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Il confine dell'Europa si è progressivamente ampliato verso est, arrivando a lambire lo spazio un tempo occupato dall'Unione Sovietica. I cambiamenti storici e le diverse influenze provenienti da est e da ovest rendono il limes europeo e, soprattutto, i Paesi che vi si affacciano, un delicato punto di incontro tra la storia e l'attualità. In questo Focus vi proponiamo un viaggio in Romania e Moldavia: due Paesi con grandi affinità che si guardano dai due lati di un confine che ne determina, oggi, l'evoluzione. Eccovi la prima parte.

Parte 1 di 6

UN CONFINE DI TROPPO – La storia del confine tra la Moldavia e la Romania va molto indietro nel tempo: lingua, tradizioni, costumi, musiche e danze, così come altre usanze nelle regioni di confine testimoniano di due etnie, quella moldava e quella rumena, simili se non identiche tra loro (Composizione etnica della Moldavia: Moldavi/Rumeni 78.2%; Ucraini 8.4%; Russi 5.8%; Gagauzi 4.4%; Bulgari 1.9%; altri 1.3% – Composizione etnica della Romania: Rumeni 89.5%, Ungheresi 6.6%, Rom 2.5%, Ucraini 0.3%, Tedeschi 0.3%, Russi 0.2%, Turchi 0.2%, altri 0.4% – Fonte: Radio Free Europe/Radio Liberty).

La storia ci racconta che questo è dovuto al fatto che dal Medioevo la regione è appartenuta per lungo tempo al medesimo Stato, il principato di Moldavia (1389-1812), rientrante nella sfera di influenza politica ottomana. Dopo il conflitto russo-turco del 1806-1812 la parte orientale del principato moldavo situato tra i fiumi Prut e Dnestr fu annessa all'Impero russo come bottino di guerra. Il resto del principato è rimasto sotto l'impero ottomano (con una larga autonomia).

Nel 1862 i principati di Moldavia e di Valacchia si fusero in un unico principato romeno, in seguito rinominato Regno di Romania e divenuto indipendente dopo la guerra russo-turca del 1877-1878. Successivamente, la parte moldava del territorio appartenne all'impero russo (1812-1917), alla Romania (1918-1940 e 1941-1944), poi all’URSS (1940-1941 e 1944-1991) ed infine nacque la Repubblica di Moldavia (nel 1991).

Durante il regime sovietico (1944-1991) e soprattutto in epoca Ceausescu il confine nella regione era impenetrabile per le merci, le persone o le informazioni; subito dopo la rivoluzione rumena del 1989 e l'indipendenza della Moldavia nel 1991 il flusso di persone attraverso il confine è stato invece enorme. Attualmente lo scambio di popolazione è quasi a senso unico: i moldavi vanno in Romania a vendere i prodotti agricoli, acquistare beni (che sono più economici rispetto alla Moldavia), per visitare siti storici o per trascorrere le vacanze sui Carpazi.

Durante gli anni ’90 le relazioni tra Romania e Moldavia sono state altalenanti, spesso critiche. Nel periodo 1990-1993 un fronte popolare abbastanza ampio in Moldavia promosse l'idea di unificazione con la Romania; poi invece la vittoria alle elezioni politiche del 1994 dell’Agrarian-Democratic Party ha nuovamente orientato il Paese verso la Russia. In realtà l’idea di unificazione dei due Paesi non ha trovato mai pieno supporto nella popolazione moldava, anche per via delle posizioni politiche rumene spesso ambigue e poco rassicuranti: rimane famosa la dichiarazione del Presidente rumeno Ion Iliescu, il quale affermò che la Moldavia aveva ottenuto l’indipendenza dall’URSS ma non dalla Romania, di fatto fomentando i timori moldavi circa la possibile parità nelle relazioni tra i due gruppi. Di fatto, nessuno dei Governi succedutisi dagli anni ’90 ad oggi è stato in grado di normalizzare le relazioni tra i due Paesi, che comunque hanno siglato parecchi accordi legati alla circolazione di persone e beni.

Una spinta verso la regolarizzazione delle relazioni è stata data dall’entrata della Romania nella UE: essendo i rapporti di buon vicinato un requisito per l’ingresso nell’Unione, la Romania – che ricordiamo oggi rappresenta una frontiera esterna dell’Unione Europea – ha dovuto modificare il proprio atteggiamento verso il vicino, soprattutto in relazione alle regole per l’attraversamento della frontiera da parte di cittadini moldavi.

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TRA RUSSIA ED EUROPA – L’entrata della Romania nella UE ha però significato anche altro: da una parte lo spostamento della frontiera Europea verso est, sempre più verso la Russia; dall’altra, un cambio di passo nello sviluppo del nuovo Paese Membro, che ha beneficiato di strumenti di finanziamento più efficaci e cospicui rispetto al vicino moldavo (che pure riceve fondi dalla UE). Questo ha comportato un ulteriore approfondimento del solco delle condizioni di vita tra le due popolazioni, tanto più evidente nelle regioni di frontiera e, di conseguenza, un aumentato interesse moldavo all’avvicinamento all’Europa.

Proprio questo è uno dei nodi geopolitici dell’area, che si trova geograficamente e politicamente tra la Russia e l’Europa, con quest’ultima che cerca di penetrare le aree storicamente vicine a Mosca, la quale ovviamente non vuole “perdere terreno”.

Se da una parte dunque, anche la Moldavia è attratta dalle opportunità fornite dall’Europa, dall’altra però il legame con la Russia rimane insolubile e di difficile bilanciamento rispetto alla volontà di avvicinamento all’Europa. Mosca infatti ricopre una posizione di forza assoluta nell’area, che sfrutta per contrastare l’aumento dell’influenza europea nelle sue “aree di interesse privilegiato”, cioè quei Paesi confinanti che un tempo erano parte dell’URSS. E per far questo può contare su strumenti di vario tipo. Emblematico, ad esempio, è il recentissimo caso relativo alle esportazioni di vino moldavo verso Bielorussia, Kazakhstan e Russia: Mosca ha pressato i partner bielorussi e kazaki verso un blocco dei commerci di vino con Chisinau (l’esportazione di vino vale alla Moldavia il 10% delle esportazioni totali e l’80% di questo traffico è verso la Russia), mettendosi così nella condizione di acquisire un ulteriore elemento di influenza sulle decisioni moldave.

Pietro Costanzo, Jacopo Marazia, Alberto Rossi, Davide Tentori, Stefano Torelli

23 settembre 2010

redazione@ilcaffegeopolitico.net

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