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lunedì 6 Aprile 2020
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    Il dibattito in South Carolina (verso il Super Tuesday)

    In breve

    • I candidati hanno provato a minare la forza di Sanders, vincitore in Nevada
    • Joe Biden alla prova del nove in South Carolina
    • Israele torna al centro del dibattito in tema di politica estera

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 2 min.

    In 3 sorsi In vista delle primarie in South Carolina e del Super Tuesday, i candidati democratici sono tornati con forza sui temi più cari agli elettori.

    1. TUTTI CONTRO BERNIE

    Se il dibattito in Nevada del 19 febbraio si era dimostrato atipico per contenuti, la sera del 25 febbraio i candidati democratici sono tornati a confrontarsi, e spesso scontrarsi, sui temi più classici della campagna elettorale. È stato un dibattito che vale doppio, perché in palio vi sono l’appoggio dei democratici in South Carolina e quello degli Stati che voteranno nel Super Tuesday, il 3 marzo. Dunque, si è partiti con l’attacco al gran vincitore della precedente tornata elettorale, Bernie Sanders. Pete Buttigieg ha, almeno per questo dibattito, abbandonato lo scontro con Amy Klobuchar e ha cercato di proporsi come alternativa al vincitore del Nevada. Medicare for All e il socialismo democratico di Sanders sono dunque finiti sotto accusa rispettivamente come misura e ideologia radicale, in un momento nel quale, secondo Buttigieg, gli Stati Uniti hanno bisogno di guardare avanti. Michael Bloomberg ha giocato la carta Russia, sostenendo che il Cremlino spera in una vittoria di Sanders perché considerato facilmente battibile dal Presidente Trump. Elizabeth Warren ha giocato d’astuzia: ha riconosciuto il fattore progressivo delle politiche proposte da Sanders ma ha provato a mostrarsi più realista e, dunque, più efficace nell’applicazione della piattaforma progressista democratica.

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    Fig. 1 – I candidati democratici sul palco a Charleston, in South Carolina.

    2. BIDEN DI FRONTE ALLA PROVA DEL NOVE

    Signor vice-presidente: se non vince in South Carolina, continuerà la corsa presidenziale?”, ha chiesto la giornalista Gayle King a Joe Biden, dopo aver rimarcato il calo dell’ex presidente tra gli elettori afro-americani. “Ho intenzione di vincere in South Carolina”, ha risposto Biden, che ha anche posto l’accento sul vantaggio di 15 punti tra i black voters e l’assoluta volontà di guadagnare quei voti. Biden è evidentemente di fronte a una prova fondamentale, e lo ha dimostrato durante il dibattito. Normalmente pacato ma deciso e rispettoso delle regole e delle tempistiche del dibattito, in South Carolina l’ex vice-presidente ha deciso di buttarsi nella mischia di un dibattito meno disciplinato degli altri. Dall’attacco frontale a Sanders sulla questione del controllo delle armi alla politica estera, passando per una strenua difesa dell’amministrazione Obama e dell’ex presidente, Biden ha usato toni molto decisi e ha tentato di aumentare l’efficacia delle sue risposte e diminuire gli inciampi comunicativi che hanno spesso caratterizzato i suoi dibattiti.

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    Fig. 2 – Bernie Sanders e Joe Biden.

    3. SPUNTI DI POLITICA ESTERA

    La politica estera è una priorità dei governi degli Stati Uniti ma non degli elettori. Il 25 febbraio, tuttavia, i temi esteri sono tornati sul palco democratico. Di fianco ai classici temi (Russia, Cina e Corea del Nord), in South Carolina si è riaperto il dibattito sulla questione israelo-palestinese. “Riporterebbe l’ambasciata statunitense a Tel Aviv?”, è la domanda di Major Garrett a Sanders e sfidanti. Particolarmente interessanti le posizioni di Sanders e Warren. Il senatore del Vermont, ebreo, ha risposto di tenere in considerazione questa possibilità, aggiungendo di avere particolarmente a cuore la sicurezza di Israele e la grande sofferenza del popolo palestinese ma soprattutto sottolineando la sua totale contrapposizione alle politiche di Bibi Netanyahu. Più prudente Warren, che pur allineandosi sulla difesa della sicurezza di Israele e dei diritti umani dei palestinesi, non ha voluto schierarsi sulla questione delle capitali: a decidere non deve essere Washington, ma i popoli che vivono in quelle terre.

    Elena Poddighe

    Elena Poddighe
    Elena Poddighe

    Nata a Sassari nel 1993, ho diviso il mio percorso universitario tra l’Italia, la Francia e il Belgio. Sono laureata in Scienze Politiche, indirizzo Relazioni Internazionali, e specializzata in Relazioni Internazionali, indirizzo Diplomazia e Risoluzione dei Conflitti. Studio con particolare attenzione il continente americano, da Nord a Sud, ma seguo l’ordine di un caro professore: “Tutto ciò che succede nel mondo vi deve interessare!” Dopo l’esperienza Erasmus ho preso sul serio l’idea che tutto il territorio europeo potesse essere casa mia, così mi sposto costantemente da un punto all’altro, scoprendo pregi e difetti di questa nostra bellissima Europa. Non so preparare il caffè e non lo bevo, ma so cucinare e soprattutto mangiare le lasagne!

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