fu segnata dalla catastrofe provocata nelle Filippine dal tifone Bopha. Le Filippine non cessano di essere vessate dai danni atmosferici, e quest’anno la Conferenza sul clima si è aperta ricordando le 4.500 vittime del tifone Hayan. L’Unione Europea ha espresso l’auspicio che si giunga a un accordo definitivo riguardo agli aiuti economici per i Paesi in via di sviluppo colpiti dal cambiamento climatico.

 

IL PROTOCOLLO DI KYOTO-BIS – Il punto focale da affrontare a Varsavia resta però l’attuazione del Protocollo di Kyoto-bis. Durante lo scorso vertice di Doha, la validità del protocollo sul riscaldamento globale, siglato nel 1997, è stata estesa per il periodo 2013-2020. Tuttavia il Kyoto-bis è stato firmato solo da Unione Europea, Australia, Svizzera e Norvegia. Gli Stati membri dell’UE e l’Islanda si sono si sono impegnati a ratificare l’accordo entro il febbraio 2015 e a raggiungere una riduzione del 20% delle loro emissioni di gas serra entro il 2020. Il mancato assenso degli Stati Uniti e di un gigante energetico come la Federazione russa, che ha giudicato i limiti di emissione troppo vincolanti, rende tuttavia pressoché vani gli sforzi per una significativa riduzione dell’inquinamento climatico.

 

Valentina Ficarella

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