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giovedì 27 Febbraio 2020
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    Summit di Londra: una NATO forte ma litigiosa

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    AnalisiNonostante dissidi e fratture interne, il summit NATO a Londra ha confermato l’irrinunciabilità dell’Alleanza da parte dei Paesi membri. Convergenza di interessi e ragioni storiche ne formano il collante. Almeno per il momento.

    IL RUOLO DELLA FRANCIA

    Al netto del gossip, il summit NATO tenutosi a Londra per festeggiare i 70 anni dell’Alleanza ha dimostrato ancora una volta il ruolo e le ambizioni geopolitiche della Francia. Gli attacchi verbali del Presidente Macron contro l’Alleanza Atlantica, infatti, rappresentano solo la retorica dietro la quale si cela una divergenza di interessi e una più ampia strategia francese tesa ad approfittare del percepito ritiro strategico di Stati Uniti e Regno Unito dal continente, causa Brexit e toni isolazionistici di Trump, per smarcare la Francia e il continente europeo da quella condizione di subalternità geopolitica a Washington formatasi a seguito della Seconda Guerra Mondiale. Da qui l’imperativo di riallinearsi strategicamente con la Russia, vista non come rivale sistemico, ma come importante attore internazionale con cui collaborare al fine di rafforzare la Difesa europea, e incunearsi nella coppia Mosca-Pechino. Pericoloso prodotto geopolitico capace di controllare l’intera Eurasia. Macron si è infine scontrato con la Turchia, accusata di aiutare i terroristi e fomentare insicurezza e instabilità nel Medio Oriente. Dunque, per la Francia, terrorismo e fianco sud, a differenza della Russia, sulla quale è stata costruita una retorica ingannevole, rappresentano le vere minacce per la sicurezza europea. E in quanto tali, la NATO dovrebbe ricalibrare obiettivi strategici e tattici. Più idealmente, Macron, sulla scia di molti suoi predecessori, intende usare l’Europa per rafforzare le proprie capacità strategiche e svolgere un ruolo diplomatico da grande potenza mondiale.

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    Fig. 1 – Discorso del Presidente francese Macron al summit NATO di Londra

    INTERESSI COMUNI

    Ambizioni da grande potenza geopolitica, ma che hanno trovato l’opposizione della maggior parte dei membri NATO. A partire dai Paesi baltici e scandinavi, i quali insieme a Polonia e Romania, per ragioni storiche e geografiche, percepiscono la Russia come potenziale minaccia di cui non ci si può fidare, e di conseguenza considerano la NATO (leggi gli Stati Uniti) la migliore assicurazione nei suoi confronti. Ergo, i commenti del Primo Ministro polacco Morawiecki che ha definito da “irresponsabili” le invettive di Macron sulla NATO. Da Varsavia, messaggio rispedito al mittente: della Russia non ci si può fidare. Meglio mantenere e potenziare l’attuale sistema difensivo. Tuttavia, la vera opposizione alle ambizioni revisionistiche francesi è arrivata dalla Germania, Paese indispensabile per qualunque politica di Difesa europea, che ha ribadito la centralità NATO pur sottolineando la necessità per se stessa e gli altri Paesi europei di acquisire un maggiore ruolo all’interno dell’Organizzazione. Commenti che in parte contrastano con l’attuale situazione della Bundeswehr e la natura stessa della politica estera tedesca. Nonostante un graduale aumento delle spese militari, e una più attiva partecipazione alla Difesa europea, manifestatesi per esempio nel ruolo guida assunto nella missione NATO nei Paesi baltici e nel progetto Framework Nations Concept, Berlino continua infatti a scontare gravi carenze strategiche e un pacifismo irriducibile, impedendone il ruolo di grande potenza e costringendola a sua volta ad affidarsi agli Stati Uniti per la sicurezza propria e quella europea. Strategia a difesa dello status quo anche per Stati Uniti e Regno Unito, i due azionisti di maggioranza nonché fondatori dell’Alleanza, per i quali la NATO nella sua configurazione attuale continua a rimanere perno indispensabile per la sicurezza del continente. Anche la diatriba contro la Turchia ha costituito uno smacco diplomatico per la Francia, la quale non solo non ha ottenuto alcun supporto dai propri alleati, ma ha pure dovuto digerire il loro atteggiamento favorevole verso le operazioni delle forze militari turche nel nord-est della Siria. Ankara infatti, nonostante le forti critiche a seguito dell’acquisto del sistema anti-missile russo S-400 e le recenti controversie su Cipro e la Libia, continua a rappresentare un partner strategico di fondamentale importanza per la NATO, e per il quale dunque sono necessari dei compromessi. Almeno per il momento. In sostanza, nonostante i piani di Macron, l’ostilità verso la Russia continua a rimanere il pilastro su cui si fonda la NATO, mentre per la prima volta è stata vagamente nominata anche la Cina quale potenziale minaccia da monitorare.

