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Miscela Strategica – I “satelliti spia” sono da tempo entrati nel gergo comune, soprattutto grazie a Hollywood. Ma cosa fanno in realtà i satelliti militari? Ecco una carrellata delle loro tipologie e caratteristiche operative.   PERCHÉ I SATELLITI – Durante la “Gara Spaziale” tra Stati Uniti e Unione Sovietica nel contesto della Guerra Fredda, il successo sovietico che più mise in allarme il mondo occidentale non fu il lancio del primo uomo nello spazio, ma il lancio del primo satellite artificiale, lo Sputnik. La portata delle implicazioni di questo nuovo tipo di tecnologia furono immediatamente evidenti per gli strateghi e i militari di entrambi i blocchi. Viaggiando al di sopra dello spazio aereo, il satellite si trovava in una posizione al di fuori della giurisdizione degli Stati (in realtà non esisteva alcuna norma al riguardo, ma il fatto che nessun Paese si lamentò di essere stato sorvolato dallo Sputnik contribuì a farne in seguito una consuetudine), poteva svolgere la sua missione praticamente indisturbato. I compiti strategici che si pensarono per i satelliti furono soprattutto le comunicazioni e la sorveglianza, ma si arrivò a ipotizzare un loro utilizzo per bombardamenti convenzionali o nucleari dallo spazio. Per fortuna, con la firma del Trattato sull’Uso dello Spazio (Outer Space Treaty) questa eventualità è stata scongiurata. In questo articolo, verranno descritte quattro tipologie di satelliti per usi militari:
  • i satelliti da osservazione;
  • i satelliti per telecomunicazioni (SATCOM);
  • i satelliti per il monitoraggio e intercettazioni dei segnali radar ed elettronici (Signal Intelligence – SIGINT);
  • i satelliti e i sensori per l’allarme anti-missilistico o allarme lontano (Early Warning).
 
