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lunedì 6 Aprile 2020
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    L’influenza della Covid-19 sull’economia cinese

    I provedimenti per arginare il Covid-19 in Cina e in Europa sono drastici. Oltre ad aver cambiato le abitudini della popolazione, hanno sconvolto il mondo sanitario, economico e finanziario.

    Fra coronavirus e propaganda, l’Europa alla prova del 2020

    In breve

    • Con l’emergenza di COVID-19 riemergono i problemi strutturali dell’Unione Europea.
    • La nuova narrativa di Pechino punta a proporre il Paese come alleato solidale e generoso
    nei confronti degli Stati colpiti dall’epidemia.
    • La reazione europea al coronavirus, fra interessi particolari e la necessità di
    maturare.

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    Puoi leggerlo in 4 min.

    Analisi – L’emergenza del coronavirus ha riportato a galla i problemi dell’Unione Europea, legati soprattutto ai limiti della sua struttura intergovernativa. Nel mentre, l’ombra dell’influenza cinese si riaffaccia ai confini del Vecchio Continente. È necessario un cambio di passo nel percorso di integrazione?

    COVID-19: SOLIDALE EMERGENZA?

    Come analizzato in precedenza, tre fattori condizionano pesantemente la capacità di reazione e gestione di una crisi: l’intensità della stessa, la quantità di crisi compresenti in un arco temporale ristretto, e la volatilità dei mercati internazionali.
    Da settimane, ormai, l’Unione Europea si ritrova davanti a un’ulteriore serie di ampie problematiche, dopo la crisi finanziaria del 2008-2009 e l’eccezionalità del fenomeno migratorio del 2015-2016:

    • L’emergenza legata al coronavirus (COVID-19);
    • Il ripresentarsi delle pressioni migratorie ai confini fra Turchia-Grecia e Turchia-Bulgaria;
    • I difficili negoziati sul Quadro Finanziario Pluriennale 2021-27, la Politica Agricola Comune 2021-27, la Farm to fork e il Green Deal.

    In particolare, questa analisi si concentra solo sulla prima questione, i suoi risvolti interni e il ruolo della Cina.

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    Fig. 1 – Christine Lagarde è stata al centro di forti polemiche negli ultimi giorni

    Da quando è scoppiata l’emergenza COVID-19 le fragilità europee sono riemerse, mettendo in luce le criticità legate all’incompiutezza dell’Unione e alla carenza di solidarietà e coordinamento. Al di là del rilevante sostegno offerto dalla Presidente della Commissione von der Leyen, la quale ha dichiarato che si fornirà all’Italia “tutto quello che chiede”, molteplici Stati Membri hanno infatti trattato il Paese – primo a essere colpito dall’epidemia – più come un problema da isolare che come un alleato da aiutare e sostenere: frontiere chiuse, restrizioni all’export di mascherine e dispositivi di protezione individuale, un malcelato senso di superficialità dei Paesi partner sulla reale pericolosità della situazione. Tale reazione dei Paesi europei, legata sia a un banale comportamento umano (sottovalutazione del rischio, chiusura mentale rispetto alle novità) sia alla volontà dei governanti di mostrarsi forti e inattaccabili di fronte al proprio elettorato, ha condotto a due conseguenze:

    1. Un diffuso senso di abbandono e isolamento da parte dell’Italia, culminato nella stizzita nota del Quirinale a seguito delle maldestre dichiarazioni della Presidente della BCE Christine Lagarde, che hanno causato pesanti turbolenze sui mercati finanziari;
    2. Il rapido contagio del virus negli altri Stati Membri, che oggi si vedono costretti a dichiarare a loro volta pesanti misure di emergenza e contenimento, quando avrebbero potuto prendere a esempio l’esperienza italiana. Ciò, chiaramente, produrrà perdite umane ed economiche pesanti e diffuse che la Commissione Europea ha affermato di attendersi una recessione dell’Unione intera.
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    Fig. 2 – Da Ursula von der Leyen è arrivato un sostegno deciso all’Italia

    OMBRE CINESI: RISCRIVERE LA STORIA?

