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    In breve

    • Ucciso a Baghdad lo scorso gennaio, Qasem Soleimani è stato una figura chiave delle recenti iniziative politiche e militari dell’Iran in Medio Oriente.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    Ristretto11 marzo 1957: nasce Qasem Soleimani, generale dei Guardiani della Rivoluzione iraniani e protagonista di molti recenti conflitti in Medio Oriente. La sua uccisione all’inizio di quest’anno ha sconvolto gli equilibri della regione e portato Iran e USA sull’orlo di una guerra aperta.

    Di umili origini, Soleimani lavora inizialmente nel settore edile per sostenere la famiglia. Col tempo entra nell’entourage di Ali Khamenei e finisce per essere coinvolto direttamente nella rivoluzione che abbatte il regime dello Shah nel 1979. Arruolatosi nei neonati Guardiani della Rivoluzione, Soleimani non ha alcun serio addestramento militare alle spalle ma si impone presto per personalità e dedizione alla causa, scalando rapidamente i vertici dell’organizzazione. A favorire la sua ascesa è anche la brutale guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein, che apre le porte all’iniziativa e al coraggio (spesso suicida) dei giovani rivoluzionari iraniani. Durante il conflitto Soleimani combatte principalmente nel sud del Paese e si distingue in numerose operazioni contro le forze irachene, venendo anche ferito gravemente nel 1981. Più tardi conduce diverse azioni di guerriglia e sabotaggio in territorio nemico, stabilendo rapporti con le forze curde e sciite ostili al regime di Saddam. Questi contatti si riveleranno importanti in futuro e diventeranno uno dei perni della strategia politico-militare dell’Iran in Medio Oriente. Dopo la fine delle guerra con l’Iraq, Solemani ritorna nella provincia natale di Kerman e assume il comando dei locali Guardiani della Rivoluzione, guidandoli con successo nella lotta al narcotraffico proveniente dal vicino Afghanistan. Ma questa posizione secondaria dura poco: nel 1998 il regime lo mette infatti a capo delle Forze Quds, cioè le unità speciali e d’intelligence dei Guardiani, e gli affida il compito di rafforzare i legami del gruppo con i principali alleati di Teheran nella regione, tra cui Hezbollah e la Siria della famiglia Assad. La scelta è basata non solo sulle capacità militari di Soleimani, ma anche sulla sua fedeltà indiscussa alla rivoluzione islamica, testimoniata dal pieno supporto alla dura repressione delle proteste studentesche nel 1999. Il neo-comandante delle Forze Quds si rivela presto molto abile nel suo lavoro e finisce persino per collaborare indirettamente con gli USA nelle prime fasi della guerra contro talebani e Al-Qaeda in Afghanistan nel 2001.

    Ma il flirt interessato con il “Grande Satana” americano dura poco: l’invasione dell’Iraq nel 2003 offre infatti all’Iran la possibilità di accrescere la propria influenza nel Paese vicino e Soleimani si mette subito al lavoro per sfruttarla adeguatamente, rispolverando i vecchi contatti sviluppati durante la guerra degli anni ’80 e supervisionando la creazione di varie milizie armate filo-iraniane. Queste azioni e il sostegno ad Hezbollah durante la guerra contro Israele nel 2006 lo trasformano in un bersaglio di primaria importanza per gli USA e i loro alleati regionali, ma il comandante iraniano riesce sempre a sfuggire ai tentativi di assassinio dei nemici. Nel 2011 Soleimani viene nominato generale da Khamenei e riceve l’incarico di aiutare Bashar al-Assad a reprimere la rivolta armata nata dalle proteste popolari contro il suo regime. Nella successiva guerra civile siriana, il generale iraniano gioca un ruolo chiave per la sopravvivenza politica di Assad e coordina con successo le operazioni di Hezbollah, Forze Quds e milizie sciite contro ribelli e jihadisti, riconquistando la città di Qusayr nel 2013 e sostenendo l’offensiva russo-siriana su Aleppo nel 2016. Nel frattempo Soleimani guida anche le milizie filo-iraniane in Iraq contro lo Stato Islamico, visitando spesso la linea del fronte. Grazie alla sua leadership, le milizie – insieme con curdi e Esercito iracheno – respingono le forze di Al-Baghdadi e riconquistano gradualmente il territorio del sedicente Califfato. Ma tale successo finisce per acuire il conflitto con Washington nel Paese arabo e per suggellare il destino finale del generale. Già nel mirino per il suo sostegno ad Assad, Soleimani viene ucciso con un drone a Baghdad il 3 gennaio 2020, per ordine diretto del Presidente Trump. L’omicidio porta letteralmente Iran e USA sull’orlo di una guerra aperta e la tensione si risolve solo dopo una breve rappresaglia missilistica degli iraniani contro le basi USA in Iraq, segnata però dal tragico abbattimento del volo ucraino PS752 vicino a Teheran. Ai funerali di Soleimani partecipa una folle immensa e ciò provoca persino dei morti a causa della calca durante la processione funebre. L’eredità del defunto generale è significativa: grazie a lui l’Iran ha rafforzato la propria influenza in Medio Oriente e Assad è sopravvissuto alla devastante guerra ancora in corso nel suo Paese. Resta però da capire se Teheran riuscirà a preservare tali risultati nel prossimo futuro, soprattutto in assenza del loro artefice principale.

    Simone Pelizza

    Simone Pelizza
    Simone Pelizzahttp://independent.academia.edu/simonepelizza

    Piemontese doc, mi sono laureato in Storia all’Università Cattolica di Milano e ho poi proseguito gli studi in Gran Bretagna. Dal 2014 faccio parte de Il Caffè Geopolitico dove mi occupo principalmente di Asia e Russia, aree al centro dei miei interessi da diversi anni.
    Nel tempo libero leggo, bevo caffè (ovviamente) e faccio lunghe passeggiate. Sogno di andare in Giappone e spero di realizzare presto tale proposito. Nel frattempo ho avuto modo di conoscere e apprezzare la Cina, che ho visitato recentemente per lavoro.

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