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Il “Caffè” pubblica oggi la seconda parte dell’intervista al Generale Saverio Cascone. E’ ancora il caso di parlare di un confronto “totale” tra Stati Uniti e Russia? Probabilmente no. Indubbiamente, tuttavia, Mosca sta riaffermando la propria forza sull’area geopolitica di sua pertinenza, come dimostrano le vicende legate allo scudo spaziale e alla guerra in Georgia

Ho sentito parlare di “ritornello” (…è ancora guerra fredda tra Stati Uniti e Russia?). quali altri casi, Generale Cascone, bisogna prendere in considerazione al riguardo?

Vado a braccio, nel senso che l’intervista sull’argomento meriterebbe uno specifico approfondimento, in quanto i casi di presunta guerra fredda sono parecchi; mi riferisco ai più significativi riportati dalla stampa:

· lo scudo spaziale;

· la guerra in Georgia;

·il mantenimento del “controllo” sul territorio della Federazione, anche su quello ex sovietico (Caucaso, Stan Countries ecc.) e sulle basi “strategiche” (Sebastopoli in Crimea, Tartus in Siria sulla costa mediterranea).

Anche il controllo delle risorse energetiche, minerarie e, in questi ultimi tempi, anche alimentari, rientrano in questo contesto; già si parla di interesse russo per le risorse minerarie dell’Afghanistan del nord, all’uscita dal Paese da parte delle forze NATO per fine missione.

Tutto questo, in base a quali criteri viene definito “guerra fredda”?

Occorre, al riguardo, una premessa; si tratta cioè di partire dalla disastrata situazione della Russia ereditata dal Presidente Putin, dopo l’implosione dell’Unione Sovietica. La perestroika (la ristrutturazione di Gorbaciov) non aveva dato buoni risultati; come pure l’accaparramento di settori dell’economia e delle finanze da parte degli “oligarchi” ai tempi di Eltsin aveva ingenerato forti squilibri nella gestione del Paese. A questo si aggiunge la necessità di recuperare il consenso della popolazione in seria difficoltà (disoccupazione, criminalità, scarsa fiducia nelle istituzioni) e mantenere i limiti territoriali della Federazione, già lacerati dall’implosione.

S’imponevano, pertanto, alcune priorità; in stretta sintesi:

. sottrarre lo spazio economico di cui si erano appropriati i cosiddetti “oligarchi” e migliorare l’economia;

· impedire l’ingerenza dall’esterno sul territorio della Federazione Russa e sulla possibile sfera d’influenza di Mosca, evitando ulteriori perdite attraverso indipendenze a autonomie di altri territori;

· recuperare il consenso della popolazione attraverso il nazionalismo e i suoi valori anche con discutibili metodologie, tipiche della guerra fredda (controllo ad ogni costo dei mass media e dell’ “intelligentia” del Paese); rilanciare le Forze Armate, nonostante le forti limitazioni delle assegnazioni di fondi a loro favore.

Di qui i possibili accostamenti alla “guerra fredda” di avvenimenti ad essa successivi:

· lo scudo spaziale (stazioni di controllo della minaccia e sistemi missilistici di reazione, dislocati in due paesi europei, rispettivamente in Repubblica Ceca e in Polonia) voluto dal Presidente Bush per garantire, a suo dire, l’Europa dalla minaccia missilistica dell’Iran, fortemente  avversato dalla Russia che lo considerava una vera e propria provocazione! Lo scudo fu sostituito, con il Presidente Obama, dallo schieramento nel nord e nel sud dell’Europa di unità navali USA con tecnologia “Aegis” (difesa di 1° tempo) e dallo schieramento di missili sulla terra ferma (difesa di 2° tempo), prevedibilmente nel 2015;