Il satellite francese SPOT-1
Il satellite francese SPOT-1
SATELLITI PER L’OSSERVAZIONE – I satelliti per l’osservazione costituiscono la maggior parte delle piattaforme spaziali adibite a scopi militari e di difesa. Solitamente sono posti in orbite basse (Low Earth Orbit – LEO) di tipo polare a una quota di circa 800 chilometri. Questo tipo di satelliti si divide in tre sottocategorie: gli ottici; gli ottici multispettrali e iperspettrali; i radar. I satelliti ottici sono in grado di fornire immagini con diversi gradi di risoluzione (più è alta, più si è in grado di distinguere oggetti di minori dimensioni: la risoluzione militare permette di distinguere oggetti inferiori al metro) in base all’area da fotografare e sorvegliare. Questi strumenti possono essere usati in condizioni ottimali meteo e di luce; in sostanza non possono svolgere i loro compiti di ricognizione in caso di presenza di nuvole o durante la notte. I satelliti ottici multispettrali e iperspettrali hanno un sistema di rilevamento di immagini che utilizza bande spettrali che vanno dal visibile a oltre il visibile (la più conosciuta è l’infrarosso), riuscendo a ottenere dall’immagine un numero maggiore di informazioni e dettagli rispetto ai sistemi ottici convenzionali, e lo possono fare anche di notte. Alcuni strumenti, soprattutto quelli che utilizzano sistemi di rilevazione termica, sono in grado di “bucare” le pareti di molti edifici. Il difetto dei sistemi multispettrali e iperspettrali consiste nel fatto che la maggior parte di essi non è in grado di ottenere immagini ad alta risoluzione. I satelliti da ricognizione di tipo radar utilizzano la tecnologia chiamata Radar ad Apertura Sintetica (Synthetic Aperture Radar – SAR). Questo sistema è basato sulle microonde e scansiona l’area interessata attraverso onde elettromagnetiche. I SAR a utilizzo militare hanno un’alta risoluzione (inferiore al metro) e possono ottenere immagini in bianco e nero in qualsiasi condizione di luce e parzialmente anche in presenza di nuvole o precipitazioni. Un ulteriore vantaggio della tecnologia SAR è la possibilità di ottenere immagini del sottosuolo fino a qualche metro di profondità, consentendo l’eventuale scoperta o sorveglianza di infrastrutture sotterranee. Con appositi software è possibile rielaborare le immagini radar per trasformarle in mappature 3D dell’area d’interesse, con notevoli vantaggi per la pianificazione operativa. Bisogna specificare che la tecnologia SAR non è utile per la sorveglianza di persone poiché il radar non riesce a ottenerne delle immagini utilizzabili.   SATELLITI PER TELECOMUNICAZIONI – I satelliti per telecomunicazioni (SATCOM) vengono lanciati nell’orbita geostazionaria (GEO), dove una costellazione di tre satelliti è sufficiente a coprire la quasi totalità del globo terrestre. La comunicazione satellitare si rivela vitale quando le forze sul campo si trovano in teatri operativi dove vi è la quasi totale mancanza di infrastrutture di comunicazione terrestri. I satelliti possono fornire un sistema di comunicazione altamente criptato per collegare le forze impegnate in missioni oltremare con i quartier generali e le Istituzioni nazionali. Inoltre la loro utilità si estende anche al cosiddetto “C4” (Comando, Controllo, Comunicazioni e Computer) a livello tattico, alla trasmissione di dati sensibili di intelligence e al pilotaggio remoto degli UAV (Unmanned Aerial Vehicles – veicoli aerei senza pilota).   SATELLITI PER IL SIGNAL INTELLIGENCE – Le costellazioni di satelliti per il SIGINT sono solitamente poste in orbita bassa. Il SIGINT è diviso in due branche principali: l’intelligence sulle comunicazioni (COMINT) e l’intelligence elettronico (ELINT). Un satellite con a bordo apparecchiature per il COMINT è in grado di intercettare il traffico dati e le comunicazioni telefoniche, satellitari e terrestri, dell’area interessata dal suo sorvolo, mentre i sensori ELINT sono in grado di captare e individuare le emissioni di onde radar, fornendo all’utilizzatore importanti informazioni sulla posizione di istallazioni o di mezzi dotati di radar (terrestri, aerei e navali) presenti nell’area delle operazioni. Le emissioni radar possono essere catalogate in appositi database in modo da poter riconoscere immediatamente la tipologia di radar appena scoperto o inserirlo nell’elenco se assente.  
Il satellite americano Early Warning SBIRS
Il satellite americano Early Warning SBIRS
EARLY WARNING – Le apparecchiature per l’early warning sono in grado, dall’orbita geostazionaria, di rilevare la segnatura termica dell’accensione del motore di un razzo al momento del lancio. Ogni classe di razzi e missili ha una propria segnatura termica che la rende distinguibile dalle altre se inserita in un opportuno database. Al momento dell’accensione, i dati forniti dai satelliti early warning sono in grado di identificare la tipologia di razzo che viene lanciato e, incrociando questi dati con quelli sulla traiettoria iniziale, stimarne il punto d’impatto finale. Questa tipologia di satelliti e sensori era molto utile durante la Guerra Fredda per individuare eventuali lanci di missili nucleari con un certo anticipo e mettere in funzione le contromisure, rispondendo eventualmente all’attacco. A oggi, l’early warning viene usato per la protezione delle proprie forze sul campo da lanci di missili, convenzionali e non, da parte di forze ostili e per la lotta anti-proliferazione nucleare. I sensori early warning sono difatti molto utili per il monitoraggio dei test missilistici da parte di Paesi che non hanno aderito al Trattato di Non-Proliferazione o che, pur aderenti, cercano di aggirarne le norme.  

Emiliano Battisti

  Le capacità spaziali nel mondo (fonte: Wikipedia). Legenda
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Emiliano Battisti

Sono nato a Roma nel 1986 e ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e quella specialistica in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Dopo due esperienze in Ambasciate come stagista (presso quella italiana a Washington e presso quella statunitense a Roma) ho collaborato con l’Istituto Affari Internazionali a Roma e con il Centro Militare di Studi Strategici. Ho un Master in Istituzioni e Politiche Spaziali e uno in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo. Scrivo per Il Caffè Geopolitico dal settembre 2013 iniziando con Miscela Strategica dove mi sono occupato (e mi occupo) di spazio, difesa antimissile e velivoli militari. Inoltre, analizzo i teatri di crisi internazionale. Attualmente sono responsabile dell’Ufficio Stampa, del coordinamento dei Social Media e del desk Nord America oltre ad aver creato il desk spaziale AstroCaffè.

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