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lunedì 25 Maggio 2020
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    Speciale COVID-19

    Covid-19: le risposte di Hong Kong e Taiwan

    In breve

    • Il COVID-19 è una pandemia globale, ma Hong Kong sembra aver imparato delle lezioni preziose dall’epidemia di SARS del 2003.
    • A preoccupare anche le conseguenze economiche. Tra le violente proteste antigovernative e lo scontro tra Washington e Pechino, il coronavirus si sta rilevando essere un’ulteriore spina nel fianco dell’economia locale.
    • Preparazione e mobilitazione. Queste sono le parole chiave che hanno guidato Taipei nella lotta contro la pandemia.
    • Le Autorità di Taipei accusano di essere tagliate fuori dal flusso di informazioni internzionali sulla pandemia.

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    Puoi leggerlo in 4 min.

    AnalisiLa Covid-19 è ormai pandemia, sanitaria ed economica. Mentre la Cina sembra aver superato il suo picco di contagi, Hong Kong e Taiwan reagiscono tra preoccupazioni economiche e isolamento internazionale.

    UNA NUOVA SFIDA PER HONG KONG

    La Covid-19 è ormai ufficialmente una pandemia e vede il suo nuovo epicentro nel Vecchio Continente. Dall’altra parte del mondo, in Cina, i dati segnalano invece un drastico calo di nuovi contagi e di morti. Ma se nei mesi scorsi molto è stato detto sulla Cina e sulle incredibili forze messe in campo dal suo Governo, cosa succede invece alla periferia dell’impero?
    A Hong Kong, una delle aree più densamente popolate a livello internazionale, la situazione sanitaria sembra, se non rosea, almeno gestibile. Su oltre 7,5 milioni di abitanti il bollettino del 1° aprile segna 715 contagiati e 4 morti. Come ha fatto l’ex colonia britannica a difendersi dall’urto del virus?
    La parola chiava sembra essere preparazione. Nei pensieri di molti è ancora vivo il ricordo della SARS del 2003, che fece registrare 1.755 contagi e 299 morti. Sin da quando le Autorità hanno dichiarato il primo contagio il 23 gennaio, molti, moltissimi cittadini non hanno perso tempo nell’indossare mascherine. Con alti e bassi, anche le Istituzioni sono intervenute, chiudendo scuole, uffici e le frontiere con la Cina continentale.
    Tra i risultati ottenuti anche il calo dell’influenza stagionale. Come evidenziato dal professor Ho Pak-leung dell’Università di Hong Kong, le misure hanno anche ridotto la durata dell’influenza stagionale da 98,7 giorni a 34 giorni.

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    Fig. 1 – Sin dalle prime avvisaglie, i cittadini di Hong Kong hanno incominciato a indossare le mascherine

    IL VIRUS DELL’ECONOMIA

    La pandemia preoccupa anche le Autorità economiche dell’ex colonia britannica. Nel 2019 l’economia locale aveva già registrato una contrazione dell’1,2% rispetto l’anno precedente a causa delle violente manifestazioni antigovernative e dello scontro commerciale tra Washington e Pechino. Il virus potrebbe, dunque, esacerbare le difficoltà economiche.
    A preoccupare è anche il tasso di disoccupazione, che a febbraio ha raggiunto il 3,7%, il livello più alto da nove anni a questa parte, e che segna un aumento dello 0,3% rispetto alle stime di gennaio e al di sopra delle previsioni degli analisti. A esserne maggiormente colpiti il settore dei consumi e del turismo, che toccano tassi di disoccupazione del 6,1% e del 2,5%, rispettivamente. Secondo l’Hong Kong Tourism Board nel mese di febbraio Hong Kong ha registrato un calo del 96% dei visitatori, un trend che quasi certamente continuerà anche nel mese di marzo.
    Sullo sfondo ancora una volta il ricordo della SARS, che costò ad Hong Kong un tasso di disoccupazione che arrivò a toccare un picco dell’8,5% nel giugno 2003, il più alto mai raggiunto. Per arginare il problema ed evitare un ripetersi della storia le Autorità locali hanno preparato un piano economico di oltre 120 miliardi di dollari hongkonghesi (HKD). Tra le misure spicca la decisione di stanziare 10mila HKD (1.185 Euro) a ogni cittadino residente maggiorenne.
    Sul fronte della politica monetaria, la Hong Kong Monetary Authority segue l’esempio della Federal Reserve e annuncia una riduzione dei tassi di interesse di 64 punti base, portandoli allo 0,86%, la seconda volta in un mese.

