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    L’Italia inquieta di Umberto I

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    Ristretto9 gennaio 1878: Umberto I diventa re d’Italia, succedendo al padre Vittorio Emanuele II. Il suo regno è contrassegnato dall’espansionismo coloniale in Africa orientale, dall’adesione alla Triplice Alleanza e dalla crescente insofferenza sociale verso il rigido conservatorismo della classe politica italiana, che porterà all’assassinio dello stesso sovrano nell’estate del 1900.

    Educato militarmente, Umberto ha svolto numerosi viaggi diplomatici all’estero per conto del padre. L’Italia che eredita, però, è un Paese povero e fragile, ancora alle prese con le conseguenze politiche e economiche del processo di unificazione. La rottura con la Chiesa cattolica, successiva alla presa di Roma del 1870, esclude una parte considerevole della popolazione dalla vita politica nazionale, mentre le istanze di riforma sociale si scontrano con il debole sviluppo economico e la crescente instabilità governativa. Uno dei primi interventi istituzionali del nuovo re è infatti volto a risolvere la complicata crisi del Governo Depretis, che cede il posto a un nuovo esecutivo guidato da Benedetto Cairoli. Alcuni mesi più tardi Umberto scampa fortunosamente a un tentativo di assassinio da parte dell’anarchico Giovanni Passannante, evento che rivela inequivocabilmente il crescente distacco tra istituzione monarchica e parte della società italiana. Un distacco che Umberto cerca comunque di colmare spingendo per riforme importanti come l’abolizione della tassa sul macinato e l’allargamento del corpo elettorale, ma i risultati modesti finiscono per spingerlo verso una direzione più conservatrice. Nel frattempo il sovrano sostiene l’avvicinamento diplomatico del Paese alla Germania e all’Austria, viste come potenziali partner per contrastare le ambizioni della Francia in Europa. Questo avvicinamento porta alla firma della Triplice Alleanza nel maggio 1882, che prevede il sostegno militare reciproco dei contraenti in caso di attacco di una potenza esterna ad uno di essi. L’accordo viene rinnovato nel 1887 e rafforzato da una serie di patti bilaterali negoziati da Bismarck.

    Umberto appoggia anche l’espansione coloniale in Eritrea e la firma del trattato di Uccialli con l’Etiopia di Menelik II. Tale intesa si rivela però fragile e i crescenti attriti italo-etiopi nella regione del Tigrè portano alla guerra d’Abissinia del 1895-96, che si conclude con l’umiliante sconfitta di Adua e la caduta del Governo di Francesco Crispi. Quest’ultimo, sostenuto dal sovrano, aveva dato avvio in precedenza a una graduale rafforzamento autoritario dello Stato, volto a contenere il nascente movimento socialista e a contrastare le frequenti insurrezioni di lavoratori e contadini in varie parti del Paese. Il disastro di Adua non pone fine a questa svolta politica e, al contrario, la intensifica ulteriormente con i Governi di Antonio di Rudinì e Luigi Pelloux, responsabili di interventi sempre più duri verso l’agitazione sociale nel Paese. In particolare, la repressione dei moti popolari di Milano nel 1898 finisce per mettere a rischio il fragile regime parlamentare del Paese e per compromettere irrimediabilmente la popolarità del sovrano, visto come complice dei brutali metodi del generale Bava Beccaris. Ormai l’immagine di Umberto è ben lontana da quella bonaria e riformista degli inizi e sono in molti a considerarlo un odioso desposta da eliminare per il bene dell’Italia. Un compito di cui si fa carico infine il giovane anarchico Gaetano Bresci, che uccide il re a Monza con tre colpi di pistola il 29 luglio 1900.

    La morte di Umberto rappresenta davvero la fine di un’era nella storia italiana. Il figlio Vittorio Emanuele III, in collaborazione con lo statista piemontese Giovanni Giolitti, darà infatti vita a un periodo di grandi riforme politiche e intenso sviluppo economico, interrotto solo dallo scoppio della prima guerra mondiale.

    Simone Pelizza

    Simone Pelizza
    Simone Pelizzahttp://independent.academia.edu/simonepelizza

    Piemontese doc, mi sono laureato in Storia all’Università Cattolica di Milano e ho poi proseguito gli studi in Gran Bretagna. Dal 2014 faccio parte de Il Caffè Geopolitico dove mi occupo principalmente di Asia e Russia, aree al centro dei miei interessi da diversi anni. Sono anche membro della Società Italiana di Storia Militare e ho pubblicato brevi contributi su alcuni giornali accademici.
    Nel tempo libero leggo, bevo caffè (ovviamente) e faccio lunghe passeggiate. Sogno di andare in Giappone e spero di realizzare presto tale proposito. Nel frattempo ho avuto modo di conoscere e apprezzare la Cina, che ho visitato recentemente per lavoro.

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