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Per il nostro Focus “A cavallo del confine: tra Europa ed Eurasia” – Seconda parte. Rispetto ad altri paesi ex comunisti dell'Europa orientale, la Romania ha avuto un ritmo di sviluppo più lento e travagliato, ma è riuscita a fare un passo importante lontano dal suo passato, aderendo alla NATO nel 2004. La sua posizione strategica sul Mar Nero ha reso il Paese strategicamente molto appetibile per l’Alleanza atlantica, che è riuscita a “strapparlo” all’area di influenza post-sovietica.

Parte 2 di 6I rapporti tra Italia e Romania

ROMANIA ED EUROPA – Governata a lungo dal dittatore comunista Nicolae Ceaucescu, deposto ed ucciso nel 1989, la Romania è stata gestita da partiti di ispirazione comunista fino al 1996, quando un governo centrista è salito al potere. Faide politiche prolungate hanno bloccato lo sviluppo economico, impedendo al Paese di avviare le procedure di ingresso nell’Unione Europea fino al 2005, anno della firma del Trattato di adesione all'Unione Europea, ratificato e ufficializzato dal Parlamento rumeno nel gennaio 2007.

RELAZIONI ECONOMICHE – I rapporti tra Italia e Romania hanno conosciuto nell’ultimo decennio un incremento notevole, soprattutto per quanto riguarda l’interazione a livello economico. Secondo i dati dell’ICE (Istituto per il Commercio Estero), le relazioni commerciali sono aumentate moltissimo. Le esportazioni dirette da parte del nostro Paese alla Romania sono praticamente raddoppiate, passando da un valore complessivo di circa 3 miliardi di euro nel 2001 ad oltre 6,2 miliardi nel 2008; anche le importazioni sono aumentate sensibilmente, anche se il trend in questo caso è meno significativo (da 3 miliardi a circa 4,3). Tra il 2008 e il 2009 si è verificato però un brusco calo nei flussi commerciali, che ha visto l’export crollare fino a 4 miliardi di euro (-35,2%) e l’import calare a 3,7 miliardi (-38%). Il trend è tornato ad essere positivo nel 2010, segno che sta avvenendo un recupero dalla crisi economica che ha colpito in maniera particolarmente dura Europa e Stati Uniti tra il 2008 e il 2009. Per quanto riguarda le tipologie di beni che vengono maggiormente scambiate, le esportazioni vedono ai primi posti prodotti non lavorati o semi-lavorati come tessuti e pellami, mentre i beni più importati sono prodotti finiti come abbigliamento, calzature e autoveicoli.

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DELOCALIZZAZIONE E RICADUTE SULLE DUE ECONOMIE – Negli ultimi anni la Romania ha potuto attirare una quantità crescente di IDE (Investimenti Diretti Esteri), soprattutto grazie a due fattori: il costo relativamente basso della manodopera e la bassa tassazione sulle imprese. In più, l’ingresso di Bucarest a pieno titolo nella UE nel 2007 ha determinato un’ulteriore semplificazione per gli investitori dell’Europa Occidentale. L’Italia si trova ai primi posti tra gli investitori in Romania, destinando circa 350 milioni di euro di capitali. La questione della delocalizzazione è molto importante non solo a livello economico, ma anche a livello sociale e politico. Se infatti da tale processo hanno potuto trarre vantaggio i detentori di capitale (un fattore che è diventato “mobile” con l’approvazione del Trattato di Maastricht) e i lavoratori rumeni (il tasso di disoccupazione è abbastanza basso e sotto al 5%), gli “sconfitti” sono soprattutto gli operai italiani, che in alcuni casi hanno perso il lavoro per la scelta fatta da molte imprese di trasferire all’estero la propria produzione. Le forze politiche devono tenere conto di tutti questi fattori per elaborare politiche economiche che non siano disgiunte dagli impatti sociali.

LA QUESTIONE DELL’IMMIGRAZIONE – La comunità rumena è una delle più numerose tra quelle che compongono la popolazione straniera residente in Italia. Dal 2005 ad oggi ha registrato un aumento del 283% (dati ISTAT), passando da circa 250 mila residenti regolari ad oltre 950 mila. Il forte incremento dei dati può derivare anche dal fatto che l’ingresso nell’Unione Europea della Romania nel 2007 ha comportato l’emersione di molti immigrati dalla loro condizione di clandestinità. Nel recente passato sono stati oggetto di cronaca diversi episodi di criminalità compiuti da immigrati rumeni, i quali sono stati spesso oggetto di dibattito politico. Molti possono essere gli spunti di riflessione in questo senso. Quale politica dovrebbe adottare una nazione per quanto riguarda l’immigrazione Quale modello di società dovrebbe essere pensato dalle autorità? Esistono tre principali modelli per le società multietniche del giorno d’oggi: multiculturalismo, pluralismo culturale e assimilazionismo. Il primo propone una parità di fatto di tutte le espressioni culturali presenti nella società, il secondo ammette la differenza tra le culture, richiedendo però il rispetto di una serie di valori comuni nella sfera pubblica, mentre l’ultimo propende per un’assimilazione delle altre culture all’interno di quella dominante a livello nazionale. E poi ci sono le espulsioni.

Pietro Costanzo, Jacopo Marazia, Alberto Rossi, Davide Tentori, Stefano Torelli 2 ottobre 2010 redazione@ilcaffegeopolitico.net

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