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    Biden vs Sanders: elettorati a confronto

    In breve

    • Sanders è molto popolare fra i giovani ed è migliorato tra gli ispanici.
    • Biden va forte fra gli afroamericani, gli anziani e le classi medie suburbane.
    • In prospettiva, Biden è riuscito a costruirsi una base demografico-elettorale ampia, mentre Sanders non è riuscito ad allargare la sua rispetto al 2016.

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    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi Approfondiamo quali sono le basi elettorali di Sanders e Biden: alla luce della demografia, quali sono le loro prospettive elettorali?

    1. L’ELETTORATO DI SANDERS

    La strada per la nomitation democratica è ormai diventata una corsa a due, con Biden che gode di vantaggio consistente su Sanders. A questo punto è dunque importante interrogarsi su quali sono le basi elettorali dei due candidati, guardando innanzitutto ai sondaggi e alle votazioni già effettuate. Cominciamo da Sanders. Come nel 2016, lo zoccolo duro dei suoi elettori sono i giovani, più propensi a seguire le sue idee radicali, presso cui cui riscuote il 69% dei consensi. Ancora come quattro anni fa, Sanders va bene fra i bianchi, con il 49% dei voti, ma rimane debole fra gli afroamericani. Un’importante novità, però, riguarda l’elettorato ispanico, in cui Sanders ha registrato un netto miglioramento. Proprio presso questo gruppo demografico, infatti, si consumò buona parte della sconfitta del 2016, dato che la Clinton vinse in 10 degli 11 Stati con la più alta percentuale di latinos. Sanders ha fatto tesoro della lezione e ora ha puntato molto su questa fascia elettorale: la sua enfasi sull’uguaglianza sociale, le sue proposte di medicare e college per tutti, il suo programma morbido in tema di immigrazione, e, cosa non da poco, l’endorsement ricevuto dalla Alexandria Ocasio Cortez lo hanno fatto crescere in questo elettorato. I frutti di questa strategia si sono visti con il Super Tuesday: Tio Bernie (come viene affettuosamente chiamato dai latinos) ha vinto la California (lo Stato più remunerativo in termini di delegati) conquistando il 49% del voto ispanico, e in Texas la forte presenza ispanica gli ha permesso di guadagnare un numero cospicuo di delegati, pur perdendo lo Stato. 

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    Fig. 1- Sanders ha migliorato la sua popolarità fra gli ispanici

    2. L’ELETTORATO DI BIDEN

    Veniamo ora a Biden. Dopo le ultime vittorie, l’ex Vicepresidente può adesso reclamare di avere una “coalizione” alle sue spalle, ovvero un conglomerato di elettori adeguatamente ampio e variegato da renderlo competitivo. Biden può innanzitutto contare sugli afroamericani, grazie anche al suo passato di governo con Obama, presso cui raccoglie il 65% dei consensi. Anche per questo ha potuto vincere nettamente molti stati del sud (in Mississippi ad esempio ha ottenuto l’86% dell’elettorato nero). L’aspetto importante, però, è che Biden riesce a tenere anche fra i bianchi, nonostante Sanders lo superi su questo terreno. In particolare, l’ex Vicepresidente va forte sia tra i lavoratori del Midwest sia tra le classi medie suburbane (fattore, quest’ultimo, che lo ha portato a un exploit in Virginia, dove ha staccato l’avversario di ben 30 punti). Si tratta di un aspetto rilevante, perché lo rende candidato più adatto a contendere questi elettorati a Trump. Biden prevale poi tra gli over 45, cosa che mostra uno scontro generazionale tra l’ala moderata e quella socialista del partito.

    Fig 2.(cit: https://www.youtube.com/watch?v=fE5LQejXcyg&t=7s, min 2.45)– La “Obama Coalition”, ovvero quella base demografico-elettorale che Biden sta riuscendo a ricostruire.

    3. DEMOGRAFIA E PROSPETTIVE ELETTORALI

    E’ ormai chiaro che, salvo grosse sorprese, sarà Biden a vincere la nomination. Le ragioni di questo le si possono quindi vedere anche nella demografia, osservando le basi elettorali su cui poggiano i due contendenti. Sanders, ad esempio, ha un grosso problema intrinseco: il fatto di essere così apprezzato dai Millennials, che ormai sono il primo gruppo di età negli USA, lo fa poggiare su un elettorato tradizionalmente volubile. La sua scommessa era proprio quella di riuscire a portare alle urne una grande fetta di giovani, ma questo non sta accadendo. Lo si era visto nel Super Tuesday, quando, nonostante l’alta affluenza generale, meno giovani erano andati a votare rispetto alle primarie 2016. Sommando questo problema alle sue posizioni di sinistra, le prospettive si fanno ancora più difficile per lui: secondo un recente studio, in caso di scontro con Trump, Sanders avrebbe addirittura bisogno dell’11% di voti in più tra i giovani, per compensare alla perdita di elettori moderati. Il Senatore del Vermont non è insomma riuscito ad allargare la sua base elettorale abbastanza rispetto al 2016. La situazione demografica di Biden è ben diversa. Innanzitutto può contare sull’elettorato anziano, che raramente diserta le urne. Soprattutto, l’ex Vicepresidente sta riuscendo nel suo obiettivo di ricostruire la Obama coalition, ovvero quella base elettorale che portò Obama al potere nel 2008. Biden vanta infatti la quasi totalità dell’elettorato nero e una buona fetta di bianchi, raccogliendo anche moderati e Never Trumper. Secondo gli analisti, questa è per i democratici una strategia consolidata, su cui costruire anche la campagna contro Trump.

    Antonio Pilati

    Immagine “I Voted!” by Vox Efx is licensed under CC BY

    Antonio Pilati
    Antonio Pilati

    Da Brescia, classe 1995, laureato in relazioni internazionali. Amo da sempre la storia e la geografia, orientandomi soprattutto sugli Stati Uniti. Sono inoltre appassionato di calcio, videogiochi strategici e viaggi, che adoro preparare con la massima precisione.

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