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L’Unione europea è in procinto di siglare importanti accordi economici con gli Stati del Partenariato Orientale, che porteranno probabilmente a un’area di libero scambio, la cui creazione sembra non essere ben accetta da Mosca.

 

IL VERTICE – Tra poco più di un mese si terrà a Vilnius, in Lituania, un vertice che vedrà riuniti i rappresentanti dell’Unione Europea e alcuni degli Stati appartenenti all’area del Partenariato Orientale (PO). Tale area comprende Azerbaijan, Armenia, Ucraina, Moldavia, Georgia e Bielorussia, ma probabilmente prenderanno parte al vertice solo l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia, con le quali la Commissione europea spera di poter finalmente giungere alla stipulazione di accordi di associazione che contengano anche previsioni riguardanti patti commerciali di libero scambio (DCFTA). L’obiettivo dei negoziati è quello di creare, attraverso tappe di transizione, un’area di libero commercio che permetta anche una graduale liberalizzazione dei visti, favorendo lo sviluppo duraturo delle relazioni tra l’UE e i Paesi vicini. La partnership promuoverà la democrazia e la diffusione delle buone pratiche di governo, attraverso il graduale adattamento delle legislazioni nazionali alle norme e alle politiche europee, e verterà su temi come la sicurezza energetica e lo sviluppo sostenibile.

 

ACCORDI TRA UE E UCRAINA – Il risultato più rilevante che ci si attende dal vertice di Vilnius è il raggiungimento dell’accordo sul DCFTA tra Ucraina e UE, il più ambizioso finora offerto dall’Unione Europea a uno Stato terzo. Una tale intesa porterebbe importanti benefici per l’economia ucraina, attraverso un notevole aumento delle esportazioni di beni e servizi verso i Paesi UE e l’acquisizione da parte della normativa ucraina di standard europei internazionalmente validi, sia in materia di misure sanitarie e fito-sanitarie, sia nell’ambito “sociale”, come i presupposti per la tutela del lavoro, i requisiti ambientali e la sicurezza sociale. Tuttavia, sin dal 1995, negli accordi di associazione è inclusa una clausola che pone come essenziale il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici. In particolare, sono tre i requisiti democratici che l’UE ha richiesto all’Ucraina per la firma degli accordi di Vilnius. Due di essi, la modifica del sistema elettorale e il miglioramento dell’amministrazione della giustizia, sembrano essere almeno in parte soddisfatti. Resta solo la richiesta di rilascio  dell’ex primo ministro Julija Timošenko, condannata nel 2011 per abuso di potere. Il Parlamento europeo ha incaricato una missione di osservazione, presieduta dall’ex presidente polacco Aleksander Kwaśniewski, e dall’ex Presidente britannico del Parlamento europeo, Pat Cox, di monitorare l’evoluzione del caso. L’UE spera che la questione possa dirsi conclusa prima che si dia il via al vertice in Lituania.

L’UE si dice pronta a sostenere l’Ucraina nell’attuazione delle previsioni contenute nell’accordo di associazione, nel DCFTA e nel piano di liberalizzazione dei visti, attraverso assistenza finanziaria e supporto tecnico e istituzionale. L’impatto di tale supporto peserebbe sul bilancio dell’Unione per una spesa di circa 186 milioni di euro.

 