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    Fig. 2 – Eddie Yue, l’uomo a capo della Hong Kong Monetary Authority

    DALL’ALTRA PARTE DELLO STRETTO: TAIWAN

    Dall’altra parte dello stretto anche Taiwan è in prima linea per combattere il virus. Ancora una volta le parole chiave sono preparazione e mobilitazione preventiva, lezioni imparate durante l’epidemia di SARS che fece registrare 181 vittime.
    Sebbene fosse altissimo il “rischio di importazione”, fin da subito le Autorità di Taipei hanno messo in campo strategie di prevenzione. Attraverso il Central Epidemic Command Center (CECC) il Governo ha prontamente attivato 124 protocolli di sicurezza, tra cui controllo delle frontiere, quarantena per casi sospetti e strategie economiche per famiglie e imprese. Indispensabile l’uso di tecnologia e big data. Attraverso una sinergia tra le Autorità sanitarie e l’Agenzia Nazionale dell’Immigrazione è stato possibile tracciare la storia di viaggio dei cittadini e condividere le informazioni con ospedali, cliniche e farmacie. I risultati non sono tardati ad arrivare: ad oggi (1 aprile) su una popolazione complessiva di 23 milioni di abitanti, Taiwan registra 329 casi e 5 decessi.

    Il VIRUS DELL’ISOLAMENTO

    Sin dalla prima notifica di Pechino all’OMS, passando per la quarantena della città di Wuhan del 23 gennaio, le Autorità di Taipei hanno sempre lamentato di essere tagliati fuori dal flusso di informazioni. Come ricorda il New York Times, l’OMS non può condividere le informazioni con Taiwan, in quanto non Stato membro delle Nazioni Unite. Dal 2016 alle Autorità di Taipei è stato vietato di partecipare alle annuali sessioni dell’OMS e agli incontri tecnici dietro pressioni di Pechino, che cerca di escludere ogni contatto delle Istituzioni taiwanesi con gli organismi internazionali.
    La conseguenza è stata un maggior isolamento dell’isola. Un esempio: quando il Governo italiano decise di sospendere i voli dalla Cina per contenere la diffusione del virus, anche Taiwan, che contava poche decine di casi, fu inserita nella lista, poiché le indicazioni dell’OMS descrivevano tutta quella regione come ad alto rischio. Le decisione è stata, inutile dirlo, male accettata dall’esecutivo dell’isola, con il Ministro degli Esteri Joseph Wu che ha tuonato affinché l’OMS riconosca che “la sanità di Cina e Taiwan sono amministrate da Autorità indipendenti e separate”.

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    Fig. 3 – Joseph Wu, il Ministro degli Esteri di Taiwan

    Ma la pandemia preoccupa anche le Autorità economiche. La ricca economia dell’isola dipende molto dalle esportazioni, principalmente con la Cina continentale. Mentre il Governo continua a studiare politiche di sostegno all’economia, giovedì 19 marzo la Banca Centrale ha deciso di tagliare i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli all’1,125%, il minimo mai raggiunto. La decisione segna il più drastico taglio dal 2009 e mette il punto a ben 14 quadrimestri consecutivi di tasso invariato. Intanto, deludendo le aspettative di molti, la Banca Centrale ha abbassato le stime di crescita del PIL all’1,07% nel primo semestre e dell’1,92% per l’intero anno.

    Rocco Forgione

    Photo by tee2tee is licensed under CC BY-NC-SA

    Rocco Forgione
    Rocco Forgione
    Classe 1992, campano di origine ma cittadino del mondo. Da sempre innamorato delle lingue e della politica internazionale, nel 2015 conseguo la laurea triennale in Lingue e Mediazione Linguistico-Culturale presso l’Università degli Studi di Roma Tre, con una tesi sul nazionalismo cinese durante gli anni di Deng Xiaoping e Jiang Zemin. Il primo incontro con il “paese di mezzo” avviene nel 2016 quando mi reco a Shanghai per svolgere un tirocinio nel campo del marketing. Di ritorno in patria, mi iscrivo alla laurea magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università di Torino con un programma di double degree che mi permette di trascorrere il secondo anno accademico presso la Zhejiang University in Cina.
    Quando non bevo caffè…o tè (rigorosamente cinese), mi piace molto leggere e praticare sport.

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