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    La Russia e la minaccia del jihadismo

    In breve

    • La Russia deve affrontare una variegata minaccia jihadista, concentrata soprattutto nel Caucaso.
    • Il ritorno dei foreign fighters da Siria e Iraq rappresenta un’ulteriore sfida per Mosca.
    • Il Governo russo ha adottato una severa legislazione antiterrorismo e sta cercando di contrastare il finanziamento dei gruppi jihadisti.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 5 min.

    Analisi – La Russia negli ultimi anni è stata colpita da diversi piccoli attacchi terroristici ed è in crescita la radicalizzazione in alcune aree del Paese. Cosa fa Mosca per affrontare tale minaccia?

    L’EVOLUZIONE JIHADISTA

    Le principali aree a rischio terrorismo sono indubbiamente quelle ove la Russia ha concentrato la maggior parte delle attività di antiterrorismo e controterrorismo: nel Caucaso settentrionale, nel Daghestan, in Cecenia, nell’Inguscezia e nel Kabardino-Balkaria. Nelle aree citate sono operative due organizzazioni jihadiste, quelle legate ad al-Qa’ida, come l’Emirato del Caucaso (Imarat Kavkaz – IK) e il Battaglione Imam Shamil, e lo Stato Islamico con la Wilayah al-Qawqaz, (ISWQ).  Negli ultimi anni, Stato Islamico (IS) e al-Qa’ida hanno reclutato numerosi combattenti nelle aree sopra citate, non solo sfruttando i frustrati sentimenti indipendentisti locali ma anche a causa degli abusi della polizia russa che hanno contribuito ad alimentare la radicalizzazione e il reclutamento jihadista. I reclutatori prendono di mira specificamente i ceceni, i lavoratori migranti in Russia e i giovani musulmani, sfruttando le loro difficili condizioni economiche e sociali. Tra i reclutati ci sono anche numerosi kirghisi emigrati in Russia che vengono radicalizzati dalla reti ribelli cecene attive nei centri di accoglienza russi. Al-Qa’ida e IS reclutano specificatamente i ceceni a causa del loro avanzato addestramento militare dovuto ad anni di combattimenti contro la Russia. 

    L’attuale leader di al-Qa’ida, Ayman al-Zawahiri, ha trascorso diversi mesi nella regione del Caucaso nel 1996 prima di diventare il secondo in comando del gruppo qaedista.  Al-Zawahiri ha più volte affermato nei video del gruppo che il Caucaso deve essere un rifugio sicuro per i jihadisti di tutto il mondo.  Doku Umarov, alias Dokka Abu Usman, era un leader ribelle ceceno legato ad al-Qa’ida che ha combattuto contro la Russia in entrambe le guerre cecene.  Dopo che la Russia ha assunto il controllo della Cecenia nel 2007, Umarov è diventato l’emiro fondatore dell’Emirato del Caucaso (IK), con l’obiettivo di espellere le forze russe e formare un califfato nella regione.  In numerose dichiarazioni prima della sua morte, avvenuta nel 2013, Umarov affermò che il gruppo avrebbe preso di mira i russi e chiunque facesse la guerra contro l’Islam e i musulmani. L’IK ha ripetutamente dichiarato fedeltà ad al-Qa’ida e al suo leader, al-Zawahiri.  Umarov ha coordinato diversi attacchi terroristi interni, tra cui l’attentato del 2009 a un treno pendolare tra Mosca e San Pietroburgo, gli attentati suicidi del 2010 nella metropolitana di Mosca e l’attentato all’aeroporto di Mosca del 2011. 

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    Fig. 1 – Sospetti membri dello Stato Islamico arrestati durante un raid della polizia a Mosca, dicembre 2019

    Nel 2014 è divenuto operativo anche il Battaglione Imam Shamil, divenuto noto nell’aprile 2017, quando ha rivendicato la responsabilità dell’attentato alla metropolitana di San Pietroburgo.  Nella sua dichiarazione, il gruppo ha affermato che l’attacco era stato ordinato dal direttamente dal leader qaedista Ayman al-Zawahiri e che aveva quindi agito per conto di al-Qa’ida nel Caucaso per combattere la Federazione Russa.

    Nel 2014, diversi jihadisti ceceni e del Daghestan dell’IK hanno promesso fedeltà al defunto leader dello Stato Islamico (IS) Abu Bakr al-Baghdadi, che nel giugno 2015, ha annunciato la creazione della Wilayat Qawqaz, con a capo l’ex militante qaedista Muhammad al-Qadarī. A giugno 2019, l’Islamic State Wilayat Qawqaz (ISWQ) ha pubblicato un breve video in cui i militanti della provincia del Caucaso, parlando in russo e definendosimujaheddin dello Stato Islamico in Russia”, rinnovavano il loro giuramento di fedeltà ad Abu Bakr al-Baghdādī, giuramento confermato al nuovo califfo al-Qurayshi nei mesi scorsi.

    La Russia, infine, nonostante abbia riconosciuto i talebani come un’organizzazione terrorista, ha, sin dal 2007, sempre mantenuto contatti con essi. Dal 2018 ha concretamente, iniziato a dialogare in modo informale, con i talebani, avviando così una strategia diplomatica volta alla riappacificazione tra talebani e il Governo di Kabul per motivi di sicurezza, in particolare lungo il confine afghano-tagiko-uzbeko, ove sono crescenti le infiltrazioni di rifugiati, narco-trafficanti, contrabbandieri di armi e del terrorismo transnazionale, in particolare della cellula afghana dello Stato Islamico (ISK).

