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domenica 24 Maggio 2020
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    America latina: nazioni… ‘unite’?

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    Come spesso accade, l’Assemblea delle Nazioni Unite che si svolge annualmente a settembre a New York diventa un palcoscenico mondiale. I Paesi latinoamericani hanno mostrato di condividere opinioni su molti aspetti, ma la principale divisione restano le relazioni con gli Stati Uniti.

     

    BASTA COI VETI – Sicuramente influenzati dall’evolversi della crisi siriana, i Paesi latinoamericani si sono espressi contro l’attuale sistema di gestione dell’ONU. Dilma Rousseff, Presidente del Brasile – come abitudine il primo Stato della regione a prendere la parola – ha infatti criticato l’inattività mostrata dal Consiglio di Sicurezza riguardo a Damasco. Dilma ha segnalato che il sistema di veto che vige nel Consiglio è inapplicabile quando qualcuno dei Paesi membri ha degli interessi in gioco. Sulla stessa linea, la Presidente argentina, Cristina Fernández de Kirchner, ha criticato il “doppio standard” con cui funziona il sistema internazionale: «Le regole dell’ONU, così come le sue risoluzioni, devono valere in maniera uguale per tutti, grandi e piccoli», ha detto. Esiste una certa uniformità d’opinione in Sudamerica sulla necessità di ampliare il Consiglio di Sicurezza in modo da garantire una più giusta rappresentazione regionale, come sostiene il presidente cileno Sebastián Piñera. Allo stato attuale, infatti, il Consiglio di Sicurezza, l’organo principale dell’ONU per quanto riguarda il trattamento delle crisi, è composto in prevalenza da Paesi europei, mentre, con l’esclusione della Cina, nessun rappresentante del resto del mondo gode di un seggio permanente In questo senso, Piñera ha appoggiato l’ingresso di Brasile, Germania e India come membri permanenti nel Consiglio. Il Presidente cileno sostiene che il sistema di veti incrociati è ormai diventato obsoleto e dovrebbe essere sostituito da un modello di voto con quorum. Senza approfondire la questione, Piñera apre a una discussione più concreta su una riforma in questa direzione, che Dilma Rousseff ritiene urgente (da realizzarsi entro il 2014). Il Cile persegue attualmente l’obiettivo dell’elezione a membro non permanente del Consiglio per i prossimi due anni e quindi ha tutto l’interesse a mostrare la propria adesione ai principi del multilateralismo e del diritto internazionale.

     

    CONTRO LO ‘ZIO SAM’ – La regione si divide sul tema dell’alleanza con Washington. Dopo la morte di Hugo Chávez e l’annuncio che il suo successore Nicolás Maduro non avrebbe preso parte in prima persona all’Assemblea di New York, il testimone dell’alleanza socialista latinoamericana sembrerebbe essere passato al Presidente boliviano Evo Morales. Quest’ultimo, in un discorso fortemente antistatunitense, ha criticato la volontà di Washington d’iniziare un conflitto in Siria, sebbene Obama avesse precedentemente insistito sulla priorità della via diplomatica, prevedendo forse le critiche che gli sarebbero state rivolte. Morales ha inoltre criticato l’esclusione della Bolivia dal programma di accesso preferenziale al mercato USA, un premio che viene riservato ai Paesi che collaborano con il vicino del Nord nella lotta contro il traffico di droga. Va detto però che il Presidente boliviano si oppone alla posizione di Washington circa le proprietà della pianta di coca, che in Bolivia ha un uso terapeutico. Alle critiche verso gli USA si è unita anche la Rousseff, mostrandosi in disaccordo con le azioni di spionaggio promosse da Washington in vari Paesi, tra cui il Brasile. Tanto nel caso boliviano, quanto in quello brasiliano (con l’aspirazione carioca di attirare capitali stranieri per finanziare imponenti progetti infrastrutturali), si deduce che il fattore economico rimane comunque secondario rispetto all’instaurazione di relazioni basate sull’uguaglianza.

     

    Obama e gli USA come sempre sotto accusa
    Obama e gli USA come sempre sotto accusa

    VIVA IL MULTILATERALISMO – L’America latina, per varie ragioni, tra cui l’inferiorità sul piano militare e dell’influenza diplomatica in generale, promuove il multilateralismo, contro l’instaurazione di un sistema egemonizzato: Cristina Kirchner, per esempio, ha avuto parole dure anche per il Fondo Monetario Internazionale, che a suo dire dovrebbe riflettere maggiormente il peso dei Paesi emergenti. In questo senso non fa una buona pubblicità alla regione il conflitto giuridico nel quale si trovano opposti Nicaragua e Colombia sul tema dei limiti marittimi nel mar dei Caraibi, soprattutto da quando Bogotá ha espresso la volontà di non rispettare la decisione della Corte Internazionale di Giustizia, favorevole a Managua, al cui giudizio inappellabile i due Paesi si erano rivolti volontariamente. Pertanto, è forse per “ripulire” l’immagine negativa che emerge da questo caso che i capi di Stato del Perù e del Cile, Ollanta Humala e Sebastián Piñera, hanno dichiarato pubblicamente che rispetteranno la decisione della Corte in una vicenda analoga che vede Lima e Santiago contrapposte, anche in questo caso per una disputa di confini marittimi: una dimostrazione di adesione al multilateralismo propagandato dall’ONU e un esempio per i vicini regionali di Colombia e Nicaragua che potrebbe servire anche per le nazioni più potenti impegnate nella risoluzione del dilemma tra guerra e pace in Siria, ma che tentano di “bypassare” il Consiglio di Sicurezza. Come ha detto Cristina Kirchner, «le regole devono valere per tutti». Oppure vanno cambiate.

     

    Gilles Cavaletto

    (da Santiago del Cile)

     

    Gilles Cavaletto
    Gilles Cavaletto

    Vivo a Santiago ma ho studiato temi europei. Ho lavorato in America Latina, in agenzie legate all’ONU attive nel tema della cooperazione internazionale. Per il “Caffè Geopolitico” seguo il Cile e Haiti, bellissima isola martoriata dal terremoto e dalla povertà nella quale ho lavorato.

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