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In Cina è stato condotto un attentato in piazza Tienanmen, ma le Autorità mantengono il solito riserbo: sospettati, al momento, sono gli autonomisti uiguri.

 

IL FATTO – Ieri a Pechino, in piazza Tienanmen, intorno alle 12 ora locale, un’auto ha sfondato le barriere di sicurezza ed è esplosa proprio di fronte al grande ritratto di Mao, causando la morte di cinque persone, ossia i tre passeggeri e due turisti. La dinamica dei fatti non è ancora chiara, anche perché entro breve tempo la piazza è stata posta sotto il controllo della polizia (addirittura due giornalisti di “France Press” hanno dichiarato di essere stati «brevemente detenuti»), mentre il Governo ha subito affermato di non avere alcuna informazione dettagliata. Non è chiaro, per esempio, se l’auto sia esplosa in mezzo alla folla, oppure se sia giunta già in fiamme di fronte alla Porta Celeste: da un lato, infatti, i resti del veicolo sono stati rimossi in circa venti minuti, dall’altro lato le testimonianze, anonime, sono contrastanti, sebbene indirizzate verso l’ipotesi della deflagrazione. In modo analogo, la ricerca di notizie via internet è stata fortemente limitata. Il “Quotidiano del Popolo”, organo di stampa del Partito comunista, invece, ha riportato solo di una macchina in fiamme.

 

I SOSPETTATI – In tutto il mondo, molti osservatori hanno immediatamente interpretato l’atteggiamento delle Autorità cinesi come un chiaro segno che l’episodio non riguardasse un semplice incidente. I primi commenti hanno chiamato in causa la lotta del Tibet, ossia, nello specifico, un’immolazione (122 dal 2009) o un attentato. Tuttavia, già nel pomeriggio è cominciata a circolare un’altra pista: l’indipendentismo dello Xinjiang, regione a maggioranza musulmana in lotta contro il Governo di Pechino. Prima una fonte anonima ha riferito dell’eventualità di un «attacco suicida premeditato», quindi dalla Procura è arrivata a hotel e strutture ricettive la richiesta di informazioni circa «clienti o veicoli sospetti» nel periodo tra il I ottobre e ieri. La polizia, infine, ha dichiarato di cercare due uomini legati a un «evento di vasta portata accaduto lunedì» – l’attentato, appunto, – provenienti dalla regione dello Xinjiang e appartenenti all’etnia uigura. Le Autorità hanno riferito di un «Suv di colore chiaro» con quattro probabili targhe (tutte dello Xinjiang).

 

UIGURI E HAN – Lo Xinjiang è una regione autonoma della Cina abitata in maggioranza dagli uiguri, un gruppo etnico turcofono e musulmano in lotta contro il Governo centrale per la repressione e la discriminazione che i cinesi han conducono contro la cultura, la lingua e le usanze religiose locali. Gli scontri persistono da oltre cinquant’anni, ma picchi di tensioni sono stati raggiunti nel 2009, quando la Cina impose l’abbattimento del centro storico della città uigura di Kashgar. Nei violenti scontri che si verificarono tra l’etnia locale e gli han, il bilancio ufficiale fu di 156 morti, sebbene secondo le fonti uigure e l’agenzia stampa “Xinhua” le vittime furono rispettivamente 600 e 184. Pechino reagì minacciando la pena di morte per gli organizzatori delle rivolte.

 

Beniamino Franceschini

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