"Justin Trudeau, Prime Minister of Canada" by Alex Guibord is licensed under CC BY-ND
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In 3 Sorsi – In Canada, Trudeau riuscirà a formare un Governo di minoranza, ma sta facendo i conti con una perdita di consensi. Qual è il bilancio per i conservatori, di poco sconfitti, e per il Bloc Quèbècois, unico soddisfatto?

1. TUTTI PREDENTI… TRANNE UNO

Al termine di una campagna sul filo del rasoio (qui l’abbiamo ricostruita), il voto in Canada ha portato a un Parlamento senza maggioranze. Niente panico però: parliamo di uno scenario accaduto già 14 volte e, come da tradizione, chi ha ottenuto più seggi formerà un Governo di minoranza. Così faranno i liberali di Trudeau, pur avendo subito una forte perdita di seggi e popolarità. I conservatori si riconfermano invece all’opposizione, dato che hanno ottenuto meno seggi dei liberali pur avendoli leggermente superati nel voto popolare. Il maggioritario, del resto, può portare a risultati paradossali, specie quando ci sono diversi partiti in lotta: ciò che conta è vincere nei singoli collegi piuttosto che a livello nazionale. A sinistra, il New Democratic Party ha ottenuto addirittura meno seggi del solito, scendendo a quota 22, danneggiato dalla crescita dei verdi (che pur avendo fatto il record di voti hanno vinto solo 3 seggi). In questo quadro di delusi, un unico attore è emerso come innegabile vincitore: i nazionalisti francofoni del Bloc Québécois, che hanno conquistato il 9% dei seggi e il terzo posto in Parlamento. Si tratta di un partito regionale, che ha beneficiato più del solito della concentrazione geografica del voto (similmente ai nazionalisti scozzesi alle elezioni britanniche del 2015). Proprio il Quebec è essenziale per comprendere le ultime elezioni. Questa Provincia, in quanto popolosa e prevalentemente di sinistra, è storicamente fondamentale per i liberali, che devono necessariamente vincerla per avere la maggioranza in Parlamento. Il successo del Bloc Québécois ha dunque tolto a Trudeau un retroterra strategico importante nella mappa elettorale del Canada. Inoltre i liberali sono sprofondati nell’Ovest, in particolare in Saskatchewan e Alberta (il cosiddetto “Texas Canadese”, in quanto Provincia conservatrice e ricca di materie prime), dove i conservatori hanno sbancato in tutti i collegi.

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2. LA SITUAZIONE DEI CONSERVATORI

In compenso Trudeau ha tenuto in Ontario, dove, di riflesso, i conservatori sono andati peggio delle aspettative. Paradossalmente alle recenti elezioni locali aveva vinto il conservatore Doug Ford, che però si trova ora con un gradimento basso per la sua linea populista e anti-immigrati (è definito il “Trump canadese”). L’elettorato dell’Ontario, tradizionalmente volatile, potrebbe quindi aver votato liberale anche come reazione. I conservatori hanno poi scontato un leader poco carismatico che non è riuscito a proporre una “visione” ai canadesi: Andrew Scheer ha infatti impostato una campagna in “negativo”, ovvero focalizzandosi sulle critiche a Trudeau, la cui popolarità era del resto caduta per il “blackface scandal” e l’affare SNC Lavalin. Inoltre gli avversari hanno molto attaccato Scheer per la sua contrarietà ai matrimoni tra omosessuali e aborto, nonostante avesse promesso che non avrebbe cambiato le leggi in vigore, approfittando di un elettorato nazionale per lo più progressista. Il Partito Conservatore sta ora effettuando una revisione sulla campagna elettorale, in cui lo stesso Scheer verrà messo in discussione, sebbene il fatto di avere vinto il voto popolare possa fargli da scudo. I conservatori devono poi prestare attenzione alla pressione demografica (un po’ come i repubblicani USA), a fronte di un Paese sempre più multietnico, urbanizzato e liberal, prova ne è che di fatto due terzi degli elettori hanno votato al centro o a sinistra. Il Partito sta infatti riflettendo sulla necessità di allargare la propria base elettorale e a tal fine potrebbe scegliere tra due strade: continuare con questa linea moderata per convincere una parte dell’elettorato progressista (ad esempio spostandosi al centro su temi sociali e ambientali), oppure virare a destra in una linea più populista che gli consenta di conquistare circoscrizioni più tattiche

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Fig. 2A sinistra il leader dei conservatori Andrew Scheer, a destra Yves Blanchet, leader del Bloc Québécois

3. MINORANZA A GEOMETRIE VARIABILI

Trudeau ha subito escluso un Governo di coalizione, quindi lavorerà caso per caso, formando alleanze alterne in base alle proposte in discussione. Il New Democratic Party è il partner più probabile, sia come programmi comuni (soprattutto sull’ambiente) sia dal punto di vista dei numeri alla Camera: nonostante la perdita di deputati, il Partito di Singh potrebbe dunque avere molta influenza sui prossimi equilibri. Più difficile sarà invece lavorare con il Bloc Québécois, che, per quanto di centro-sinistra, ha posizioni dure su immigrazione e secolarismo (come la controversa Bill 21). Attenzione infine: i Governi di minoranza durano due anni in media e, dopo il voto, tutti i leader sono stati riluttanti a riconoscere la vittoria di Trudeau… che siano segnali di un possibile ritorno alle urne prima del tempo?

Antonio Pilati

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Antonio Pilati

Da Brescia, classe 1995. Sono studente di Scienze politiche internazionali. Amo da sempre la storia, di qualsiasi periodo, e la geografia – soprattutto fare ricerche sui vari Paesi e le loro caratteristiche. Sono molto interessato agli Stati Uniti sotto ogni aspetto, in quanto Paese che ritengo avvincente e unico: non solo differente rispetto a qualsiasi altro, ma anche estremamente variegato al suo interno. Sono inoltre appassionato di calcio, di videogiochi strategici e di viaggi – specialmente per le grandi città -, che adoro preparare con la massima precisione.