    Di fronte allo scarso coordinamento degli Stati europei, la Cina ha invece intrapreso una profonda azione di propaganda e disinformazione relativamente al COVID-19: da un lato ha iniziato ad accusare gli Stati Uniti di aver infettato il Paese, facendo circolare bizzarre teorie del complotto. Dall’altro la sua narrativa elogia il “modello Wuhan”, sorvolando sui brutali metodi coercitivi impiegati per contenere l’epidemia. In tal modo, Pechino prova a proporsi come Paese solidale e collaborativo, oscurando le efficaci risposte di Stati democratici come la Corea del Sud.
    Tuttavia due nozioni meritano di essere tenute in considerazione: in politica internazionale raramente esistono spazi vuoti, e la dottrina strategica cinese – al contrario di quella europea – si basa sulla concezione che ogni dimensione è un campo di battaglia. Pertanto il rischio è che Pechino provi a impiegare la sua narrativa per espandere ulteriormente la propria influenza sugli Stati aiutati: per esempio, Huawei si è già proposta di aiutare la sanità italiana tramite la messa a disposizione dei propri servizi informatici. Tuttavia, le aziende cinesi non operano come attori economici puri, specie nei settori più critici, bensì sono obbligati a contribuire all’interesse e alla strategia nazionali.

    UNIONE EUROPEA: DALLA TEORIA ALL’AZZOPPAMENTO

    Come gli individui, anche gli Stati non sono isole, bensì si relazionano gli uni gli altri in maniera non ufficialmente gerarchica, benché alcuni siano più influenti o forti della maggioranza dei Paesi. Da ciò ne consegue che gli Stati tendono a ricercare alleanze più o meno solide in modo da livellare i rapporti di potenza che li vedono sfavorevoli. Queste nozioni base di relazioni internazionali sono state più volte smentite dall’osservazione della politica europea: uniti alla riduzione graduale di influenza economica, demografica e militare a livello globale, alle difficoltà di un traghettamento dall’unilateralismo statunitense a un’epoca dinamica e interconnessa, e alla problematicità di coniugare rischi e opportunità delle nuove tecnologie al dibattito politico-istituzionale dei propri Paesi, gli interessi particolari degli Stati membri hanno spesso prevalso sulla collaborazione interna in materia di sfide comuni.
    Pertanto l’Unione stessa continua a presentarsi poco solida ed efficiente, e i suoi maggiori nemici sembrano essere più le tensioni fra gli Stati Membri che le pur sempre vive e pericolose infiltrazioni da parte di Paesi terzi, specie Cina e Russia. Di fronte a questa nuova emergenza continentale di COVID-19, che non rispetta confini o geografie politiche, gli Stati Membri si troveranno quindi di fronte a dilemmi importanti, che metteranno in discussione il futuro stesso dell’Unione.

    UN CAMBIO DI PASSO EUROPEO

    Tuttavia alcuni segnali di speranza si scorgono all’orizzonte. Dopo l’incauta uscita della Presidente della BCE Lagarde, la Commissione Europea guidata dalla Presidente von der Leyen ha confermato che metterà in atto ogni misura necessaria per sostenere gli Stati Membri e le loro economie, sistemi sanitari e situazioni socio-lavorative nel complesso, anche su spinta di Italia, Spagna e Francia, predisponendo un’allocazione iniziale di €25 miliardi. Inoltre, le Istituzioni europee si preparano a una serie di interventi di contrasto all’impatto di COVID-19 sul contesto europeo (fra cui una proposta di blocco dei voli “non essenziali” verso l’Europa), e al Consiglio dei Ministri di Economia e Finanza di ieri dovrebbe essere stata presentata una proposta di sostanziale sospensione del Patto di Stabilità e Crescita per l’intero 2020, congiuntamente a un allentamento delle regole per gli aiuti di Stato. Al contempo la minaccia di una procedura di infrazione accelerata e la richiesta di chiarimenti sulla posizione francese hanno indotto Berlino e Parigi a non porre blocchi all’export di mascherine e dispositivi di protezione individuale verso l’Italia. Rimane il nodo dei confini, con diversi Paesi che hanno bloccato le frontiere con i propri vicini per limitare i contagi. Infine, il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha annunciato di aver convocato per oggi un Consiglio europeo straordinario sull’emergenza.
    A quanto pare, l’emergenza di COVID-19, nei prossimi giorni, metterà a dura prova gli Stati Membri, rendendo sempre più impellente la scelta fra maturare, entrando da protagonisti nell’agone internazionale che si sta prefigurando, o persistere in un declino che dura ormai da anni.

    Paolo Corbetta

    Paolo Corbetta
    Paolo Corbetta

    Classe 1992, dopo aver studiato e lavorato a Londra e Ginevra, sono ritornato a Milano, la più bella fra le belle.

    Convinto europeista, la scrittura e lo studio sono le mie passioni: con un amico racconto la pirateria nel mar dei Caraibi, scrivendo una trilogia di romanzi ambientati fra il 1701 e il 1715, e nel frattempo mi occupo di relazioni internazionali.

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