· anche la guerra di Georgia rientra nella stessa logica. Alla base del conflitto dell’agosto 2008, l’opportunità (ottimisticamente valutata dal Presidente della Repubblica Mikhail Saakashvili) di porre fine alla secessione di fatto dei due territori georgiani, l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud; secessione che comprometteva l’integrità territoriale della Georgia, in quanto i due territori si comportavano come stati indipendenti, anche perché protetti dai contingenti “peacekeeping” russi. Il 7 agosto 2008, reparti georgiani attaccano l’Ossezia del Sud, provocando la reazione russa: un conflitto diretto della Georgia con le truppe del Distretto Militare russo del Caucaso settentrionale, sicuramente queste ultime meglio armate ed equipaggiate, conclusosi con l’occupazione dell’Ossezia del Sud, dell’Abkhazia e di buona parte della Georgia stessa, da parte dei russi. A ottobre del 2008, le truppe russe si ritirano dal territorio georgiano mantenendo il controllo dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud; territori, questi, riconosciuti indipendenti immediatamente dalla Russia, dal Nicaragua e dal Venezuela. La valutazione ottimistica del Presidente Saakashvili era basata su un maggiore coinvolgimento degli USA in termini di supporto militare; supporto limitatosi alla sostituzione dei centri di trasmissione georgiani (neutralizzati dalle truppe russe) con le apparecchiature di una unità navale USA;

· sul piano strategico, è di questi ultimi mesi la firma del contratto di affitto, tra Russia e Ucraina, della base navale di Sebastopoli in Crimea, fino al 2042, per un importo pagato dalla Russia di 1,8 miliardi di dollari l’anno (anche se per i soli primi dieci anni), cui si aggiunge uno sconto sul prezzo del gas russo fornito all’Ucraina. La base navale di Sebastopoli, come noto, costituisce un “sistema di proiezione” della Russia nel Mar Nero, da dove, attraverso gli stretti turchi, è possibile immettersi nel Mediterraneo e, attraverso Suez, nel Mar Arabico – Oceano Indiano. Nella circostanza è stato annunciato altresì un programma di sostituzione di almeno 50 unità navali della Flotta del Mar Nero con navi di concezione più moderna e tecnologicamente più avanzate;

· per quanto si riferisce all’accaparramento delle risorse energetiche, ha avuto ampia risonanza nei mass media il collocamento, nel 2007, della bandiera russa sulla dorsale sottomarina di Lomonossov, sul fondo del polo Nord, da parte di due batiscafi russi (Mir 1 e 2), allo scopo di affermare l’appartenenza alla Russia della dorsale indicata, ricca di risorse energetiche e minerarie. Tale avvenimento ha riacceso la conflittualità relativa al possesso della dorsale in questione tra USA, Canada e Danimarca, nonostante le previste difficoltà a portare in superficie le risorse (il gas, in particolare) da considerevoli profondità (4000-4500 metri), superando temperature marine bassissime.

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Tornando all’avvenimento di partenza (la retata spionistica), secondo Lei, le spie in un mondo globalizzato hanno ancora ragion d’essere?

Stiamo parlando del secondo più vecchio mestiere del mondo, che avrà seguito e interesse finché c’è guerra, competizione e concorrenza. L’insigne analista Fukuyama aveva previsto, con la caduta del Muro di Berlino, la “fine della storia” e della guerra; e, con quest’ultima, la fine degli armamenti e dello spionaggio; Fukuyama ha rivisto e corretto la propria previsione!

L’attacco terroristico dell’11 settembre 2001, contro le Twin Towers, ha evidenziato che la minaccia permane nel “mondo globalizzato”, se pure con altre forma di aggressione; e con la minaccia permane l’esigenza di garantirsi, ai fini della propria sicurezza.

In conclusione, cambiano i settori di applicazione dello spionaggio, si intensifica lo spionaggio economico e tecnologico, ma continua l’infiltrazione di spie, per conoscere in tempo, più da vicino e meglio, la situazione.

Chiara Maria Léveque

redazione@ilcaffegeopolitico.net

 

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