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    In 3 sorsi Politicamente instabile e alle prese con la definizione della Brexit, il Regno Unito si prepara al ritorno alle urne. Andrà a segno l’ultima scommessa di Boris Johnson?

    1. IL CONTESTO

    Grazie a 430 voti favorevoli e 20 contrari, la Camera dei Comuni, nel mese di ottobre, ha concesso il via libera al premier Boris Johnson per la convocazione di nuove elezioni anticipate.

    Le nuove votazioni avranno luogo il 12 dicembre dopo l’ok della Camera dei Lord, la firma della Regina (Royal Assent) e lo scioglimento dell’attuale Parlamento.

    Boris Johnson, che già da tempo auspicava di andare al voto prima della scadenza naturale, è riuscito ad incassare il voto favorevole delle opposizioni dopo che l’Unione Europea ha approvato il rinvio della Brexit al 31 gennaio del 2020.

    Con le nuove elezioni, le prime dal 1926 a dicembre, il Regno Unito sarà chiamato al voto per la terza volta in tre anni. Senza considerare le europee svoltesi nel maggio scorso.

    Spetterà quindi al nuovo Parlamento approvare l’ultimo accordo sulla vicenda Brexit; una questione che dura ormai da più di 3 anni e che ha condizionato le relazioni tra Londra e Bruxelles.

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    “160916 Johnson, VK, en Koenders bezoeken Airborne begraafplaats Oosterbeek” by Ministerie van Buitenlandse Zaken is licensed under CC BY-SA 2.0

    Fig. 1 – Il Primo Ministro britannico, Boris Johnson

    2. LE FORZE POLITICHE IN CAMPO

    Ma quali saranno i partiti che gestiranno la fase finale della Brexit?

    Difficile dirlo al momento. L’elettorato britannico appare volatile e differente a seconda della posizione geografica. Secondo l’ultima rilevazione della BBC i conservatori sono dati in testa con il 40% delle intenzioni di voto, seguiti dai laburisti con il 29% e i liberal-democratici con il 15%.

    Il Brexit Party, fondato ad aprile da Nigel Farage dopo la sua fuoriuscita dell’UKIP, è dato all’8% ma è un dato piuttosto incerto. Alle elezioni europee infatti il movimento di Farage, che ha annunciato che in queste elezioni non si ricandiderà, aveva incassato il 31% dei consensi arrivando primo.

    I sondaggi sono comunque da leggere con molta prudenza. Basti pensare che alle elezioni del 2017 il vantaggio tra tory e labour era preventivato del 20% ma in seguito i laburisti arrivarono solo al 2,5% di distanza dai conservatori.

    C’è inoltre da considerare la variabile dei liberal-democratici, l’unico partito apertamente contrario alla Brexit, che continua ad erodere consensi ai laburisti e che viene dato molto forte specialmente in Galles.

    Discorso diverso invece per la Scozia dove gli ultimi sondaggi registrano una forte crescita dello Scottish National Party, partito nazionalista fortemente ostile alla Brexit.

    A frenare il possibile sorpasso dei laburisti sui conservatori contribuisce anche la figura del leader Jeremy Corbyn. Secondo l’istituto Ipsos Mori, che misura la popolarità dei leader dal 1977, Boris Johnson sembra godere di maggiore credito tra le fila dei cittadini britannici rispetto al suo antagonista Corbyn. Anche se esiste la possibilità per Johnson di scontare la recente questione delle ingerenze russe sulla politica britannica.

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    “IMG_3434-57” by steven.eason is licensed under CC BY-NC-SA 2.0

    Fig. 2 – Il leader del laburisti, Jeremy Corbyn

    3. LE PROSPETTIVE FUTURE

    Il tema della Brexit sarà sicuramente al centro di questa campagna elettorale. I conservatori punteranno forte sull’approvazione dell’accordo trovato da Johnson con l’Unione. Mentre i laburisti proporranno una rinegoziazione dell’accordo di recesso con l’UE che sarebbe poi sottoposto al vaglio popolare attraverso un nuovo referendum.

    Il referendum del 2016 ha influito notevolmente sulla società britannica. Innanzitutto perché ha mostrato una nazione con una profonda spaccatura tra classi sociali, differenze di età e luoghi geografici. Inoltre ha segnato la fine del bipartitismo conservatori/laburisti contribuendo a portare le forze nazionaliste gallesi, scozzesi e nord irlandesi a crescere nei loro consensi.

    Le forze politiche che trionferanno alle votazioni del prossimo mese dovranno riuscire a rilanciare le istituzioni e a rinsaldare l’unità del Paese in crisi dopo il referendum.

    Alla Brexit seguiranno numerose altre questioni; la questione del confine irlandese, la gestione dell’immigrazione, il rapporto con l’Unione Europea solo per citarne qualcuna.

    Proprio Bruxelles nei giorni scorsi ha avviato intanto una procedura d’infrazione verso Londra per la mancata nomina del Commissario europeo.

    Secondo l’art.17 del Trattato sull’UE, infatti, ogni Paese membro deve indicare un Commissario. Se, come sembra, dopo le difficoltà dei mesi scorsi, la Commissione si insedierà ufficialmente ad inizio dicembre ci sarà un problema visto che Londra andrà al voto il 12 dello stesso mese. Al momento sono diverse le ipotesi per ovviare a questa problematica: rinunciare al Commissario con un accordo tra Parlamento Europeo e Consiglio oppure confermare l’attuale Commissario britannico per l’Unione della Sicurezza Julian King, che non avrebbe quindi problemi a superare le audizioni del Parlamento.

    Le prossime elezioni britanniche saranno quindi da seguire con particolare attenzione. Il suo esito inciderà molto sulla gestione finale di quell’evento epocale chiamato Brexit che ha sconvolto la politica europea e che ha cambiato per sempre il ruolo del Regno Unito all’interno dell’UE.

    Luca Rosati

    Luca Rosati
    Luca Rosati

    Laureato in scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Torino. Ho svolto un periodo di studio presso la facoltà di Scienze Sociali di Parigi nell’ambito del programma Erasmus. Ho lavorato due anni presso la pubblica amministrazione francese dove mi sono occupato di programmi e progetti europei (fondi europei, programma Erasmus, Eures, Servizio Volontario Europeo). Attualmente sono impiegato presso il dipartimento Affari Europei della Regione Valle d’Aosta dove mi occupo di progettazione europea e di comunicazione sulle attività dell’Unione Europea. Faccio inoltre parte dell’Associazione Italiana Giovani per l’Unesco.

    Collaboro con Il Caffè Geopolitico in quanto appassionato al tema delle relazioni internazionali, del processo di integrazione europea e del rapporto tra gli Stati membri.

     

     

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