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Ad appena un anno e mezzo di distanza dalla nazionalizzazione di YPF, la compagnia spagnola Repsol potrebbe riaffacciarsi direttamente sul mercato petrolifero argentino, anche se in via indiretta: la compagnia messicana PEMEX, terzo azionista di Repsol con il 9,3%, ha infatti avviato una trattativa con YPF per lo sfruttamento dei giacimenti di Vaca Muerta a partire dal 2018. YPF vanta accordi di questo tipo con le statunitensi Chevron e Dow e la venezuelana PDVSA.

 

 

ACCORDO POSSIBILE – Durante una conferenza a Buenos Aires sul fracking, il consigliere di Pemex Gas y Petroquímica Básica, Mario Gabriel Budebo, ha confermato l’esistenza di una trattativa con YPF per lo sfruttamento congiunto delle riserve non convenzionali di Vaca Muerta. Anche Fluvio Ruiz, membro del board di Pemex, ha ammesso la possibilità di un accordo fra le due compagnie. L’accordo sarebbe però operativo solo a partire dal 2018, dato che per il momento Pemex deve concentrarsi sulla situazione interna: la possibilità della privatizzazione della società, di proprietà dello Stato dal 1938, sembra sempre più reale, mentre la produzione interna continua a calare a causa del progressivo esaurimento dei pozzi principali e più antichi.

Allo stesso tempo, Ruiz ha criticato la posizione di Repsol, che dalla nazionalizzazione di YPF ha deciso di portare in giudizio le compagnie che vantano accordi con YPF, al fine di ottenere un risarcimento che finora è stato negato. Per Ruiz, “gli Stati hanno tutto il diritto di decidere le politiche pubbliche che ritengono migliori per il proprio Paese”. Rimane da vedere quale sarà la reazione di Repsol, visto che Pemex è attualmente il terzo azionista della società spagnola con il 9,3% delle azioni.

 

VACA MUERTA – Dopo la nazionalizzazione, YPF è stata affidata alla guida di Miguel Galuccio. La compagnia rimane la principale impresa petrolifera del Paese, ma deve affrontare il problema di una produzione calante, con pochi investimenti nel recente passato: causa della nazionalizzazione è stato proprio il progressivo declino della compagnia, i cui profitti venivano generalmente ripartiti tra gli azionisti piuttosto che reinvestiti nello sviluppo.

Il giacimento di Vaca Muerta rappresenta probabilmente il gioiello della corona di YPF: scoperto nel 2010 dai tecnici Repsol, è un mega-giacimento con quasi 1 miliardo di barili di riserve provate di greggio non convenzionale, con una stima di oltre 22 miliardi di barili potenziali. Dopo un lungo negoziato, ostacolato in ogni modo da Repsol, la nuova proprietà argentina ha siglato un accordo con la statunitense Chevron, che investirà oltre 1,5 miliardi di dollari a Vaca Muerta. Anche Bridas, società argentina socia della cinese CNOOC, aveva negoziato a lungo per concludere un accordo simile, mentre la venezuelana PDVSA e la statunitense DOW hanno firmato principi di accordo.

 

Miguel Galuccio, attuale a.d. di YPF
Miguel Galuccio, attuale a.d. di YPF

FRACKING O NON FRACKING – Parte della società argentina sembra non aver preso positivamente l’accordo con la Chevron: due settimane fa ci sono stati scontri tra la polizia ed i manifestanti, contrari sia all’accordo che allo sfruttamento stesso del giacimento, per paura di possibili danni ambientali. Le riserve di Vaca Muerta saranno sfruttate con il metodo del fracking (o fratturazione idraulica), protagonista della rivoluzione dello shale oil&gas negli Stati Uniti ma altamente dibattuto per le sue conseguenze ambientali. Gli Stati Uniti hanno potuto aumentare sensibilmente la propria produzione interna, diminuendo la dipendenza da fonti straniere, favorendo un abbattimento dei costi e spostando sensibilmente più avanti le paure di un esaurimento degli idrocarburi.

Allo stesso tempo, però, il fracking è una tecnica altamente dispendiosa in termini di risorse, con seri rischi di inquinamento delle falde acquifere. Inoltre, da più parti il fracking viene considerato responsabile dell’aumento dell’attività sismica nelle zone dove viene effettuato. In Europa l’argomento è ancora molto dibattuto: paesi come la Polonia, affiancati ovviamente dalle lobby petrolifere, spingono affinché il parlamento europeo dia il via libera al fracking anche in Europa, mentre Germania, Francia, Regno Unito ed altri stati spingono per una moratoria contro questa tecnica. Anche in Argentina il fracking è illegale in sei province, ma non a Neuquén, dove si trova Vaca Muerta.

 

Francesco Gattiglio

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