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Ristretto- Dopo dieci giorni dall’inizio delle proteste in Libano la situazione non sembra calmarsi. Ma cosa sta succedendo nelle strade del Paese?

La rivoluzione (e usiamo questo termine poiché sembra essere quello più in voga qui a Beirut) entra oggi nel suo decimo giorno e sembra non perdere vigore. La tensione nell’aria è tanta ma c’è anche molto spazio per la leggerezza e per lo spirito festaiolo libanese. In attesa di aggiornamenti più specifici vi proponiamo qui una piccola compilation dei momenti più divertenti della protesta.

Tutto ha avuto inizio con un calcio nelle…


Giovedì sera, all’alba delle proteste, un gruppo di manifestanti ha avuto una breve colluttazione con la scorta del Ministro dell’educazione Akram Chehayeb, culminata con l’episodio mostrato nel video. La donna è immediatamente diventata un simbolo della rivolta, rincarando la dose quando pochi giorni dopo ha deciso di sposarsi nel bel mezzo delle proteste.

La rivoluzione avrà bloccato le autostrade e le scuole ma sicuramente non ha bloccato i matrimoni. L’amore prima di tutto, come dimostra questa breve clip registrata durante il secondo giorno:

I manifestanti non sembrano voler rinunciare nemmeno ai piccoli divertimenti quotidiani e così, tra uno sbarramento e l’altro, si organizza anche una partita a carte:

https://twitter.com/allushiii/status/1185094695732547584?s=20

La rivoluzione piace a molti ma spaventa anche alcuni e in questo caso non stiamo parlando dei politici ma soprattutto dei bambini! Durante uno dei primi giorni una mamma ha chiesto ai manifestanti di abbassare il volume dei cori che spaventavano il figlio, la risposta è dei giovani rivoluzionari è stata a dir poco originale:

Da questo episodio in poi ovviamente Baby Shark è diventata una delle hit più in voga della protesta.

Infine la rivoluzione è un tripudio di meme e di cartelloni di stampo umoristico. Nell’immagine di copertina vi riportiamo il nostro preferito. (Piccola nota per la comprensione: in arabo ثورة vuole dire appunto rivoluzione e si pronuncia thaura).

Alberto Assouad, Beirut

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Redazione

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