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Il Caffè intervista in esclusiva il Generale Saverio Cascone, che illustra la diatriba Usa-Russia riguardo alla retata di spie russe in territorio americano del giugno-luglio scorso, e mostra come la guerra fredda non sia affatto solo un fase di storia passata senza alcuna connessione con il presente. Un’intervista in due puntate: oggi ci soffermiamo sui fatti degli ultimi mesi, domani presenteremo le analisi a riguardo del Generale Cascone

Per cominciare, visti i suoi trascorsi di studio e di servizio, come preferisce che La chiami: Dottore, Professore, Generale?

Faccia Lei! Non mi sono preparato a rispondere a questa Sua richiesta; sarei portato a chiederLe la “domanda di riserva”. Scherzi a parte, preferisco che Lei si riferisca al mio impegno di vita militare.

Cosa Le risulta in concreto della retata verificatasi a fine giugno scorso, in alcune località degli USA (New Jersey, New York, Virginia, Massachussets)?

Dai quotidiani statunitensi, il 29 giugno scorso, viene riportata la notizia diffusa dal Ministero della Giustizia che, a seguito di un blitz della Polizia, erano stati arrestati dieci cittadini russi, accusati di spionaggio nei confronti di esponenti politici e di governo statunitensi per conto del Dipartimento SVR (operazioni all’estero) dell’FSB (i servizi di intelligence russi, l’ex KGB); secondo l’FBI, gli agenti in questione avrebbero effettuato ricerche anche nel settore del riciclaggio di denaro e per l’acquisizione di “fonti” a favore di una rete spionistica russa, operativa da anni negli USA.

La stampa si è soffermata in particolare su alcuni esponenti più giovani (30-40 anni) della retata:

  • un’avvenente russa dai capelli rossi, Anja (Anna) Kishenko (nella foto sotto), laureata in economia, sposatasi nel 2001 con il cittadino britannico Alex Chapman, dal quale ha divorziato nel 2006, trasferendosi da Londra negli Stati Uniti (a Manhattan); negli USA figurava come agente immobiliare;
  • una coppia di giovani sposi; la moglie, Cynthia Hopkim, bancaria nata a New York (a suo dire), e il marito, Richard Murphy, in prevalenza “casalingo”, si occupava dei loro due figli e di giardinaggio, godendo di rispetto da parte dei vicini di casa; entrambi erano negli USA da tre anni. Secondo la Polizia, la moglie controllava le attività finanziarie di un miliardario americano.

Ai dieci cittadini russi arrestati occorre aggiungere l’undicesimo esponente del team spionistico, il quale, allontanatosi dagli Stati Uniti qualche giorno prima della retata e individuato a Cipro, era riuscito a far perdere le proprie tracce.

Come considera la tecnica operativa degli agenti russi arrestati?

Le riferisco quanto riportato dai mass media nella circostanza, e cioè che il team utilizzava tecniche operative “tradizionali”, non all’avanguardia:

  • nomi di copertura presi da cittadini USA deceduti;
  • sistemi di “finta coppia”;
  • comunicazioni tra gli agenti in wi-fi, nei coffee shop e nei book store;
  • scambio di messaggi attraverso il “brush pass” (scontro apparentemente fortuito, per strada);
  • incontri attraverso “flash meeting” (giornale predefinito, in tasca; storiella di verifica per il riconoscimento, concordata in precedenza).

Ci sono dati attendibili per stabilire quando è stata “impiantata” la rete di spie negli USA?

Purtroppo no. Sussiste tuttavia, secondo i quotidiani, una conferma dell’esistenza di alcune reti spionistiche russe negli USA, da parte di Oleg Gordievskij, ex Vice Capo del KGB, passato all’Occidente (Londra) nel 1985: negli USA sarebbero impegnati in operazioni di spionaggio 500 agenti russi, ivi trasferitisi nel periodo tra le fine degli anni ’80 e i primi degli anni ’90 (alla fine cioè della guerra fredda).