    IL RISCHIO FOREIGN FIGHTERS

    La Russia teme l’ascesa del terrorismo jihadista nel Paese, in primis dello Stato Islamico. Il Cremlino ha stimato che tra i 3,500 e i 5000 foreign fighters russi stavano combattendo tra le fila dell’IS in Siria e in Iraq. La Russia è stato tra i primi Paesi a organizzare i ritorni di tali cittadini e delle loro famiglie. La maggior parte delle persone rimpatriate sono donne e bambini, originari principalmente delle repubbliche islamiche russe nel Caucaso.  La FSB ha identificato 70 cellule terroristiche, 38 delle quali affiliate all’IS, in 24 regioni del Paese. Il ritorno in Russia delle donne e bambini di membri dell’IS è complicato.  Distinguere le vittime dai carnefici non è facile, né lo è stabilire chi diventerà o meno una minaccia futura poiché molti foreign fighters sono stati usati dai leader jihadisti come reclutatori o autori di attentati terroristici. Ad oggi nessuno di quelli rientrati, donne e bambini compresi, sono stati sorpresi a partecipare alle operazioni jihadiste in Russia.  Tuttavia, il meccanismo di riabilitazione è complicato e c’è il rischio che i loro problemi e traumi psicologici li inducano a radicalizzarsi o a farlo di nuovo.

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    Fig. 2 – Operazione antiterrorismo in un villaggio del Daghestan, novembre 2019

    ANTITERRORISMO E CONTROTERRORISMO

    L’attività terroristica rimane un importante problema per Mosca nelle aree indicate, nonostante gli aumenti delle attività di antiterrorismo e gli sforzi di consolidamento politico. Le forze russe impegnate nell’ambito dell’antiterrorismo e del controterrorismo sono la FSB, i servizi segreti della Federazione Russa e le forze della Guardia Nazionale, formate nell’aprile 2016, che hanno il compito di combattere l’estremismo, il terrorismo e di mettere in sicurezza i confini del territorio russo.

    Per ciò che concerne la legislazione antiterrorismo, Mosca ha approvato nel luglio 2016 la Yarovaya law, composta da diversi emendamenti per il contrasto del terrorismo e dell’estremismo, tra cui l’ampliamento dei poteri delle forze dell’ordine, nuovi requisiti per la raccolta dei dati, potenziamento del controllo nel settore delle telecomunicazioni e una maggiore regolamentazione delle attività religiose, incluso il divieto di svolgere azioni missionarie in contesti non religiosi. La mancata denuncia di atti di terrorismo e la sua esortazione sui social media, inoltre, sono riconosciuti come reati. Nello stesso anno, è stata approvata la creazione di un sistema informale per la registrazione biometrica dei dati e delle operazioni di intelligence. A maggio 2019, la Russia ha modificato, inasprendola, la legge federale relativa alle procedure di uscita e ingresso nel Paese.

    Per que che riguarda il contrasto al finanziamento del terrorismo, la Russia è un membro della Financial Action Task Force (FATF), del Council of Europe’s Committe of Exports, dell’Evaluation of Anti-Money Laundering Measures and the Financing of Terrorism e del Comitato di esperti sulla valutazione delle misure antiriciclaggio e sul finanziamento del terrorismo (MONEYVAL).  Il servizio federale di monitoraggio finanziario russo (Rosfinmonitoring) è membro dell’Egmont Group of Financial Intelligence Units. La Russia è, inoltre, membro del Global Counterterrorism Forum (GCTF) e partecipa attivamente a diverse organizzazioni multilaterali, tra cui il Summit dell’Asia orientale (EAS), la Cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC) e il Forum regionale dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN). Per quanto riguarda la cooperazione regionale e internazionale, la Russia ha aumentato significativamente i propri sforzi antiterrorismo, concludendo accordi bilaterali in materia di sicurezza con Afghanistan, Australia, Cina, India, Kirghizistan, Uzbekistan, Nigeria, Pakistan, Serbia, Turchia e Unione Europea.

     Daniele Garofalo

    Daniele Garofalo
    Daniele Garofalohttps://independent.academia.edu/DanieleDaniele13

    Sono nato a Salerno nel 1988. La storia, la geografia, la politica e i viaggi, sono da sempre le mie grandi passioni. Sono ricercatore e analista del Terrorismo Islamista e di Geopolitica. Ho collaborato con la rivista digitale Geopolitical Report dell’ASRIE, l’“Association of Studies, Research and Internationalization in Eurasia and Africa”, con il centro studi Geopolitica.info e con Notizie Geopolitiche.net. Collaboro con Babilon news & magazine e da maggio 2018 con il Desk Asia del Caffè Geopolitico. Per il Caffè Geopolitico mi sono occupato di monitoraggio del jihadismo globale con la newsletter “Gli Occhi nel Jihad“.

    Sono Analista del terrorismo per il Centro Studi e ricerca Analytica for Intelligene and Security Studies.

    Ad Aprile 2020 è stato pubblicato il mio primo libro: “Medio Oriente Insanguinato”(Enigma Edizioni), un’analisi geopolitica del contesto mediorientale e del terrorismo islamista.

    Mi occupo principalmente della ricerca, studio e analisi del terrorismo islamista, dell’area mediorientale e saheliana, dell’Asia Centromeridionale.

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