Gli Stati in arancione fanno parte del Partenariato Orientale

LA REAZIONE DI MOSCA – La creazione di un’area di libero commercio che includa l’UE e gli Stati del Partenariato Orientale è fortemente osteggiata dalla Russia, che teme di perdere il controllo dell’area post-sovietica. La Russia ha difatti contrapposto al progetto europeo un’Unione doganale eurasiatica, di cui fanno già parte, oltre alla Federazione russa, anche la Bielorussia e il Kazakistan. Armenia e Azerbaijan, dopo mesi di lunghe trattative con l’Unione europea per la firma degli accordi di associazione, hanno da poco annunciato la modificazione della rotta a favore dell’Unione eurasiatica. Dietro questo improvviso cambio di vedute, si sospettano le manovre di Mosca, che pare abbia fatto pressione sui due Stati per evitare un loro avvicinamento all’UE. In particolare, l’Armenia sarebbe facilmente ricattabile in quanto la Russia potrebbe avere un peso determinante nel conflitto con l’Azerbaijan, tuttora rimasto irrisolto, riguardante il Nagorno Karabakh, soprattutto dopo gli accordi sulla vendita di armamenti russi raggiunti nell’agosto scorso tra Mosca e Baku. Elmar Brok, Presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento UE, ha sottolineato l’incidenza dell’influenza russa sulla decisione di un piccolo Stato come l’Armenia e ha ricordato l’impossibilità per un Paese di aderire contemporaneamente a un’unione doganale con la Russia e a un accordo di libero scambio con l’UE. Le pressioni russe hanno colpito anche l’Ucraina, attraverso un intensificarsi dei controlli doganali lungo il confine con la Federazione russa, che hanno portato a perdite economiche per gli esportatori ucraini. Lo stesso è accaduto anche per la Moldavia, con l’improvviso blocco da parte dei Paesi dell’Unione doganale eurasiatica delle importazioni di vino moldavo, ritenuto non corrispondente agli standard qualitativi. Inoltre, il vice-primo ministro russo Dmitry Rogozin ha avvertito la Moldavia e l’Ucraina che la firma dell’accordo di associazione con l’UE potrebbe comportare «serie conseguenze». In un’intervista rilasciata a settembre dopo la visita nella capitale moldava, il vicepremier russo ha infatti affermato che una simile mossa avrebbe messo a rischio il futuro della Transnistria e avrebbe avuto ricadute anche sui lavoratori moldavi in Russia e sulle esportazioni di prodotti moldavi sul mercato russo, oltre che sui rifornimenti energetici.

 

LA RISPOSTA EUROPEA – Il Parlamento Europeo ha criticato le minacce alla sicurezza e alla stabilità economica attuate dalla Federazione russa nei confronti dei paesi del PO e ha ribadito come tale comportamento violi gli accordi di Helsinki del 1975 e il principio di eguaglianza sovrana tra Stati. Il Parlamento ha inoltre ricordato che, in base al memorandum di Budapest, l’Unione europea è tenuta a fornire sostegno all’Ucraina nel caso questa sia vittima di coercizioni economiche da parte di un altro Paese, e ha pertanto invitato la Russia ad astenersi dall’esercitare ulteriori pressioni suoi paesi del PO.

Secondo l’UE, inoltre, le riforme economiche che deriveranno dagli accordi economici in programma a Vilnius procureranno benefici di cui potrà godere anche la Russia. Non si tratterebbe infatti di un gioco a “somma zero”, poiché il risultato finale sarà la creazione di un’area di prosperità in tutto il continente.

 

Valentina Ficarella

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1 commento

  1. L’Ucraina, e non solo lei, dovrbebe diventare una sorta di “stanza di compensazione” fra i due “pianeti” geopolitici. Non si può pretenderedi imporle l'”o di qua o di là” perchè l’unico risultato sarebbe la guerra civile, con la perdita sicura della Crimea, della costa del Mar Nero e delle regioni di là dal Dniepr. Per paesi come Ucraina e Georgia l’unica soluzione sensata, per quanto sgradevole possa apparire nella forma, è una “finlandizzazione” politico-militare che garantisca i russi contro ogni spiacevole sviluppo delle rispettive politiche estere, fermi restando i diritti di libero commercio e transito, l’intangibilità della politica interna e l’indipendenza delle forze armate nazionali. Pare una limitazione della loro libertà? La Finlandia non ha mai amato lo scomodo vicino russo, ma non se l’è affatto passata male durante la Guerra Fredda, e questi paesi sarebbero comunque più “liberi” (con tutte le virgolette del caso) a quel modo di quanto lo siamo noi come provincia proconsolare dell’impero dello zio Sam. La Russia d’altro canto salverebbe la faccia in modo più che accettabile, con l’impressione di avere un peso ancora decisivo.

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