Come ha reagito il governo russo nella circostanza dell’arresto?

Dopo le proteste della prima ora, il governo russo avrebbe effettuato vari tentativi nei confronti dell’Amministrazione USA per convincerla a mostrare buon senso, in considerazione anche del positivo stato delle relazioni tra Mosca e Washington (mi riferisco alla presenza del Presidente Medvedev negli USA, dal 24 al 26 giugno: visita alla Silicon Valley; hamburger e patatine, consumate in un fast food con il Presidente Obama).

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Come si è conclusa la retata?

Sono da prendere in considerazione, secondo me, tre eventi connessi:

  • il primo riguarda il processo della magistratura statunitense, alquanto sbrigativo (27 giugno – 7 luglio); la stampa ha parlato di processo “lampo”. Alle spie è stato contestato il solo reato di “attività al servizio di un governo straniero contro cittadini statunitensi”; la pena, peraltro, è stata convertita in “deportazione nel Paese di origine, con divieto di pubblicare le proprie memorie sulla vicenda”. L’accelerazione del processo tendeva a ridurre la diffusione di troppe notizie sull’avvenimento e a non creare “ombre” sullo stato delle relazioni tra i due Paesi, entrambi, peraltro, spinti dalla necessità di apportare miglioramenti all’organizzazione del proprio sistema di intelligence:

    _ Washington, per mettere ordine tra le diverse strutture di intelligence, talvolta in contrasto tra loro (NSA, CIA, FBI);

    _ Mosca, per rafforzare l’FSB (ex KGB) ai fini della sicurezza dello Stato;

  • il secondo evento è dell’8 luglio scorso; è stato effettuato uno scambio di “prigionieri” tra Washington e Mosca presso l’Aeroporto di Vienna, su una pista dove erano accostati due velivoli, coprendo così la visuale dei reporter (quello con i prigionieri russi della retata e un velivolo di stato partito da Mosca). Un emissario di ciascun governo provvedeva all’accertamento delle identità dei prigionieri da “scambiare”. In analogia a quanto avveniva durante la guerra fredda, da un charter della “Vision Airlines”  (Las Vegas) sono scesi i dieci arrestati dall’FBI e consegnati alle Autorità russe; dall’aereo di stato russo sono scesi, e consegnati, alle Autorità di Washington tre agenti dell’FSB, in carcere da anni in Russia per spionaggio a favore degli USA e della Gran Bretagna. Ai tre si è aggiunto un quarto, in carcere in Russia da 11 anni sempre per spionaggio, un ricercatore del settore “armamenti nucleari”. La scelta dei “prigionieri” russi è stata effettuata di comune accordo tra il Capo della CIA, Leon Panetta, e il responsabile del già citato Dipartimento SVR dell’FSB, Mikhail Fradkov;
  • il terzo evento è successivo allo scambio dei “prigionieri”; riguarda l’incontro riportato dal quotidiano “la Repubblica”, dopo i rituali debriefing, tra il Primo Ministro Putin e le spie russe: non un incontro formale, è detto nell’articolo, ma una “rimpatriata” tra ex commilitoni dei Servizi di Intelligence (ricordo che Putin è stato a capo di un importante Direttorato del KGB e poi, sotto la presidenza di Eltsin, ha diretto l’FSB, prima di impegnarsi in politica). Nel corso dell’incontro è stato intonato l’inno dell’era sovietica, adottato dal KGB, ai tempi della vittoria sul nazismo, dal titolo “Dove comincia la nostra Patria”. Putin avrebbe anche garantito che i dieci sarebbero tornati presto al lavoro nel settore dell’intelligence e che gli stessi erano stati “smascherati” a seguito del tradimento di una persona già individuata (si può pensare all’undicesimo componente del team il quale, individuato a Cipro, avrebbe fatto perdere le proprie tracce).

    (1 – continua)

    Chiara Maria Leveque redazione@ilcaffegeopolitico.net

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