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lunedì 6 Aprile 2020
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    Mohammed Allawi Primo Ministro: la reazione di un Iraq in fiamme

    In breve

    • Il Primo Ministro Mohammed Allawi, designato dal Presidente iracheno Barham Salih, non è nuovo sulla scena politica del Paese.
    • Il suo legame con la classe politica sciita ha riacceso le proteste e la popolazione è scesa in piazza per opporsi alla nuova nomina.
    • La stabilità di un Iraq animato da più di quattro mesi dalle proteste sarà sicuramente una delle sfide principali da affrontare per il nuovo Primo Ministro.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 2 min.

    In 3 sorsi – Il primo febbraio il Presidente iracheno Barham Salih ha incaricato Mohammed Allawi di costruire un nuovo Governo, nominandolo Primo Ministro. L’Iraq sembra però non accettare questo personaggio, ex Ministro delle Comunicazioni, in quanto appartenente all’antica classe politica sciita. Un ritratto del nuovo protagonista e la situazione attuale.

    1. IL MINISTRO E LE SUE INTENZIONI

    Classe ’54 e nato a Baghdad, Mohammed Allawi vanta tra i suoi legami famigliari quello con l’ex Vicepresidente e Primo Ministro Iyad Allawi. Dopo aver conseguito una laurea in ingegneria a Beirut, decide di cominciare la sua carriera politica nel 2003, in seguito all’invasione statunitense dell’Iraq che ha portato alla capitolazione dell’allora Presidente Saddam Hussein. Per due volte ricopre la carica di Ministro delle Comunicazioni sotto la Presidenza di Nouri al-Maliki, contro il quale prende successivamente posizione, accusandolo di aver coperto diversi casi di corruzione all’interno del Governo in più di un’occasione. Durante il comunicato di insediamento nel suo nuovo ruolo, le promesse di Allawi sono tante, anche se il Primo Ministro sembra avere le idee chiare sui quali saranno i goals del suo mandato: elezioni parlamentari anticipate, giustizia ai 543 manifestanti uccisi il 1° ottobre, lotta alle ingerenze esterne e alla corruzione dilagante nel Paese. Tra le altre promesse fatte alla popolazione, anche lotta al settarismo e al frazionismo, due dei punti cardine delle proteste dei manifestanti iracheni sin dall’inizio della rivoluzione.

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    Fig. 1 – Manifestanti iracheni con un’immagine del Primo Ministro Mohammed Allawi per mostrare il loro dissenso per la nomina durante le proteste anti-governative del 16 febbraio 2020 a Nasiriyah, Iraq

    2. LE REAZIONI DEL POPOLO ALLA NUOVA NOMINA

    Come ci si aspettava le reazioni a questo nuovo mandato non hanno tardato nel farsi presenti. La popolazione irachena non ha accolto con entusiasmo la notizia del nuovo incarico affidato ad Allawi, al quale viene contestato il legame con l’élite politica sciita al potere, accusata di corruzione e motivo di proteste da ormai più di cinque mesi. I manifestanti hanno sottolineato come non possano accettare un Primo Ministro posto in carica dai partiti al Governo in questo momento, in quanto non credibile e imposto, non scelto quindi dal popolo iracheno. Moltissimi giovani studenti, che rappresentano a oggi una grande parte dei manifestanti, chiedono al Presidente iracheno di scegliere un ministro indipendente dal settarismo e che non sia parte dell’élite al potere che stanno cercando di combattere. Per questo motivo continuano a sfilare per le strade di Baghdad con fotografie di Mohammed Allawi sbarrate di rosso.

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    Fig. 2 – Un manifestante iracheno durante le proteste contro i sostenitori di Moqtada al-Sadr. Najaf, 5 febbraio 2020

    3. QUALI SONO LE SFIDE DA AFFRONTARE

    Nel panorama internazionale il pensiero che viene condiviso è la speranza che l’Iraq riesca a uscire da questa situazione di empasse in cui oramai si ritrova da troppo tempo. La rappresentante speciale dell’ONU in Iraq, Jeanine Hennis-Plasschaert, ha esortato più e più volte i politici iracheni per trovare una soluzione a questa situazione di emergenza in cui verte il Paese: a rimetterci come sempre, purtroppo è la popolazione.
    Si conta che dall’inizio delle proteste siano rimasti uccise più di 600 persone nel corso delle manifestazioni, che riguardano un sistema politico instillato dagli Stati Uniti dopo la caduta di Saddam Hussein, obsoleto e corrotto, e che vive ormai sotto la morsa del rivale iraniano e in un’ingente crisi economica. Il Primo Ministro dovrà affrontare diverse sfide per riuscire a dare stabilità al Paese e per avere una sua credibilità agli occhi del popolo iracheno, partendo innanzitutto dal formare un Governo unito e unitario, tra la maggioranza sciita e la minoranza sunnita. Dovrà riuscire a risolvere il problema della sicurezza nel paese, da sempre vacillante a causa dei numerosi gruppi jihadisti presenti sul territorio, tra cui l’ISIS, che, nonostante sia stato in gran parte estirpato, rimane tuttora presente e attivo. Ultimo, ma non per importanza, Allawi dovrà affrontare il dilemma curdo, riguardante sia l’aspetto territoriale di definizione dei confini tra i due Paesi, sia quello economico relativo alla suddivisione dei profitti derivati dall’oil industry. Il problema della diversificazione economica del Paese, alla luce delle difficoltà appena elencate sarà forse, la sfida più dura che il Primo Ministro dovrà fronteggiare.

    Marta Madotto

    Marta Madotto
    Marta Madotto

    Classe 1992, amo da sempre il mondo arabo e sono cultrice di Storia e Istituzioni del Mondo Musulmano presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Mi piace scrivere e viaggiare, e guardare il mondo sempre con occhi diversi. Il mio motto è: nella vita non si smette mai di imparare!

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