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In 3 sorsi– Il 17 ed il 18 ottobre il Consiglio europeo si è riunito a Bruxelles. Tra i temi all’ordine del giorno c’era anche la discussione del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027. In tre sorsi, si vedrà di cosa si tratta, quali procedure sono necessarie per approvare questo strumento e quali siano state le conclusioni tratte a seguito del meeting. 

1. IL QUADRO FINANZIARIO PLURIENNALE

Il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) è un documento che viene approvato a seguito di una procedura interna alle Istituzioni Europee. Il QFP è un bilancio a lungo termine, che si differenzia dal bilancio annuale. Il 17 e 18 ottobre 2019 i membri del Consiglio Europeo hanno avuto l’opportunità di discutere l’adozione del prossimo Quadro Finanziario, che entrerà in vigore a partire dal 2021. Il bilancio pluriennale, infatti, è oggetto di discussione e pianificazione molto precedenti rispetto alla sua adozione. I rappresentanti degli Stati Membri dovranno giungere ad un accordo entro dicembre 2019. Il QFP è composto da due parti. La prima è costituita da un regolamento che stabilisce quanto l’Unione possa spendere per sostenere politiche e programmi. La seconda, invece, riguarda le risorse proprie dell’UE, vale a dire quelle entrate non imputabili agli Stati Membri. Il documento così redatto viene preparato dalla Commissione. Il bilancio sottoposto all’analisi del Consiglio pochi giorni fa ha come obiettivo quello di trovare adeguate forme di finanziamento non solamente per le tradizionali politiche dell’Unione, ma anche per nuovi settori. Tra questi figurano le politiche giovanili e la difesa delle frontiere esterne. Si prevede, inoltre, un abbassamento delle spese a sostegno delle Politiche Agricole ed un meccanismo per la protezione del bilancio da eventuali shock sui mercati finanziari.  

Finnish Council Presidency priorities debated in plenary” by European Parliament is licensed under CC BY

2. IL PROCESSO DI ADOZIONE

La procedura per l’adozione del bilancio pluriennale è tale da permettere alle tre Istituzioni principali dell’Unione Europea di partecipare al processo decisionale. Questo parte per impulso della Commissione, che presenta il “Pacchetto QFP” contenente tutte le osservazioni e le proposte per gli anni a venire. Il ruolo della Commissione è fondamentale, poiché si tratta dell’Istituzione che più rappresenta gli interessi dell’Unione nella sua interezza. Successivamente i membri del Consiglio si confrontano sul documento preparato dalla Commissione per giungere ad un accordo. La fase della discussione in Consiglio è molto delicata, dal momento che l’approvazione del bilancio pluriennale avviene solamente qualora il voto sia unanime. Anche la partecipazione del Consiglio al procedimento di adozione è molto rilevante. Si tratta, infatti, dell’Istituzione che rappresenta gli interessi particolari dei singoli Stati Membri. Infine il bilancio, così come approvato dal Consiglio, passa al Parlamento Europeo, che deve a sua volta discuterlo ed approvarlo, sebbene senza possibilità di emendamenti alla proposta. Solo in seguito questo può diventare operativo. La partecipazione del Parlamento all’approvazione del bilancio è rilevante tanto quanto quella di Commissione e Consiglio, dal momento che il Parlamento rappresenta direttamente i cittadini europei. 

136th Plenary Session of the European Committee of the Regions” by EPP Group in the CoR is licensed under CC BY

3. GLI ESITI DEL CONSIGLIO DI OTTOBRE

A seguito delle due giornate di lavori del Consiglio europeo è stata diffusa una nota conclusiva, nella quale si riporta che gli Stati Membri hanno chiesto alla Presidenza finlandese di presentare un documento dotato di dati e figure da poter discutere al Consiglio previsto per dicembre 2019. Sembra quindi certo il temuto slittamento di ogni decisione sul bilancio pluriennale al 202. Uno scenario ulteriormente rafforzatosi dopo i commenti del commissario Oettinger, che si è detto certo di progressi fino a dicembre, ma pessimista circa la possibilità di trovare un accordo. Questo anche per via dell’evidente frattura tra alcuni Stati Membri, desiderosi di limitare le risorse dell’UE all’1% del PIL – tra questi Paesi Bassi, Irlanda, Danimarca e Svezia – ed altri, tra cui la Francia e l’Italia, che si orienterebbero al contrario verso una maggiore dotazione finanziaria per l’Unione. Altro tema che si preannuncia divisivo è indubbiamente quello degli aiuti al settore agricolo, che il progetto della Commissione prevede di diminuire a vantaggio di altri settori.

Mariasole Forlani

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Mariasole Forlani

Sono nata a Ivrea, in provincia di Torino nel 1992. Dopo il Liceo Classico ho deciso di studiare Giurisprudenza, che ho molto apprezzato, anche se non ho mai smesso di nutrire molto interesse per la Storia e le Relazioni Internazionali. Si sa che i grandi amori fanno giri infiniti e poi ritornano e questo è un po’ ciò che mi è accaduto. Dopo essermi laureata in Giurisprudenza con specializzazione in Diritto Internazionale nel 2017, ho conseguito un Master Avanzato di Diritto Pubblico Internazionale nei Paesi Bassi. In seguito, tra le altre cose, ho anche seguito un corso in Diplomacy, che è riuscito a coniugare tutte le materie che più amo. Le mie aree di expertise sono principalmente legate al Diritto Internazionale, Europeo e alla Diplomazia. In particolar modo mi occupo di Giustizia di Transizione, specialmente nei Balcani, e Mercato UE – Paesi Terzi.

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