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    Fig. 2 – Una fase dei lavori del vertice londinese, tenutosi il 3 e 4 dicembre scorsi

    IL FUTURO DELLA NATO

    Ciononostante, le relazioni internazionali non sono né statiche né deterministiche, e Macron ha correttamente individuato alcune criticità strutturali in seno all’Alleanza. Due questioni, in particolare, hanno il potenziale di modificare nel medio-lungo termine la natura stessa della NATO. La prima riguarda la necessità per i Paesi europei di dotarsi di quelle capacità militari che gli permetterebbero di operare strategicamente e difendersi in maniera autonoma quando necessario. La dipendenza dagli Stati Uniti infatti rende i Paesi europei vulnerabili alle scelte fatte a Washington, nonché al supporto americano in caso di (non troppo) complesse operazioni militari, come accaduto in Libia. Considerando inoltre la frequente divergenza di interessi tra le due sponde dell’Atlantico, e la più ampia reticenza degli Stati Uniti a venire coinvolti in conflitti militari, la maggior parte dei Paesi europei, con la parziale eccezione di Francia e Regno Unito, si ritrova a operare in uno scenario internazionale altamente conflittuale, senza però possedere mezzi e risorse necessarie. Un recente studio dell’IISS ha stimato che, per difendere i Paesi dell’Europa orientale da un potenziale attacco della Russia senza il supporto americano, i Paesi europei dovrebbero spendere una cifra di oltre 300 miliardi di dollari per recuperare le capacità belliche che oggi non possiedono. Tuttavia, nonostante un generale aumento delle spese militari, tali Paesi sono ben lontani dall’acquisizione di quelle capacità tattiche e operative che garantirebbero maggiore autonomia in politica estera. Soprattutto mancano volontà e cultura strategica per imporsi nel mondo. In secondo luogo, sebbene per rassicurare i Paesi dell’Europa centro-orientale sia necessaria una qualche forma di deterrenza militare nei confronti di Mosca, l’instaurazione di migliori rapporti diplomatici con la Russia è indispensabile, in quanto grande potenza nucleare, nonché alla luce della minaccia terroristica e dell’ascesa geopolitica della Cina. Per far ciò, però, è necessaria una maggiore comprensione della politica estera russa e dei suoi legittimi interessi. Per esempio un’ulteriore espansione UE e della NATO in Ucraina e in Georgia ostacolerebbe tale processo di riavvicinamento, mentre una risoluzione del conflitto in Ucraina orientale porterebbe nella giusta direzione. Infine, maggiore attenzione dovrebbe essere assegnata al fianco sud, incubatore di minacce asimmetriche come terrorismo islamico e traffici illegali.

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    Fig. 3 – Il Presidente russo Vladimir Putin durante la sua tradizionale conferenza stampa di fine anno, 19 dicembre 2019

    Il futuro è impossibile da prevedere, e la maggior parte degli esperti che si accingono a tale impresa falliscono. Tuttavia la NATO è un’alleanza militare e come tale si fonda sulla presenza di un rivale comune e sulla lealtà dei Paesi membri. Fintanto che la Russia verrà percepita quale minaccia esistenziale per i Paesi dell’Europa centro-orientale e per l’equilibrio di forze nel continente da parte delle potenze anglo-sassoni la NATO quasi sicuramente continuerà a esistere almeno per i prossimi decenni. In una forma o nell’altra. Con o senza alcuni membri.

    Stefano Marras

    Stefano Marras
    Stefano Marras

    Laureato in Scienze Storiche presso l’Università di Bologna, al momento sto conseguendo un master in International Relations presso l’Università di Utrecht in Olanda, oltre a lavorare part-time come insegnante di inglese. I miei interessi principali riguardano la geopolitica europea e questioni militari/strategiche.

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